L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 3 aprile 2020

Polmonite virale, Diamond Princess, presenti 3700 persone, infettate 712 di cui 584 asintomatiche e 128 con sintomi, morti 7, 1,1%. Il pericolo di questa malattia è la velocità di trasmissione e la sua carica virulenta, l'isolamento è una forma meccanica di rallentamento della trasmissione ma il virus non scomparirà sarà il sistema immunitario complessivo dell'umanità a pareggiare i conti

https://www.consulpress.eu/wp-content/uploads/2020/03/PIANO-DI-SALVEZZA-NAZIONALE-NUOVI-PARADIGMI-30.03.20.pdf

CRISI CORONAVIRUS: DOPO I TEST SU TUTTI, L'ITALIA NON HA PIÙ DA ILLUDERSI...


(di David Rossi)
02/04/20 

L’avanzare della pandemia ci ha fatto dimenticare la storia della nave da crociera Diamond Princess, messa in quarantena al porto di Yokohama dal 5 febbraio al primo marzo. Sono passati meno di due mesi dall’inizio di quella vicenda, di cui ho parlato in un articolo dell’11 febbraio intitolato: La nave da crociera che smonta le balle del governo cinese sul coronavirus (v.link).

Sembra passata un’eternità: oggi si trovano persino "leader" pronti a ringraziare i Cinesi1 per averci mandato qualche mascherina e dei medici… dimenticando il dono del coronavirus e del corredo di menzogne degno di un regime comunista. (un commento rancoroso diretto da una ideologia viscerale contro una distribuzione equa delle risorse)

Ma torniamo alla Diamond Princess, la quale in questi due mesi ha parlato molto e ha dato un contributo decisivo alla conoscenza del COVID-19.

Proprio questa nave è stata, a detta di John Ioannidis, eminente epidemiologo della Stanford University in California2, l’unico caso in cui è stata testata un'intera popolazione entrata in contatto col coronavirus, cioè i passeggeri e i membri dell’equipaggio, in tutto circa 3.700 persone. “Il tasso di mortalità è stato dell'uno per cento, anche in presenza di una popolazione in gran parte anziana, in cui il tasso di mortalità per COVID-19 è di solito molto più alto”.

Continuiamo a leggere che cosa dice lo scienziato americano: “I tassi di mortalità come quello del 3,4% indicato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità…sono privi di significato. I pazienti che sono stati testati per SARS-CoV-2 sono presi in modo sproporzionato fra quelli con sintomi gravi e in situazione critica. Poiché la maggior parte dei sistemi sanitari ha una capacità di test limitata, la distorsione della selezione potrebbe addirittura peggiorare nel prossimo futuro”.


Secondo la prestigiosa rivista scientifica britannica Nature, “i funzionari giapponesi hanno eseguito oltre 3.000 test sulla Diamond Princess, iniziando con passeggeri più anziani e con sintomi. Alcuni passeggeri sono stati testati più di una volta, offrendo informazioni sulla diffusione del virus nel tempo. L’aver testato quasi tutti i passeggeri e l'equipaggio ha aiutato i ricercatori a comprendere un elemento chiave in molti focolai di malattie infettive: quante persone sono effettivamente infette, comprese quelle che presentano sintomi lievi o che non presentano affatto. Questi casi spesso non vengono rilevati nella popolazione generale”. E sulla nave si sono infettati 712 persone, quasi il 20%. È interessante notare, come fa Nature3, che “utilizzando i dati di Diamond Princess”, i ricercatori hanno scoperto che “il 20 febbraio il 18% di tutte le persone infette sulla nave non presentava sintomi”. Questo numero è notevole nonostante “i passeggeri includessero un gran numero di anziani, che hanno maggiori probabilità di sviluppare malattie gravi se infettati”. È facile concludere che detta percentuale “di persone asintomatiche nella popolazione generale è probabilmente più alta”.

Il lettore italiano, continuando a seguire Nature, riceve la conferma della bontà della scelta di limitare i contatti fra persone ed evitare gli assembramenti, dato che “il giorno in cui è stata introdotta la quarantena, una persona poteva infettarne più di sette”, ma dopo l’adozione di misure di contenimento “meno di una”. Già, questa cifre - sette infettati da uno solo - è anche la conferma dell’estrema contagiosità del COVID-19, quello che lo rende più devastante in quanto in grado di mettere in crisi qualunque sistema sanitario. Tuttavia, secondo lo stesso John Ioannidis “se il dilagare dell'epidemia travolge il sistema sanitario e misure estreme hanno solo un'efficacia modesta, l'appiattimento della curva può peggiorare le cose: invece di essere sopraffatto durante una breve fase acuta, il sistema sanitario rimarrà sopraffatto per un periodo più lungo. Questo è un altro motivo per cui abbiamo bisogno di dati sul livello esatto dell'attività epidemica”, cioè su quanto è effettivamente diffuso il virus. Insomma, se il male è già troppo diffuso, si rischiano di spostare 100.000 morti su un anno invece che su tre mesi. Ma non di evitare l’ecatombe. Ci piace ritenere vera la previsione, di molti esperti, dell’azzeramento dei casi in Italia fra fine aprile e inizio maggio. Per ora, siamo sempre oltre 4.000 al giorno e facendo sempre più test ne troveremo di più, non di meno.


Fra l’altro, il governo Conte sostiene - e ha convinto di ciò oltre la metà dei governi del mondo - “che si deve evitare di uscire di casa” e che “si può uscire per andare al lavoro o per ragioni di salute o per altre necessità, quali, per esempio, l’acquisto di beni necessari”4. Lavoro, salute e alimenti: sulla Diamond Princess furono fra i veicoli di contagio più potenti, anche una volta messi in quarantena nelle loro cabine quasi tremila passeggeri. "I membri dello staff dovevano gestire la nave da crociera, vedere i passeggeri, consegnare i pasti… Ciò ha causato un contatto ravvicinato continuo fra i lavoratori delle navi e i passeggeri” e un’ulteriore diffusione del contagio, secondo il direttore del Centro di controllo e prevenzione delle malattie del Giappone, Norio Ohmagari. Ha anche detto alla CNN che “i membri dell'equipaggio avrebbero dovuto essere isolati proprio come i passeggeri”5. Insomma, il personale medico e paramedico, i volontari, gli addetti alle vendite, gli uomini e le donne delle forze dell’ordine sono adesso in Italia - e negli altri Paesi che attuano il locking-down e il distancing - i veicoli di un inesauribile (e purtroppo inevitabile) contagio.

Non tutti i lettori apprezzeranno la riflessione prima della conclusione, che lasciamo allo stesso docente di Stanford citato da noi e da Nature: tuttavia, riteniamo che si debbano trarne spunti di riflessione. Dice John Ioannidis: “Una delle linee di fondo è che non sappiamo per quanto tempo potranno essere mantenute misure di blocco senza importanti conseguenze per l'economia, la società e la salute mentale. Potrebbero derivarne evoluzioni imprevedibili, tra cui crisi finanziarie, disordini, conflitti civili, guerre e un tracollo del tessuto sociale. Come minimo, abbiamo bisogno di dati imparziali di prevalenza e incidenza per il carico infettivo in evoluzione per guidare il processo decisionale… Al contrario, con blocchi di mesi, se non di anni, la vita si ferma in gran parte: le conseguenze a breve e lungo termine sono del tutto sconosciute e alla fine potrebbero essere in gioco miliardi, non solo milioni di vite”.


Francamente, dubito che la situazione possa essere posta sotto controllo semplicemente tenendo milioni, anzi miliardi di persone agli arresti domiciliari fino a… quando sarà stato scoperto, testato, approvato e prodotto il vaccino in un numero sufficiente di dosi. Potrebbero volerci fra i dodici e i ventiquattro mesi. Mesi durante i quali alcune attività potrebbero riprendere ma altre, per la loro natura, proprio no. E non riaprirebbero nemmeno dopo, almeno non quelle che c’erano due mesi fa, perché i loro titolari sarebbero in rovina. Attenzione: nell’ipotesi che nessun vaccino producesse un numero sufficiente di anticorpi, potrebbe non arrivare MAI.

Bene, perché non fare "come in tempo di guerra", una metafora che molti citano, quando si ha un’ipertrofia delle forze armate e dell’industria bellica, puntando appunto su un abnorme accrescimento della capacità del sistema sanitario, ottenuta anche, per così dire, con mezzi anche poco ortodossi?

Così come in guerra si richiamano i riservisti e se necessario anche i ragazzini, potremmo precettare (e non aspettare che si offrano volontari) per gettarli nella battaglia, volenti o nolenti, medici e infermieri pensionati, studenti di medicina e di infermieristica, personale sanitario di formazione diversa da Pneumologia, Anestesia, Rianimazione… Potremmo costringere le industrie nazionali a produrre macchine e materiali sanitari, senza aspettarci che lo facciano per il loro buon cuore. Potremmo sospendere non solo le leggi sulla libertà di movimento  rendere flessibili quelle sul lavoro e sull'edilizia, per far lavorare e edificare quanto necessario, per avere centri sanitari in tempi di record.

Potremmo prendere delle decisioni politiche e non sentire premier e ministri belare che loro aspettano le opinioni degli scienziati. Gli scienziati, signori miei, saranno in grado di darvi opinioni meditate e fondate quando tutto questo sarà concluso: fino ad allora, faranno solo a gara per apparire davanti alle telecamere con i politici, perché loro stessi non hanno certezze!






Foto: web / presidenza del consiglio dei ministri

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