L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 1 maggio 2020

Colao peggio di Monti. Il M5S è un falso ideologico

Colao al Corriere della Sera: «Mai lasciarsi sfuggire una crisi»


Intervistato da 'Il Corriere della Sera' il manager chiamato a capo della Task Force evoca lo spettro delle riforme di montiana memoria

di Fabrizio Verde

L’edizione odierna del ‘Corriere della Sera’ esce con un’intervista realizzata dal giornalista Aldo Cazzullo a Vittorio Colao. Il super manager chiamato dal governo per dirigere la famigerata task force a cui è stato assegnato il compito di risollevare le sorti del nostro paese nella fase post-pandemica. 

Il giornalista Alberto Negri ha giustamente definito l’intervista «Fumo da Londra». Infatti il capo della task force ha confermato di lavorare direttamente dalla capitale inglese «via video» per una questione di tempo: «Se fossi tornato avrei dovuto fare due settimane di quarantena, avrei perso tempo. Dobbiamo tutti imparare a lavorare in modo diverso». 

C’è però un punto che ha colpito la nostra attenzione perché foriero di cattive notizie per il popolo italiano. Colao a fine intervista afferma che «abbiamo l'opportunità di fare in ognuno di questi campi cose che avrebbero richiesto molto più tempo. Mai lasciarsi sfuggire una crisi». Un concetto che rimanda direttamente alle famose riforme per la prima volta evocate anche dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. 

In regime neoliberista la parola riforma assume connotati inquietanti. Per usare il termine adatto si dovrebbe parlare di contro-riforma. Una misura che cancella diritti acquisiti, peggiora le condizioni di vita e di lavoro della popolazione. 

Le parole di Vittorio Colao rimandano la mente, in maniera inevitabile, al governo Monti. L’ex presidente del Consiglio in occasione di un discorso tenuto alla Luiss ebbe a dichiarare: «Non dobbiamo sorprenderci che l'Europa abbia bisogno di crisi, e di gravi crisi, per fare passi avanti. I passi avanti dell'Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario. È chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una collettività nazionale, possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle perché c'è una crisi in atto, visibile, conclamata». 

Non c’è bisogno di ricordare i guasti prodotti dal governo Monti all’Italia. Una ‘cura’ in stile Troika. Per affrontare la crisi post-pandemica di cui già vediamo nitidamente delinearsi i contorni l’Italia avrebbe bisogno dell’esatto contrario.

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