L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 28 aprile 2020

Questi euroimbecilli che ripetono a pappagallo concetti orecchiati senza rifletterci sopra. L'Inflazione non dipende solo dalla quantità di moneta in circolazione se non la si pone in relazione con l'offerta di merci e servizi e delle rispettive domande

Una nuova crisi dell’euro è alle porte?

27 Aprile 2020 - 12:58 

Un nuova crisi dell’euro è dietro l’angolo? Le previsioni di Danske Bank


Una nuova crisi dell’euro potrebbe essere dietro l’angolo.

A dirlo gli analisti di Danske Bank, che hanno analizzato la situazione del Vecchio Continente, ancora alle prese con il coronavirus e con un’emergenza economica tutto fuorché sotto controllo.

L’analisi ha sottolineato ancora una volta il ruolo fondamentale della BCE, senza la cui attività potrebbero porsi le basi per una nuova crisi dell’euro.
Crisi dell’euro? Perché potrebbe scoppiare

Le ultime considerazioni sul futuro dell’Eurozona sono state formulate da Thomas Harr, Global Head of FI&C Research di Danske Bank, che ha discusso sia di dominio fiscale che di condivisione del rischio all’interno del blocco.

Temi tornati alla ribalta nel momento in cui gli Stati dell’Unione europea hanno tentato di rispondere in maniera decisa alla crisi generata dal coronavirus. Le discussioni e gli screzi (soprattutto tra Paesi del Sud e del Nord), non sono mancate.

Secondo l’esperto, l’incremento del debito governativo che continueremo ad osservare nei prossimi anni in numerose economie dell’Eurozona e la mancanza di una politica di condivisione dei rischi richiederanno ancora finanziamento monetario. In pratica, quello che sta facendo ora la BCE.

“Siamo passati dalla dominance monetaria a quella fiscale. Questi sono concetti strettamente correlati a quello della Teoria della Moneta Moderna (MMT) secondo cui i Paesi, che hanno una propria moneta, potrebbero semplicemente stampare denaro per finanziare i deficit. La crisi COVID-19 è un esperimento nel mondo reale della MMT nell’Eurozona e anche altrove.”

Per Danske, nel lungo termine questo finanziamento monetario e l’MMT determineranno un’inflazione più elevata ma:

“non credo che arriveremo a quel punto perché la BCE inizierà probabilmente a ridurre i propri finanziamenti prima che l’inflazione sfugga al controllo. ”

La fine del “monetary financing” in Eurozona, a quel punto, potrebbe dare il via alla prossima crisi dell’euro.

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