L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 30 aprile 2020

Siamo sulle stessa barca è una fake news all'interno dello stato viviamo situazioni diversissime come diverso è il ruolo della Fed e della Bce. Sapelli ha convinzioni ideologiche contro la Cina e a favore degli Stati Uniti

Gli Usa salvano l’economia americana, l’Ue fa affogare quella europea. Parla Sapelli

29 aprile 2020


Tutte le differenze nelle risposte di Stati Uniti ed Unione europea alla crisi economica post Covid-19 secondo Giulio Sapelli, storico ed economista

Quando incontrate qualcuno convinto che i cittadini del mondo alle prese con il Covid-19 sono sulla stessa barca, fategli leggere questa intervista a Giulio Sapelli.

Allo storico ed economista piemontese servono davvero poche parole per spiegare perché, almeno dal punto di vista della reazione delle istituzioni alla pandemia, americani ed europei vivano su due pianeti diversi.

Detto in altri termini, la ragione per cui negli Usa il Congresso apre subito i cordoni della borsa per soccorrere i cittadini con poderose iniezioni di liquidità, e in Europa invece ci si consuma tutt’al più in dibattiti astratti quanto sterili, è sempre la stessa: loro sono uno Stato federale dotato di una formidabile Costituzione e di una Banca Centrale con pieni poteri, e noi annaspiamo in un’identità ectoplasmatica che ci condanna al più vacuo dei piagnistei di cui la polemica sui coronabond è uno sviluppo che il nostro intervistato, assai sardonicamente, definisce “commovente”.

Dal pianto all’isteria, poi, il passo è davvero breve.

Lo dimostra la reazione indignata di chi ha gridato all’invasione davanti all’arrivo in Italia di un convoglio militare russo incaricato di darci una mano nel contrasto al Covid-19.

Peccato che quegli uomini erano lì proprio perché lo volevano i “buoni”: vale a dire gli stessi americani che – per dirla con Sapelli – non hanno fatto altro che compiere “una mossa diplomatica classica come far fare al vassallo ciò che l’imperatore non può fare”, togliere dai guai un alleato minore che ha per giunta la pecca di essersi svenduto (“per quattro soldi”) al nemico cinese contro cui Mosca e Washington vogliono ora fare fronte comune.

Prof. Sapelli, inutile girarci intorno: anche la crisi del Covid-19 ha messo a nudo l’enorme iato politico che esiste tra le due sponde dell’Atlantico.

Proprio così, e non c’è nulla di cui sorprendersi. Ricordiamo che politica economica e politica monetaria sono sempre il frutto della conformazione di uno Stato di diritto. È uno Stato quello che fa tali politiche, chi altri se no? In questo senso, la differente reazione di Usa e Ue alla pandemia è da ascriversi semplicemente a ragioni strutturali. Per ridurre la questione al nocciolo, gli Usa hanno una Banca Centrale ma l’Ue non ce l’ha. Bruxelles non ha cioè un prestatore di ultima istanza, una banca che possa stampare moneta e che possa farla arrivare nei conti correnti dei cittadini nonché negli istituti bancari degli Stati-membri. È sempre la stessa storia insomma.

Che impressione le ha fatto invece il Congresso Usa che, in modo assolutamente bipartisan, si è rapidamente accordato per non uno ma tre pacchetti di stimolo che stanno iniettando nell’economia qualcosa come 2,7 trilioni di dollari, facendo naturalmente esplodere il deficit e tutto il resto?

Questo conferma la mia tesi. Dato che gli Usa hanno una Costituzione – e che Costituzione! – e soprattutto una Banca Centrale, di fronte ad una sfida come il Coronavirus reagiscono compatti spingendo verso la centralizzazione. Gli Usa potranno essere criticati per mille motivi, ma la macchina statale funziona e soprattutto la Banca Centrale fa arrivare i soldi fino all’ultimo cittadino attraverso il sistema nervoso delle banche. Una cosa che da noi è semplicemente inconcepibile.

Però c’è il Mes per le spese sanitarie.

Il Mes è un trattato internazionale ed è un ircocervo giuridico, in quanto da un lato è sotto la giurisprudenza del diritto dei trattati politici internazionali mentre dall’altro è regolato dal diritto commerciale, cioè con una governance tipica del diritto privato delle società. Presenta dunque condizioni molto chiare per accedere ai finanziamenti.

E quindi?

Pertanto, per accedervi con condizioni differenti, non ci sono tante scappatoie: o si riforma l’intero trattato o se ne scrive uno nuovo (cosa che sarebbe possibile solo grazie ad un accordo tra tutti gli Stati che lo hanno firmato). E’ evidente che non si può accedere al Mes senza essere sottoposti a determinate condizioni.

Cosa pensa della polemica sui coronabond che ha tenuto banco da noi fino a qualche giorno fa? 

L’ho trovata francamente commovente, anche se l’aggettivo giusto sarebbe inquietante. Abbiamo visto infatti personaggi che mancano di pensiero teorico ma sono stati incantati da una certa eurofilia di maniera – che poi corrisponde al pensiero liberista e conservatore di stampo tedesco – cercare disperatamente di far arrivare flussi di cassa direttamente all’economia. Una grande tragedia, insomma, ma anche una pessima figura per soggetti come gli zelanti economisti mainstream che parlano a vanvera di coronabond senza capire che senza uno Stato dotato di sovranità monetaria e di una Costituzione sono tutte chiacchiere.

Quale lezione trarremo dunque dalla pandemia in Europa? Bisogna attendersi accelerazioni in senso unionista, o invece – come ci ha spiegato l’altro giorno Carlo Pelanda – spinte in direzione opposta, ossia disgregatrici?

Sono in atto entrambe le tendenze. Da un lato c’è una tendenza all’unificazione e alla centralizzazione capitalistica internazionale. Allo stesso tempo però assistiamo ad un fenomeno opposto, che si spiega con il fatto che gli Stati nazionali sono stati da un lato espropriati di quote di sovranità, ma dall’altro conservano individualmente altre rilevanti quote di sovranità. Ed è attraverso queste ultime che si esprime la lotta tra potenze. Potremmo quindi dire, per quanto tutto ciò possa apparire bizzarro, che la pandemia accelera la guerra tra stati ma anche il bisogno degli stessi di unirsi maggiormente e condividere ancor più la sovranità.

Che cambiamenti dobbiamo attenderci nei rapporti dell’Italia con il resto del mondo, e segnatamente con le due superpotenze rivali Usa e Cina che si stanno contendendo la fedeltà del nostro Paese?

Io spero vivamente che questa crisi insegni agli italiani una volta per tutte cos’è la Cina, ossia un Paese che si spaccia come grande potenza ma dove la gente mangia ancora gli animali senza macellarli con tutte le regole igieniche del caso. Del resto, dal mio punto di vista, collaborare con la Cina è come collaborare con la Germania nazista (è un punto di vista). Per carità, lo abbiamo fatto in passato, ma su piccoli scambi, ad esempio lavorando con le acciaierie di Hitler. Ma essere, per tornare all’attualità, l’unico Paese del G7 che ha firmato un Memorandum of Understanding con Pechino, ossia con un Paese che non riesce neanche a dirci la verità sul Coronavirus, è semplicemente una vergogna.

Anche lei avrà però notato quel recente sondaggio secondo cui gli italiani si sentono più al sicuro in un’alleanza con la Cina piuttosto che con gli Usa.

La mia reazione davanti ai sondaggi è ricordare la famosa massima di Churchill di cui si omette di norma la seconda parte. Mi riferisco ovviamente alla frase “La democrazia è il sistema di governo meno peggiore che abbiamo”, e la seconda parte era “fino a quando non si parla con gli elettori”. Ad ogni modo, quel sondaggio non mi sorprende affatto. Non scopriremo mica adesso che la Cina si è comprata mezzo Nord Italia e alcune industrie di punta, ma anche buona parte del nostro establishment di cui il nostro attuale ministro degli Esteri è l’esponente meno illustre? O che i cinesi – vedi la storia emblematica delle donazioni di mascherine – sono maestri assoluti della propaganda? Io credo che dobbiamo essere contenti se non siamo ancora un paese occupato militarmente (il nostro dimentica le 120 e oltre basi statunitensi situate sul nostro territorio, in quanto le giudica legittime). Da questo punto di vista, c’è da dire però che gli Usa sembra si stiano svegliando, a differenza di altri…

A differenza di chi, professore?

Chi è ancora avvolto in un sonno profondo sono quei giornalisti paludati che quando hanno visto arrivare i militari russi in Italia hanno gridato all’invasione, senza capire minimamente che quei soldati erano lì perché li hanno mandati gli americani.

Ci sta forse dicendo che quel famoso convoglio che ha attraversato mezzo paese a bandiere (russe) spiegate non è arrivato su iniziativa di Putin e del nostro governo?

Dietro quel convoglio c’è chiaramente l’accordo tra Russia e Usa per costruire un fronte comune contro la Cina. Una cosa che a noi sfugge completamente perché siamo diventati del tutto incapaci di riconoscere una mossa diplomatica classica come far fare al vassallo ciò che l’imperatore non può fare.

Eppure qui si è gridato allo scandalo.

Le persone che hanno lanciato l’allarme russo in Italia ovviamente non sanno chi è Henry Kissinger e cosa fece quasi mezzo secolo fa con Mao in funzione anti-Breznev. Non conoscendo questo precedente, non sono stati ovviamente in grado di riconoscere questo piccolo ma significativo tentativo di riavvicinamento russo-americano. E chi hanno scelto come cavia, Washington e Mosca, se non il vassallo che ha permesso alla Cina di comprare con quattro soldi gran parte del Paese e della classe dominante?

Insomma lei ai nostri politici, e naturalmente ai giornalisti, suggerisce qualche lettura dell’ex Segretario di Stato Usa vivente più famoso di tutti?

Non chiedo tanto, ossia non pretendo che si leggano “Ordine Mondiale” o magari le opere dei vari teorici delle relazioni internazionali. Ma che smettano almeno di leggere Topolino o Tex Willer e aprano qualche bel libro di John le Carré o Graham Greene.

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