L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 18 maggio 2020

Ci hanno rubato la domenica e non ci siamo opposti. Ma Gaio Mario è un plebeo

La Grande Opera


Roma, 16 maggio 2020

1. Stéphane Distinguin: “Cinquanta miliardi di euro. Tanto entrerebbe nelle casse del mondo della cultura e dello spettacolo francesi se si mettesse in vendita la Gioconda. Una proposta che circola in questi giorni in Francia, alle prese con la crisi economica dovuta al lockdown da coronavirus. L'idea è di Stéphane Distinguin, ceo di Fabernovel, ed è stata pubblicata sul magazine "Usbek & Rica". Ma le polemiche non hanno tardato ad arrivare”.

2. Stéphane Distinguin: "Cediamola per almeno 50 miliardi di euro a qualche principe arabo, o facciamone la garanzia di una nuova moneta virtuale, o mandiamola in tournée nelle Puglie per far ripartire il turismo. Vendiamo il gioiello di famiglia, per finanziare il rilancio di un mondo della cultura che altrimenti rischia di non sopravvivere al coronavirus ... Teniamo conto che l’Uomo di Vitruvio fatto arrivare a Parigi per i 500 anni è stato assicurato per un miliardo. Possiamo stimare che la Gioconda frutti al Louvre e indirettamente all’economia francese (tra merchandising, alberghi e biglietti aerei) grosso modo tre miliardi di euro l’anno. Cinquanta miliardi mi pare ragionevole, perché l’operazione abbia un senso bisogna chiedere una cifra enorme".

3. La notiziola, rilanciata quale semplice curiosità, vanta lo spessore del ballon d’essai. Essa ha il pregio di saggiare le resistenze profonde dell’Occidente; inoltre, è utile per la mitridatizzazione. Rilasciare il veleno poco a poco rende insensibili al veleno; in positivo è sinonimo di assuefazione, in negativo di mansuefazione.
In positivo: i legionari romani sono prostrati dalle sconfitte campali (Noreia, Agen) contro Cimbri, Teutoni e Ambroni, tribù germaniche provenienti, in parte, dallo Jutland. La robustezza del loro fisico, i capelli biondi e la furiosa condotta in battaglia, sprezzante della morte, atterriscono i soldati. Gaio Mario è un plebeo, nativo del Frusinate; ancor oggi una frazione del comune di Veroli si appella Casamari, ovvero Casa Marii. Mario, dal cui volto si desume, lombrosianamente, una frequentazione con l’umano troppo umano, riorganizza le proprie bande raccogliticce, le disciplina duramente predisponendole a quello stato d’animo per cui la volontà rifugge nell’automatismo; quindi ecco l’assuefazione: i Barbari sfilano per chilometri e chilometri, uomini donne vegliardi e bambini, sacerdotesse masserizie carriaggi, senza fretta, sciamando nella Pianura Padana con la calma infusa dal sentimento di una missione oltremondana. Dalle trincee il Plebeo costringe i propri uomini a ben osservare i duecentomila. Ancora una volta la visione inusitata di quei capelli color lino, degli alti guerrieri, dei candidi paramenti delle veggenti; il senso d’alterità d’una cultura ancora immersa nel ciclo naturale, da tal punto di vista assolutamente barbara rispetto alla forza civile romana, già dirozzata dagli apporti italici e ora ricca del ghignante razionalismo greco, reca a un primo attimo di smarrimento. E però, a lungo andare, quelle figure mutano in percezioni familiari. I soldati osservano. Osservano: i bambini frignare e giocare esattamente come i propri, lontani, a casa; osservano che gli uomini, quei giganti, pure loro, prendono a stancarsi e a sbuffare come poveri cristi qualsiasi; osservano i vecchi ansimare e costituire un peso; osservano le donne ai fuochi, indaffarate modestamente come le brune mogli lasciate nelle case deserte; intuiscono che negli accampamenti si mangia, come fanno tutti, si fa l’amore, si defeca, ci si lava, si fanno scenate. È un errore mostrarsi troppo umani: ben lo sanno i tabù della pudicizia sorti accanto a questi atti. Il nemico, in tal modo, si derubrica inevitabilmente da enigma a problema: l’enigma è insolubile, il problema può risolversi. Presso le Aquae Sextiae e, ancor più, ai Campi Raudii si combattono due battaglie definitive, undici secoli prima di quella di Hastings. Il problema è risolto alla radice. Le soluzioni finali del plebeo Mario, circa duecentocinquantamila fra morti e suicidi, e, forse, altrettanti prigionieri, permetteranno il Colosseo, il Cristianesimo, Dante Aligheri e il Rinascimento. Tali vittorie, mai davvero indagate, avranno ulteriori sviluppi perché, ma questa è una legge, nulla si dà in cambio di niente.

4. Stéphane Distinguin: chi è? Uno dei tanti. Un CEO, ovvero un tecnico munito di una laurea o di un dottorato. Il “tecnico”, una figura cui cominciammo a fare la bocca dopo il colpo di Stato del 1992, è fondamentalmente uno psicopatico. Egli si pone nei confronti della materia di cui si occupa con agghiacciante ambivalenza.

a. Se tale materia costituisce l’oggetto del proprio bagaglio informativo, essa ingigantisce nel proprio Ego alla dismisura totale. Un tecnico che si occupi di ratti, tanto per fare un banale esempio, vede solo baffi e zampette e ode solo squittii; null’altro gli importa; il mondo trascolora sino all’indifferenza; la reductio ad rattum lo pervade tanto da farlo parlare solo di quello, muovendo le mani frenetiche a mo’ di unghiute zampette e a farlo squittire di felicità solo a osservare colonie di ratti che organizzano la propria esistenza da ratti, trascinando il ventre flaccido per qualche fangoso condotto fognario. Un tecnico di computer, come Bill Gates o l’altro Siriano Defunto, oppure un dottorando in economia di Harvard si diportano alla stessa maniera. Alcune volte, se non hanno dimenticato la scrittura, gli si permette di estendere alcune banali manfrine su prestigiosi giornali di settore - manfrine prese per oro colato da loro simili meno dotati.

b. Se la materia, invece, non costituisce oggetto del proprio bagaglio informativo, il tecnico vi si applica col distacco allucinato degli alienati. Egli osserva, riduce a sé e giudica come se un evento o una cosa o un essere non siano il prodotto complesso e insondabile di una storia culturale precisa, ma un qualcosa sorto come Atena dalla testa di Giove, improvvisamente, senza DNA. Le conseguenze dei propri atti non sono, ovviamente, contemplati dal tecnico che, perciò, dorme placidamente nel proprio letto dopo aver desertificato intere regioni dello scibile. Qui non siamo alla banalità del Male; il Male? Magari. Qui siamo all’ottusità di esseri privi di ombelico, come privi di ombelico erano i mostriciattoli partoriti dal risentimento in Brood di David Cronenberg, un ebreo canadese che intuì, fra i primi, il potere della Nuova Carne Digitale. E noi, che abbiamo un ombelico, poiché necessitiamo dell’Omphalos per vivere, dobbiamo sottostare a questi snervati demiurghi.

5. Non si sottovaluti, ancora una volta, la fisiognomica. I volti dei nuovi uomini non sono definiti; sfuggono a una presa d’atto della coscienza come la casa maledetta di Lovecraft sfuggiva a un occhio pur attento; inevitabile che tale shunned house, il cui giardino è sterile e temuto dai popoli dell’aria, celi, nei propri recessi, un mostro gigantesco di cui il protagonista porta alla luce soltanto un gomito.

Osserviamo i nuovi Anomfali: barbette rade, andamento casual, linguaggio basico e fungibile. La genericità è il marchio di Lucifero impressogli da qualche cataclisma uterino. Le masse non vi si oppongono, anzi; la genericità inconcludente e superficiale, come la prosa di Baricco e Gramellini, o le ciacole archeologiche del figlio di Alberto Angela, o certe impennate spiritualiste da biblista della domenica, provocano la formazione dell’audience midcult; anche il popolicchio, però, si sente in dovere d’assentire.

L’informe Distinguin (l’onomastica ancora una volta congiura ai dispetti o, forse, quando il ridicolo invade il razionale, tutto si predispone allo scherzo) racconta il nostro futuro. D’altronde l’aziendina da lui fondata si chiama Fabernovel: fabbrica buone nuove, insomma, gustose per ogni palato ecumenico, privo ormai di papille gustative. I sapori forti, identitari, s’hanno da rigettare, come quel mio conoscente che, a vedere le uova di gallina ancora fresce del cul di gallina, atteggiava le labbra schifate a cul di gallina, preferendo estrarre dal frigo le candide uova prefabbricate dei pollai industriali. Un metodo infallibile per scoprire tali Anomfali consiste, perciò, nel verificare, da subito, senza nemmeno starli troppo a capire, l’assenza di tratti certi: nei volti, nell’eloquio, nella scrittura, persino nei gesti abitudinari che, proprio perché tali, non vengono controllati dalla coscienza; l’Anomfalo, peraltro, è ossessionato dall’igienismo, dalle minutaglie della cronaca, dal ragionamento di spietata logica orizzontale; guai a mostrargli la natura che ama nascondersi o la paura in un pugno di sabbia o il lungo termine: un anno, per lui, vale un millennio e non è bello ciò che è bello, ma ciò che piace, a lui come a tutti; un fastidioso sbalordimento lo coglie alla parola enigma poiché l’enigma è insolubile benché fecondo di vita; a lui interessano i falsi problemi che può risolvere in tutta tranquillità dato che non esistono; lo sconcerta, come può sconcertare a un concerto punk l’apparizione d’un signore di mezza età con le ghette, il termine “mitridatizzazione”: la ritiene, infatti, un plagio concettuale del “principio della rana bollita” (dice: questo lo sappiamo già!) meglio noto come “the principle of the boiling frog”: che sempre mitridatizzazione è, ma, purtroppo, ha lo svantaggio di non essere in inglese.

6. Vendere la Monna Lisa per cinquanta miliardi di euri. Un atto economico? Escludiamolo subito. E non per la banale considerazione che sorge alle labbra (come si può calcolare l’incalcolabile?). La proposta fa acqua proprio dal punto di vista economico. Quaranta milioni di turisti all’anno chez Paris che mangiano, bevono, dormono, stupideggiano a Disneyland acquistando decine di milioni di oggettini e carabattole e prodotti alimentari non so quanto valgano, a livello d’incassi brutali. Fate voi: quindici miliardi? Venti? E si taccia sull’insondabile consistenza del marchio “Parigi-Monna Lisa” che, da sola, ne vale altrettanto. All’anno. Di questi quanti ne vogliamo ascrivere al merito di quel mezzo metro quadro di pittura a olio? I computisti si mettano all’opera.

1. Ma cosa si vuole ottenere con tale uscita? Sempre l’Utopia della Monarchia Universalis. L’Utopia presuppone la Fondazione ex novo. La Nuova Fondazione, proprio poiché totale, passa attraverso la totale dimenticanza del passato. Ma, si dirà, come può ottenersi tale enormità? La via più spiccia, favorita dalla tecnica onnicomprensiva di comunicazione, prevede il restringimento progressivo dell’immaginario collettivo. L’immaginario collettivo storico, intendo. Se sottraggo la più celebre immagine d’ogni tempo (quella che, per motivi diversi, si è imposta come tale) alla considerazione dell’umanità, la sua scomparsa disseccherà lentamente la parte di anima comune che permette la vita. L’umanità impoverisce consegnandosi d’un altro passo all’esistenza vegetativa. Parlo di immaginario collettivo storico distinguendolo da quello apparentemente atavico, ma son la medesima cosa. La simbologia eterna e comune, archetipica, non è nient’altro che una significazione universale storica più risalente e, perciò, sepolta nell’incoscienza (attiva e creatrice anch’essa, ovviamente). La Gioconda è un’acquisizione ben recente, ma riposa su forme, allusioni, echi remotissimi. Per arrivare allo sfumato leonardesco, insomma, ci son voluti non i dieci anni di peregrinazione di un misantropo italiano del Cinquecento, ma centinaia di secoli di prove, stimmung, sensibilità, poi incrostatesi in una coscienza universale che rechiamo nel sistema cerebrale che veglia alle soglie del giorno. La Gioconda, perciò, attiva o ri-attiva, colla propria nuda esistenza, circuiti di senso antidiluviani, oltre a costituire, come detto, parte dell’immaginario storico della modernità. Perché questi pochi centimetri quadri di pioppo ricoperti da pietre e animali triturati siano divenuti tale collettore spirituale può essere oggetto di dibattito (a puro titolo di sforzo iniziale farò notare come Leonardo, lungi dall’essere un artista, era prima di tutto un filosofo della natura e degli uomini, come Leopardi, Eraclito, Shakespeare, Lucrezio, Lovecraft e compagnia cantante). Se la Gioconda, come i Buddha di Bamiyan, sparirà dal cono di luce della considerazione antropologica - tale il fine - avremo necessariamente un’umanità più meschina poiché impossibilitata ad attivare certe sezioni della propria identità profonda.

2. È inessenziale che a proporre la dissacrazione sia un tenero quanto anonimo esserino. Di tali ventriloqui (canarini nella miniera) è fitta la storia degli ultimi decenni.

3. Facciamo esempi rasoterra. Quanto dobbiamo, in termini di impoverimento identitario, e di forza vitale, alla distruzione dell’immaginario del calcio? Quanto si è pagato, in termini di italianità, alla distruzione della liturgia dello Scusa Ameri, scusa Ciotti? Alle 15 di ogni domenica, nei parchi, sulle spiagge, in auto, nei salotti familiari in estasi postprandiale? Di più: quanto è stato grande il tributo versato in cambio della desacralizzazione della domenica, ridotta a giornata indistinguibile dalle altre e, perciò, spoglia di quella forza lustrale di ricostituzione delle energie chiamata “festa”? Taccio sul Natale, sulla Pasqua, su quei Ferragosto interminabili e dolcemente desolati che preparavano iniziaticamente al nuovo anno lavorativo. Sappiamo calcolare la perdita? I nostri computisti si mettano all’opera perché i loro Distinguin i conti ce li hanno fatti in tasca già da un po' di tempo.

4. I paesi non sono né le nazioni né gli Stati. L’Italia individua l’Europa del sud, quella decisiva, si allarga alla Persia e alla Mesopotamia. I nomi vanno prudentemente pesati. Se oggi sparisse la cultura africana la perdita non sarebbe decisiva; se cadesse Roma (a ciò si mira) saremmo alla catastrofe, cioè, per etimologia, ai titoli di coda. Per questo motivo si continuano a mostrare pubblicità dove in Africa si muore di fame pur avendo, l’Africa, triplicato il numero degli individui in pochi decenni. Di Africani, infatti, se ne possono produrre quanti se ne vuole, di Italiani ne rimangon pochi, ma son quelli che pesano di più. Una questione di storia. Eliminati del tutto questi centri di irradiazione simbolica e immaginativa, il sentiero verso il Nuovo Mondo sarà spianato.

Queste parole spiaceranno a molti, anche a chi sembra a me affine. Eppure non le pronuncio alla leggera, soprattutto perché a farlo non sono io. È il Potere a proferirle. Esso agisce con forza lucida e psicopatica mantenendo un controllo feroce della realtà privo di questioni secondarie d'ordine morale. Col medesimo grado di lucidità, peraltro, esso finge poiché sa, spietatamente, che la filantropia e l’attitudine naturale alla compassione in tal caso confonderanno il riconoscimento della verità. La verità è quello che è, ciò che deve essere detto va detto.

5. Il Codice Da Vinci di Dan Brown ha superato gli ottanta milioni di copie vendute. Robert Langdon, il protagonista, professore di iconologia ed esperto di simbolismo, sventa un complotto dell’Opus Dei volto a coprire la verità. E qual è questa verità? Gesù, il Cristo, ebbe figli e una discendenza. Una discendenza di sangue viva e operante attorno a noi. La novella Redentrice, si scoprirà alla fine, non è nient’altri che Sophie Neveau, nipote di Jacques Sauniére, curatore del Louvre. Sophie Neveau, la Nuova Sapienza, dovrà fondare, al femminile, come Novello Cristo, un Nuovo Ordine contro l’Antico Cristianesimo oscurantista e manipolatore. In tale figurina di Grande Madre si ritrova, intatto, un complesso sincretismo di suggestioni, da Iside (“Perche' io sono la prima e l'ultima/io sono la venerata e la disprezzata/Io sono la prostituta e la santa/Io sono la sposa e la vergine”) ai culti lunari sin alle disquisizioni di Bachofen sul matriarcato: questa serpeggiante teoria, che si sviluppa in parallelo con la moderna democrazia, è ben delineata nel libro di Giorgio Galli, Occidente misterioso.

Nel precedente romanzo, Angeli e demoni, Dan Brown aveva già iniziato il resoconto dell’agonia cristiana. Col solito sprezzo grossolano, ma con l’aiuto d’una bella vena sarcastica: qui il Camerlengo Vaticano, Vicario del Papa, si chiama, bergogliosamente, Ventresca; un flacone di antimateria è custodito presso il sepolcro di Pietro (come a dire: la truffa è ab ovo); il capo delle Guardie Svizzere ha nome Olivetti, come l’Adriano dei tempi belli; i fisici, cioè i buoni, Vetra: i trasparenti, gl’intonsi. Che alla fine il Ventresca, proprio lì lì per salire il soglio di Pietro a furor di popolo, venga smascherato e si suicidi dandosi fuoco è l’ultimo sberleffo: una ventresca rosolata quale amatriciana degli estremi ansimi spirituali.

6. Siamo in presenza di un’operazione magica su scala universale per la trasformazione irreversibile del genere umano. Dovremmo spogliare le parole di una loro aura un po’ goffa in cui si adombra lo spiritismo da tinello. Qui, anzi, siamo in presenza di individui assai pratici, privi di sensi di colpa, che operano in tal modo solo per ottenere l’effetto: e l’effetto è la trasformazione. Il coronavirus, oggi dileggiato fuori tempo massimo, quando più non serve, è stata un’altra tappa. Ciò a cui si mira è rendere statica l’umanità. Disseccate le fonti dell’immaginazione, l’umanità si fermerà come un giocattolo privo di carica, un tamburino che ha esaurito le batterie. Il quietismo, vestito da pace, avrà quindi bisogno di nuovi dei che rinneghino, nel disonore, le antiche divinità, troppo violente. La civiltà così intesa non progredirà più; permarrà, in un limbo, riducendosi via via di numero, in una sorta di soporosa decrescita. Né felice né infelice, anche se ce l’hanno venduta come felice, ovviamente. L’economia dovrà adattarsi. Meno violenza, meno viaggi, meno testosterone, meno strade, meno assalti al cielo, meno parole, meno assembramenti; banditi gli scontri, la guerra, anche un insulto dovrà essere sanzionato duramente. Non a caso tutti questi istinti sono contraddistinti cupamente come “maschilisti” o “razzisti” quando, invece, rilevano solo come il manifestarsi dell’anelito verso e nei pressi del limite, secondo l’ansia che divora le civiltà in ascesa. La rinuncia, la cameretta, il divano, il digitale, la bontà con donazioni telefoniche, questo mondo falso e deprimente sarà la costellazione a cui riferirsi nella fase discendente. Depressi gli istinti, dominate definitivamente le masse, sarà la volta di arrivare a sostituire dio.

1. Alcuni grandi Anomfali, come Elon Musk e compagnia cantante, voglio rendersi eterni; non come essere umani, ovvio, poiché l’umanità fu un coacervo di crudeli imperfezioni. Forse come macchine; o meglio, come liquidi amniotici: trasferire sé stessi in un plasma senziente virtualmente eterno e, in tale veste, costituire il Senato Temporale dell’Umanità Nova mentre l’Entità Spirituale, il Monarca (Sophie Neveau), darà il proprio Benestare Spirituale, quale Benefattore, assicurando l’Ordine della Giustizia.

2. A proposito di Anomfali, ecco una serie adeguata ai tempi, Kyle XY: “... Kyle [ritrovato nudo e senza ombelico] scopre le sue origini: la Zzyzx è un'associazione segreta che, sulla base di una serie di congetture elaborate da Einstein, cerca di tenere dei bambini per più tempo nell'utero allo scopo di renderli più intelligenti. Dopo molti fallimenti, il loro primo successo è stato un bambino, innestato dentro una mamma-surrogato, che nacque dopo tredici mesi di gravidanza, causando la morte della madre”.

3. E leggiamo di questi Anomfali. Ecco le righe introduttive a Essere una macchina, di Mark O’Connell, pubblicato dalla Adelphi: “Questo libro è un viaggio straordinario, proprio nel senso in cui lo erano quelli di Jules Verne. Tutto quanto O'Connell racconta sembra frutto di una fantasia vagamente allucinata. Solo che non lo è. I cilindri d'acciaio nel capannone criogenico vicino all'aeroporto di Phoenix contengono davvero i primi corpi umani in attesa di risvegliarsi in un futuro simile all'eternità. Ray Kurzweil, uno dei cervelli di Google, inghiotte davvero 150 pillole al giorno, convinto di vivere a tempo indeterminato. Elon Musk o Steve Wozniak sono serissimi quando dichiarano che di qui a poco la nostra mente potrà essere caricata su un computer, e da lì assumere una quantità di altre forme, non necessariamente organiche. Sì, il viaggio di O'Connell fra i transumanisti - fra coloro che sostengono che, nella Singolarità in cui stiamo entrando, i nostri concetti di vita, di morte, di essere umano andranno ripensati dalle fondamenta - porta molto più lontano di quanto a volte vorremmo. Regala sequenze indimenticabili, come la visita alla setta di biohacker che tentano di trasformarsi in cyborg. E apre uno dei primi, veri squarci sulla destinazione di una parte degli immani proventi accumulati nella Silicon Valley. Che possibilità reali abbiamo di vivere mille anni? chiede a un certo punto O'Connell a un guru del movimento, Aubrey de Grey. ‘Qualcosa più del cinquanta per cento’ si sente rispondere. ‘Molto dipenderà dal livello dei finanziamenti’”.

4. Se si rifiuta Dio o una considerazione metafisica della Vita non si può che rimanere soli con la nuda esistenza. Si dovrà, quindi, espellerne dapprima la Morte e, quindi, il Male. Avremo, allora, la banale pastura quotidiana. A questo punto, che fare? Suicidarsi? Non resta che evadere dalla Vita verso l’Eterno abolendo la Carne. Dopo aver negato l’Altro trasmutare sé stessi nell’Altro. Che in tale processo siano coinvolti cento individui o, incidentalmente, sette miliardi pare indifferente.

5. Andrà a buon fine questa Grande Opera? No. L’umanità e l’alterità son legate da una costante invalicabile: non si potenzia la prima con la seconda, ma si perde la prima a vantaggio della seconda sino al fatale cambio di stato che sancirà l’inutile potenza autodistruttiva dell’intero processo.

6. Gaio Mario, a esempio, guadagnò il Colosseo, il Cristianesimo, Dante Aligheri e il Rinascimento, ma perse la Repubblica cioé il sistema pubblico più efficiente dell’antichità, esponendo Roma all’inevitabile declino. Ne valeva la pena? Sì, perché, di lì a poco, Costantino perse l’Impero a favore di una religione sincretistica proveniente da una turbolenta colonia mediorientale. Ne valeva la pena? Sì. 
Forse Gaio Mario e Costantino furono uomini fortunati o, più probabile, in loro operavano ancora quelle forze che si servono dell'individuo per attingere la Vita.

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