L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 12 aprile 2020

Non abbassare la guardia nei confronti delle mafie

Coronavirus e mafie, Verni: “Dove manca lo Stato, si lascia campo libero alla criminalità”


11 aprile 2020
Lucia Mosca

C’è un’emergenza nell’emergenza. Un nemico subdolo quanto il Coronavirus rischia di aggravare una situazione già di per sè estremamente complicata e dura. L’allarme arriva dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri, che parla a chiare lettere dell’pericolo mafia.

“Bisogna fare presto, ciò che si decide non si deve fare domani ma oggi, perché ogni ritardo vuol dire anche favorire le mafie; la camorra, la ndrangheta fanno usura che serve per prendere le attività e fare riciclaggio, penso ai ristoratori, agli albergatori, sono i più penalizzati e devono avere soldi subito altrimenti si rivolgeranno agli usurai e noi perderemo credibilità”.

Del pericolo mafia ha parlato recentemente anche Papa Francesco, che, nella Messa a Santa Marta, ha pregato il Signore perché tocchi il cuore di quanti approfittano di chi ha bisogno in questa crisi causata dalla pandemia da Coronavirus. Nell’omelia, parla del tradimento di Giuda, di quanti vendono le persone, anche i propri cari, per guadagno personale.

“Preghiamo oggi – ha detto – per la gente che in questo tempo di pandemia fa commercio con i bisognosi; approfittano della necessità degli altri e li vendono: i mafiosi, gli usurai e tanti. Che il Signore tocchi il loro cuore e li converta”. Parliamo del problema mafia con Marco Valerio Verni, avvocato della famiglia Mastropietro, che ormai da tempo porta avanti una personale battaglia contro le mafie con particolare riferimento alla mafia etnica.

Avvocato Verni, esiste secondo lei il concreto pericolo di una maggiore infiltrazione delle mafie nel nostro tessuto sociale in questo momento di emergenza dettato dalla pandemia da Coronavirus, che ha aggravato la posizione economica di chi già era sofferente e sta mettendo a dura prova le nostre imprese?

“Il pericolo esiste ed è concreto. Aver fermato, o rallentato, il ciclo produttivo ha comportato, soprattutto per le piccole o medie imprese, o per quelle che già erano in affanno, un ulteriore stress economico-finanziario. Scelta obbligata, intendiamoci (sebbene la gestione generale dell’emergenza Coronavirus mostri gravissime pecche) ma temo – ci sono i rapporti dei servizi segreti, al riguardo – che il bisogno di liquidità, da parte delle suddette, possa favorire l’immissione, sul mercato legale, di soggetti criminali legati alle mafie, che naturalmente troverebbero terreno fertile per riciclare denaro. Ma penso anche ai singoli cittadini, che soprattutto in certe regioni, potrebbero essere spinti a cercare aiuto in determinati ambienti, che naturalmente non fanno nulla se non in cambio di qualcosa. O, magari, avvicinati dagli stessi.

Poi, vanno pure considerate quelle attività in cui le mafie hanno investito già da tempo e che oggi risultano altamente concorrenziali per i prezzi che sono in grado di offrire al mercato, quali quelle legate alla filiera agro-alimentare o all'approvvigionamento di farmaci e di materiale medico sanitario, o di quelle legate alla sanificazione ed allo smaltimento dei rifiuti. Ma non si deve scordare che un prezzo più basso deriva, a monte, dal mancato rispetto, da parte delle società gestite dalle suddette (mafie), delle più elementari norme in materia di ambiente, previdenziale e di sicurezza sul lavoro”.

Quali potrebbero essere secondo lei le conseguenze di un eccessivo prolungarsi del fermo produttivo rapportandolo al fenomeno di cui stiamo parlando?

“Gli effetti, purtroppo, li stiamo già vivendo nel presente. Alcuni assalti a diversi negozi alimentari potrebbero avere una matrice “mafiosa”, nel senso che, dietro quella gente, mandata a saccheggiare i suddetti, vi possono essere le stesse organizzazioni mafiose che, chiaramente, proliferano ed hanno tutto l’interesse, da una parte, a creare destabilizzazione, dall'altro nel crearsi un consenso tra le persone disagiate. Idem per le rivolte in carcere. E’ la vecchia storia: dove manca lo Stato, o esso sia debole, si lascia campo libero alla criminalità”.

In che modo stanno a suo avviso in questo momento interagendo, se interagiscono le mafie “italiane” con la mafia etnica? Con quali effetti?

“Certamente, le mafie italiane interagiscono con quelle etniche: lo hanno fatto sempre di più nel tempo, e lo continuano a fare anche ora, in un rapporto a volte di collaborazione (tramite l’”appalto” di attività illecite delle prime nei confronti delle seconde) a volte di strategica “indifferenza” o tolleranza.

Non cambia nulla. Con effetti devastanti, chiaramente, per la tenuta del nostro sistema, che deve far fronte, in questo momento, all'emergenza legata al Covid-19. Non illudiamoci, ad esempio, che, con la limitazione degli spostamenti, sia diminuito, magari, il traffico di sostanze stupefacenti o altri reati tipici. Non è affatto così.

Sappiamo che secondo lei esiste un legame molto stretto tra il delitto di Pamela Mastropietro con l’infiltrazione della mafia nigeriana nel nostro Paese. Secondo lei si tratta di un fenomeno in crescita?

“Mi lasci fare alcune precisazioni: come detto allo sfinimento, il delitto di Pamela ha portato alla luce, nei suoi risvolti più atroci, direttamente o indirettamente, una realtà con cui il nostro Paese, purtroppo, ha a che fare da anni: quello della mafia nigeriana, appunto.
Vede, nonostante qualcuno si sia sbrigato ad etichettare quel tragico omicidio come un delitto “comune”, sebbene efferato, in realtà sono tantissimi gli elementi che, messi insieme, potrebbero indicare altro. Che, attenzione, non deve essere per forza collegato a quei demoniaci eventi in un rapporto di causa-effetto, ma che certamente poteva e doveva essere esplorato, secondo me, in maniera più “convinta”.

Sto ancora aspettando la risposta al legittimo quesito sul come incastonare in quegli accadimenti, la paura degli interpreti nigeriani che hanno rifiutato di collaborare alle indagini di cui stiamo parlando,- denunciata dallo stesso procuratore Capo di Macerata- e della grande paura dell’altro (interprete) chiamato a collaborare per un processo in cui era imputato un nigeriano accusato di spaccio di sostanze stupefacenti e collegato allo stesso Oseghale.

Così come una risposta alle macabre intercettazioni dei due connazionali del suddetto, Lucky Desmond e Lucky Awelima, che, come si ricorderà, ebbero a dire che costui (sempre Oseghale) lo aveva già fatto altre volte (il riferimento era a Pamela), che era uno dei capi, che la poteva mangiare poco per volta, e via dicendo. O le ammissioni, da parte di uno dei due in questione, di essere stato un “rogged”.

O, ancora, la fotografie macabre rinvenute sul cellulare sempre di uno di questi due individui. Senza contare il dato più evidente ed eclatante: lo smembramento chirurgico del corpo di Pamela, tipico di certi modi di agire. Piuttosto singolare che, chi abbia fatto tutto ciò, abbia anche affermato che fosse per lui la prima volta.

Ed il mistero dei trolley abbandonati sulla strada: io continuo a pensare che dovessero essere presi da qualcun altro o che potessero servire da monito. Altrimenti, non si spiega.

In Nigeria, per i criminali, sono discorsi normali, questi.
Guardi potrei continuare per ore, arricchendo il ragionamento anche alla luce dei numerosissimi arresti effettuati, le enormi quantità di droga sequestrate, le recenti operazioni svolte, anche nelle Marche, ed in provincia della stessa Macerata, da parte di alcune direzioni distrettuali antimafia. Certo è che noi non ci fermeremo, su questo punto. Tra l’altro, non abbiamo notizia se, al dunque, proprio la Procura di Macerata abbia deciso di agire per falsa testimonianza nei confronti del “famoso” collaboratore di giustizia, Vincenzo Marino, su cui, a questo punto, vorremmo vederci chiaro anche noi: costui, infatti, come si ricorderà, ebbe a riferire informazioni sulla stessa mafia nigeriana e sul relativo coinvolgimento, in essa, di Oseghale. Ma è stato ritenuto inattendibile dalla Corte di Assise del capoluogo marchigiano. Chi ha detto il vero? Chi il falso? Occorre accertarlo.

Nel processo che ha scosso l’opinione mediatica nazionale ed internazionale e le coscienze di intere comunità (oltre ad aver frantumato una famiglia), è un dovere, da parte degli organi competenti, chiarire ogni aspetto e punire tutti i responsabili: anche coloro che, magari, hanno detto gravi bugie.

Idem per le gravi calunnie di Oseghale nei confronti, in particolare, di Lucky Desmond.
Ciò detto, passo a rispondere alla sua domanda: sì, la mafia nigeriana è in crescita. Ormai è presente in quasi tutte le nostre regioni, e le sue proiezioni internazionali sono sempre più capillari. Occorre parlarne, senza remore di sorta”.

Quali strumenti secondo la sua opinione sarebbe opportuno adoperare per contrastare il fenomeno in un momento come questo, già gravato dalla pandemia da Coronavirus?

“Se si riferisce alle mafie etniche, fermo restando la stretta collaborazione, come detto, tra esse e le “nostre”, gli strumenti e l’esperienza già ci sono, per tanti versi. Diverse Procure hanno acquisito, nel tempo, anche il più corretto approccio investigativo. Da parte di altre, invece, questo tarda ad arrivare, purtroppo. Quello su cui si dovrebbe investire è certamente l’aspetto culturale: far comprendere, innanzitutto, che, parlare apertamente di questi fenomeni, non equivalga affatto ad essere razzisti. Anzi, al contrario. Perché, per tornare alla mafia nigeriana, ad esempio, che oggi è quella più potente, le prime vittime di questi criminali sono le stesse nigeriane. Idem per le altre.

Poi certo, occorrerebbe investire sulle forze dell’Ordine, sugli organici della magistratura e dei tribunali, da una parte, e consolidare la cooperazione giudiziaria internazionale con i diversi Paesi interessati, dall’altra.
Sulle mafie nostrane, credo che il Governo debba intervenire immettendo nel mercato maggiori risorse, nell’emergenza attuale. E vigilare, ora e dopo. Ma anche ripensando la politica industriale, riportando in Italia la sede di tante imprese che, attualmente, la hanno all’estero.

Da una parte, rafforzeremmo il nostro sistema Paese, che in questa emergenza ha mostrato una eccessiva dipendenza dagli altri, spesso delusa, peraltro; dall’altra, contrasteremmo l’elusione di tante leggi che noi abbiamo e che altri, invece, non prevedono nel loro sistema giuridico.
Lo sforzo, infatti, dovrebbe avvenire da parte di tutti i Paesi, europei in primis: la mafia o, meglio, le mafie, sono già da tempo, un fenomeno internazionale. Ma non tutti gli Stati hanno una legislazione in grado di contrastarle efficacemente.

A livello imprenditoriale, occorre, come immagino si stia già facendo, alzare la soglia di attenzione sulle possibili infiltrazioni in quelle aree maggiormente colpite- oggi veramente quasi tutte-, dove i capitali derivanti da attività illecite potrebbero trovare facili canali per essere investiti in attività lecite, favorendo, come detto, il riciclaggio di denaro. Penso alle società in sofferenza, che potrebbero essere acquisite da intermediari di organizzazioni criminali, che, nel frattempo, sono le uniche, forse, a continuare i loro affari. Ma anche all’usura: immaginiamo il caso di un prestito a qualche imprenditore in difficoltà, con le ovvie conseguenze dal caso.

Grande attenzione, naturalmente, dovrà essere posta anche alle c.d. grandi opere, oltre che alle infrastrutture critiche, anche attraverso un impegno investigativo teso ad analizzare e monitorare il riposizionamento delle varie organizzazioni criminali, che sono fluide e molto abili ad adattarsi al sistema che le circonda.
La guerra non è affatto facile, ma intanto, si inizino a fare le dovute indagini, laddove ne emergano i presupposti. Altrimenti, si rischia pure di avere un quadro non veritiero del fenomeno a livello generale”.

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