L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 28 aprile 2020

Togati&istituzioni malate - Non si capisce la ratio della scarcerazione per i 'ndranghetisti

‘Ndrangheta e Coronavirus, Ceravolo: “I criminali rimangano in galera”

Di red2 
26 Aprile 2020

Durissima presa di posizione del padre di Filippo Ceravolo, una delle vittime di mafia del Vibonese: “Devono vivere nell’infelicità come noi”


L’emergenza coronavirus ha rappresentato un’opportunità per molti detenuti di lasciare le patrie galere. E il rischio che si corre in questi casi è che ad approfittare della situazione siano boss della criminalità organizzata. In questo senso, nei giorni scorsi sono arrivati chiarimenti significativi dagli organi competenti, ma non è mancata qualche scarcerazione dinanzi alla quale Martino Ceravolo, papà del giovane Filippo, ucciso per errore ormai otto anni addietro nel Vibonese, ha deciso di alzare la voce. “Non accetto di vedere boss e criminali -dichiara questa mattina alla Gazzetta del Sud – persone in galera per associazione a delinquere di stampo mafioso che passano dal carcere agli arresti domiciliari, utilizzando l’emergenza coronavirus. Ho perso un figlio otto anni fa ed io come tanti altri parenti delle vittime innocenti di mafia attendiamo ancora giustizia”.

L’affondo. “Le famiglie oneste – ha tuonato Martino Ceravolo – vogliono vedere gli assassini dei propri cari scontare in carcere la totalità della pena. E si sentono offesi quando vedono tali soggetti ottenere privilegi”. Dunque, “servono provvedimenti chiari. Noi siamo stati condannati all’infelicità con la morte di nostro figlio e alla nostra stessa stregua molti altri. Ebbene, a distanza di quasi otto anni Filippo attende ancora giustizia, come il 75% delle vittime di mafia. Viviamo nell’angoscia mentre assistiamo alla cessazione delle misure restrittive nei confronti di criminali. Tutto questo non è accettabile”. Un richiamo chiaro anche alla politica: “In questi casi – ha concluso Ceravolo – deve essere compatta. Chi ha sbagliato deve pagare senza sconti”.

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