L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 26 aprile 2020

L'Italia allo sbando. L'unica certezza è la dose giornaliera di terrorismo di stato fatto attraverso le Tv con passaggi metodici e insistenti su comportamenti costrittivi obbligatori


APP IMMUNI, MA CHI GESTISCE I NOSTRI DATI? L’INAMMISSIBILE INGERENZA DI ARCURI E COLAO

Pubblicato 23/04/2020
DI ALBERTO NEGRI

La App Immuni dice Conte non è obbligatoria nè può impedire i movimenti dei cittadini. Arcuri e Colao affermano il contrario. Ma chi comanda in Italia? Dove sono il governo, il Parlamento, il Garante della Privacy? La App ha un origine nebulosa e soprattutto non si sa chi gestisce i dati.

Che il diritto di movimento dei cittadini italiani sia deciso adesso da Colao Meravigliao o da Arcuri è inaccettabile. Ma chi comanda in questo Paese?

Mentre il presidente del Consiglio Conte ieri al Senato diceva chiaro e tondo che l’”app Immuni” per tracciare gli italiani sullo smartphone è solo su “base volontaria e non può assolutamente costituire un impedimento al libero movimento delle persone”, il signor Domenico Arcuri, nominato commissario all’emergenza _ non si sa in base a che meriti e competenze _ faceva il suo golpetto. Tanto qui tutti dicono la loro, virologi, manager, influencer dell’influenza.

Ecco le sue parole. “Il contact tracing (app Immuni, n.dr.) è una modalità per garantire che in qualche modo vengano conosciuti e tracciati i contatti che le persone hanno, molto importante se qualcuno si contagia. Possono essere usati per contenere la diffusione del virus. In tutto il mondo alleggerire il contenimento significa essere in grado di mappare tempestivamente i contatti delle persone; l’alternativa sarebbe non alleggerire le misure, privandoci di quote importanti della nostra libertà come in queste settimane è accaduto”.

In poche parole o aderite all’App Immuni o l’alternativa è prolungare il lockdown, ovvero la serrata, o vi fate tracciare o restate a casa. Ora che questo signore sbucato dal nulla venga a dire cosa dobbiamo fare è inaccettabile.

Nominato commissario all’emergenza non è stato capace di procurare presidi sanitari a sufficienza però non ha mancato di farsi bello alle conferenze stampa per dire cose che non sono neppure di sua competenza. Nessuno lo ha eletto per dire a governo, Parlamento, giudici costituzionali, Garante della Privacy e soprattutto a noi cittadini che cosa dobbiamo o non dobbiamo fare. Il suo compito è soltanto quello di fare il massimo per procurare il necessario ad affrontare l’epidemia.

Ancora peggio di lui è quel Colao Meravigliao che starebbe bene in una trasmissione comica di Renzo Arbore.

Su questa questione dell’app Immuni c’è ancora molta, troppa confusione e poca trasparenza. Il Garante della privacy deve esprimere il suo parere formale visto che non ha potuto esaminare l’app ancora in via di definizione. Lo stesso farà la Commissione Eu a fine giugno. Nel frattempo sollevano perplessità il contratto con la Bending Spoons, così come la sua composizione societaria che si ramifica da un figlio di secondo letto di Berlusconi alla Svizzera e alla Germania.

Nemmeno sappiamo dove andranno a finire i dati del tracciamento, tanto che il Copasir, il comitato parlamentare sui servizi, è convocato d’urgenza per vederci chiaro.

Di questa pecionata, come direbbero a Roma, è sponsor anche l’ultimo illustre arrivato Colao Meravigliao, ex capo Vodafone. Vive a Londra da anni, dell’Italia non gliene importa nulla. E’ stato messo a capo di una task force che dovrebbe dirigere la riapertura del Paese. Anche qui non si sa in base a che competenze visto che si occupava di telefonia. Forse è bravo a fare il centralinista con i politici. E comunque di lui in tv si vedono solo immagini d’epoca dove brandisce dei telefonini: qui nessuno lo ha visto o fotografato

Non solo. Questo campione della app Immuni è ancora consulente della General Atlantic, società di investimento americana che ha stanziato una fondo da 5 miliardi di dollari per far acquisizioni di società in difficoltà per il coronavirus. Forse ci può tornare utile, e noi a lui.

Fa ancora questo mestiere nella finanza? Si è dimesso? Si è autosospeso? Non lo sappiamo. Potremmo farlo tracciare anche lui così sappiamo dove sta e cosa fa: i dati, riservati naturalmente, ci interessano così tanto che li passiamo al portiere del palazzo per una democratica diffusione.

Se la app Immuni è così importante perché il presidente del Consiglio ci ha detto ieri che non deve avere nessuna incidenza sui nostri movimenti? Forse perché qualche manuale di diritto lo maneggia. Ma soprattutto perché non si capisce ancora chi gestisce i dati personali degli italiani nella app Immuni. Forza, ancora un piccolo sforzo e alla prossima invece delle mascherine ci comprano la museruola.

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