L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 28 aprile 2020

Ci stanno prendendo in giro, le televisioni ci bombardano di dosi massicce di paura

CORONAVIRUS: QUELLO CHE FA PAURA MA DOVRESTE SAPERE


(di David Rossi)
26/04/20 

Le catene globali di approvvigionamento alimentare stanno collassando. Gli studi clinici per combattere il COVID-19 segnano il passo perché la gente crede alle favole raccontate da politici e social media.

L’unica soluzione seria alla sfida della pandemia è lasciarla circolare, sia pure limitata: detto così fa paura, ma è vero.

Intanto, il Governo e le Regioni pianificano la nostra sicurezza negli ambienti di lavoro e nella vita di tutti i giorni sulla base di inutili misurazioni di temperatura. Infine, non abbiamo la certezza che un vaccino arriverà mai né possiamo farci illusioni sui tempi. Se siete spiriti forti, allacciate le cinture e seguitemi in questo breve ma importante articolo.

Avete letto che in Italia gli agricoltori sono in allarme perché non ci sono più i braccianti per raccogliere i prodotti, né è chiaro come arriveranno. Ebbene, il problema è globale: gli agricoltori indiani preferiscono dare le fragole alle vacche, invece che lasciarle marcire, “perché non possono trasportare la frutta nei mercati delle città”1, mentre i loro colleghi peruviani “scaricano tonnellate di cacao bianco in discarica perché i ristoranti e gli hotel che normalmente lo comprerebbero sono chiusi” e quelli nordamericani (USA e Canada), “hanno dovuto gettare via il latte per lo stesso motivo”. Identica cosa succede a frutta e prodotti lattiero-caseari in Egitto, dove il turismo è morto e non può assorbirli. Allo stesso tempo “legioni di lavoratori migranti dall'Europa orientale e dal Nord Africa sono intrappolati ai confini”, invece di lavorare come braccianti nelle fattorie di Francia, Germania e Italia (lo vogliamo dire una volta per sempre a cosa serve la tratta degli schiavi?)Non possono guadagnare e così non hanno di che vivere. È più grande il timore “che i lavoratori stranieri possano importare casi di infezione” del rischio concreto che “i raccolti marciscano nei campi”. Insomma, i ricchi non fanno entrare chi li dovrebbe sfamare, i poveri sprofondano nella miseria.


Tutto questo succede perché “dobbiamo volerci bene e pensare alla salute”. Insomma, milioni di persone moriranno di fame e migliaia commetteranno suicidio per disperazione, ma saranno sanissimi.

Già, l’esser sani è una bella cosa, spesso una vera illusione. E quando crei un’illusione, uccidi una opportunità. Lo sanno bene i ricercatori che vorrebbero testare nuove combinazioni di vecchi farmaci o farmaci del tutto nuovi contro il coronavirus. “La velocità è cruciale nella caccia ai trattamenti COVID-19 e un rallentamento degli studi clinici potrebbe costare molte vite”2. Eppure, moltissime persone “non vogliono partecipare a studi clinici che richiederebbero di rinunciare ai trattamenti di clorochina”, di cui i politici e i social media reclamizzano falsamente gli effetti prodigiosi, senza per ora una solida evidenza clinicamente accertata. Forse la vera malattia è al cervello: è l’intelligenza di molti che è asintomatica.

A proposito di sintomi, la prestigiosa rivista The New England Journal of Medicine ha di recente pubblicato uno studio3 in base al quale il 56% degli ospiti contagiati in una casa di cura erano asintomatici. Allo stesso modo, oltre il 50% (più dell'80%) dei passeggeri della Diamond Princess, poi risultati positivi ai test, erano asintomatici4. Asintomatici non vuol dire che avevano la febbre e nessun altro sintomo ma che avevano anche una temperatura corporea nella norma.

Vogliamo, poi, aggiungere che le “pistole” che dovrebbero misurare la temperatura a lavoratori, operatori e clienti sono lo strumento meno adatto a rilevare persone febbricitanti, per il fatto5 di essere scandalosamente imprecise e inattendibili? Eppure, le nostre autorità si ostinano a emanare decreti e ordinanze in cui, a spregio del ridicolo, dispongono “la rilevazione, da parte di personale addetto, della temperatura corporea dei clienti e degli operatori commerciali…con 'inibizione' dell'accesso per coloro che presentano una temperatura uguale o superiore a 37,5° C”6.


Altrettanto “caldo” è il clima acceso sui social media contro la virologa e microbiologa Ann Vossen, nei Paesi Bassi una vera autorità in materia, che ha avuto semplicemente il coraggio di dire la verità, a un pubblico pronto a bere tutte le illusioni, ma restio al vero: “I bambini si contagiano a vicenda ma sviluppano solo sintomi lievi e poi, a casa, potrebbero infettare il papà o la mamma, sperando che anche loro sviluppino sintomi non gravi. Sarebbe invece meglio tenere in una sorta di bozzolo le persone considerate a rischio, e che potrebbero ammalarsi in modo grave”7.

A questo punto, di solito, si ha la levata di scudi di quelli che chiamo ironicamente "terrapiattisti": la salute - dicono queste anime belle - viene prima dell’economia, prima dell’istruzione ecc. Già, peccato che in un mondo con decine o forse centinaia di milioni di morti per fame o conflitti sociali, la buona salute sarebbe pure a rischio.

Se avete tanta paura del COVID-19, sappiate che è una malattia seria, uccide nell’1-2% (1,1% dati della Diamond Pricess e non solo) dei casi, ma che la stragrande maggioranza delle morti sono avvenuti nelle RSA, nelle case di riposo e nelle terapie intensive divenute spugne infette per mancanza di adeguate protezioni. In queste ultime, in particolare in poche settimane sarebbero morti la metà dei ricoverati8, anche non COVID. In Italia, senza questo olocausto, il numero di morti sarebbe di poco superiore alla Germania…

La cosa migliore - sostiene la scienziata olandese - sarebbe riuscire a posticipare il contagio delle persone a rischio fino a quando non sarà disponibile un vaccino” (lasciamo perdere il vaccino per un virus in continuo cambiamento e che servirebbe per il penultimo di quest'ultimo come il vaccino influenzale per il virus dell'anno precedente, clinicamente vengono usati i corticonici e l'eparina sin dai primi sintomi con ottimi risultati).


E un vaccino invoca anche il presidente del consiglio Giuseppe Conte9: se no, “non vinceremo questa battaglia”. Un giorno prima, il Chief Medical Officer del Regno Unito, Christopher Whitty, aveva ammesso di fronte a una commissione parlamentare che esistono prove "preoccupanti" che suggeriscono che potrebbe non essere possibile stimolare l'immunità al virus.

Ancora oggi non abbiamo evidenze scientifiche circa il fatto che una volta guariti i pazienti acquisiscano l'immunità naturale a questa malattia per un periodo abbastanza lungo, il ché “non rende impossibile un vaccino, ma lo rende molto meno probabile”10. Fra l’altro, né la FDA americana né la EMA europea, gli enti predisposti al controllo sui farmaci, hanno mai approvato un solo vaccino contro un coronavirus fino ad oggi. Insomma, sarebbe il primo.

La questione è tremendamente seria: non a caso Paul Offit, co-inventore del vaccino contro il rotavirus negli anni Novanta, ha sostenuto che "quando il dottor Fauci ha detto da 12 a 18 mesi (per ottenere un vaccino), ho pensato che fosse ridicolmente ottimista. E sono sicuro che lo ha fatto anche lui"11.


Foto: web / presidenza del consiglio dei ministri

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