L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 25 aprile 2020

La Svezia si è assunto la responsabilità di far lavorare il Sistema immunitario per combattere il covid-19. La letalità potrebbe essere confermata al 1,1% , forse anche meno

Coronavirus: Svezia verso immunità di gregge

25 Aprile 2020 - 10:12 

Nessun lockdown per il Paese scandinavo e ora l’annuncio degli epidemiologi: “Vicini a immunità di gregge”


La Svezia vicina all’immunità di gregge. Ne sono convinti gli immunologi del Paese, secondo cui la popolazione scandinava potrebbe raggiungere una concreta resistenza all’attacco del virus già tra tre settimane.

Questo a seguito dell’esposizione al virus senza far ricorso a nessun blocco o lockdown come fatto dalla maggioranza degli stati mondiali, con la capitale Stoccolma pronta a mostrare nei dati i primi segnali di immunità.

La Svezia è andata controcorrente, mantenendo ogni aspetto della vita pubblica il più libero possibile. Non sono mancati contagi, anche in considerevole aumento nelle ultime due settimane, così come non sono mancate polemiche e considerazioni dell’esecutivo di cedere alle chiusure.

Eppure ora dallo stesso Paese segnalano che la strategia ha mirato fin dai primi giorni a consentire l’esposizione al virus e rafforzare così l’immunità tra la popolazione generale, proteggendo i gruppi ad alto rischio come gli anziani.

Ma le stesse dichiarazioni in arrivo dai vertici di governo sono state controverse, e diversi esperti continuano a paragonare le mosse svedesi a un “gioco alla roulette russa con la salute pubblica”.

Coronavirus: Svezia verso immunità di gregge

Il principale epidemiologo del Paese, Anders Tegnell, ha affermato che la strategia sembra funzionare e che l’immunità del gregge potrebbe essere raggiunta a Stoccolma nel giro di poche settimane:

“Nelle principali aree di Stoccolma abbiamo raggiunto un numero stabile di nuovi casi e stiamo già vedendo l’effetto dell’immunità di gregge; tra qualche settimana sarà ancora più visibile, mentre nel resto del Paese la situazione è sotto controllo”,

ha dichiarato Tegnell alla CNBC.

L’immunità di gregge solitamente si raggiunge attraverso la vaccinazione, quando circa il 60% della popolazione è considerata immune. Senza il vaccino, tuttavia, gli scienziati stanno considerando la possibilità che l’esposizione e le guarigioni dalla Covid-19 possano condurre a un’immunità a lungo termine.

Certezze non ce ne sono affatto, anche considerando che sono state segnalati più casi di reinfezioni di coronavirus.
Per Tegnell i dati di campionamento attuali indicano che il 20% della popolazione di Stoccolma è già immune al virus, e “tra qualche settimana” si potrà raggiungere l’immunità:

“Riteniamo sia per questo che stiamo assistendo a un lento declino dei casi, nonostante i tamponi effettuati siano sempre maggiori. Purtroppo il tasso di mortalità è elevato a causa dell’arrivo del virus nelle case di cura per anziani”.

La maggior parte dei 15.322 casi confermati della Svezia sono a Stoccolma e nelle aree circostanti, con una lievissima incidenza del virus nel resto della Svezia, che conta in totale circa 10 milioni di abitanti e una densità abitativa molto bassa al di fuori della capitale.

Il numero di casi è quasi il doppio di quello registrato nella vicina Danimarca (8.108 casi e 370 morti), così come della Finlandia (4.000 casi e 141 morti), con la differenza che questi ultimi due Paesi hanno imposto rigide misure di blocco.

Dopo aver effettuato test solo alle persone che si recavano in ospedale, ora da Stoccolma i tamponi sono estesi ai lavoratori di comparti a rischio e alle case di cura, per un numero complessivo di circa 20.000 esami settimanali.

Per ora a pagare il prezzo più alto sono stati gli anziani e le persone in condizioni di salute precarie, tanto che lo stesso Tegnell ha ammesso che la situazione negli ospizi svedesi è “preoccupante” e ne vanno al più presto “chiarite le cause”.

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