L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 25 aprile 2020

Togati&istituzioni malate - nessun dubbio su chi è che scarcera i 'ndranghetisti e affini


Sostengono che all’ombra della pandemia la mafia possa radicalizzarsi sul territorio

Gratteri e Maresca, magistrati antimafia, minacciati sul web dai parenti dei detenuti al 41 bis 

BY LA REDAZIONE | 23 APRILE 2020

Due magistrati antimafia sono bersagliati sui social network da minacce espresse da gruppi di odio, si tratta di dei magistrati più esposti: il napoletano Catello Maresca (attuale sostituto procuratore generale a Napoli, dopo oltre dieci anni in Dda e nel pool antiterrorismo) e il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri.

Pare che dietro quelle minacce, quegli insulti, ci siano i parenti dei detenuti al 41 bis – che nella imminente e scarcerazione del congiunto detenuto, dovuta al decreto Cura Italia che dispone il passaggio ai domiciliari per quei carcerati affetti da malattia, dunque sensibili al contagio del covid 19 – non gradiscono la particolare attenzione sulle mafie da parte di Gratteri e Maresca, specie da quando è scattata l’emergenza coronavirus.

Secondo Catello Maresca, infatti, dietro gli scontri di inizio marzo nelle carceri italiane, ci sarebbe l’esigenza, da parte dei detenuti, di garantirsi canali di comunicazione con il mondo esterno, ovvero, tablet per i contatti Skype. Vale a dire strumenti poco tracciabili e perfino più sicuri e discreti dei colloqui in carcere, bloccati nel timopre di un contagio. Attraverso il nuovo metodo di rapportarsi con l’esterno, a detta di Maresca, anche i detenuti in regime di alta sicurezza sono così tornati a riappropriarsi del potere criminale, dettando ordini, strategie. Le mafie, dunque, uscirebbero rafforzate da questa situazione.

Infine, per il magistrato napoletano, l’emergenza si può affrontare facendo sì che gli istituti penitenziari si adeguino predisponendo al loro interno presidi sanitari specifici per la cura del coronavirus. Niente scarcerazioni, dunque, dettate dalla necessità sanitaria del momento.

Anche Nicola Gratteri ritiene errate le scarcerazioni, ma si sofferma sul rischio che la pandemia in atto possa generare, attraverso gli aiuti da parte della mafia alle famiglie in difficoltà, un consenso e un radicamento economico nel territorio del crimine organizzato.

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