L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 3 maggio 2020

Complottista è colui che la verità la nasconde - Il Mes strumento di asservimento sempre più marcato del popolo italiano a Euroimbecilandia. I politici già da tempo si sono venduti

Altro che zero condizionalità. Sul Mes vogliono rifilarci un bidone. Nella bozza Ue si parla di sorveglianza rafforzata. Conte, M5S e parte dell’opposizione hanno visto giusto

1 Maggio 2020 di Laura Tecce Politica


Sorvegliato speciale. Non è il titolo di un film d’azione, ma quello che succederà ai Paesi che decideranno di accedere alla linea di credito del “famigerato” Meccanismo Europeo di Stabilità, il cosiddetto fondo salva-Stati approvato dall’Eurogruppo e inserito dal Consiglio Ue nel pacchetto di misure atte a fronteggiare la pesantissima crisi economica dovuta alla pandemia che ha investito l’eurozona. In teoria si era parlato di Mes “light”, senza condizionalità, solo per finanziare le spese sanitarie e per un massimo di 240 miliardi di euro, da cui tutti gli Stati Membri potrebbero attingere fino al 2% del proprio Pil ma nella realtà le cose non stanno esattamente così.

Nel documento trasmesso ai governi si prevede, infatti, nero su bianco una procedura di vigilanza sui conti dei paesi che chiederanno di accedere al Fondo: in pratica nel contratto inviato ai ministri delle Finanze degli Stati membri dal direttore del Mes, il tedesco Klaus Regling (nella foto) c’è scritto chiaramente che “la Commissione europea chiarirà monitoraggio e sorveglianza in accordo con le regole del ‘Two Pack’”, cioè del regolamento che mira a rafforzare il controllo e la sorveglianza dei Paesi che si trovano o rischiano di trovarsi in gravi difficoltà per quanto riguarda la loro stabilità finanziaria.

In questo caso la sorveglianza riguarderà la coerenza tra i fondi erogati e gli obiettivi di spesa sanitaria, ma si tratta comunque di una “sorveglianza rafforzata” da parte della Commissione e dalla Bce. Per cui non è affatto impossibile un intervento della tanto odiata Troika anche in Italia; del resto il premier Giuseppe Conte, sostenuto dal Movimento 5 stelle, si è sempre dichiarato contrario al Mes e ad un suo eventuale utilizzo, concetto ribadito con forza anche nell’intervista rilasciata al giornale tedesco Suddeutsche Zeitung, nella quale ha affermato che “il Mes in Italia non gode di buona fama”. Una cattiva fama confermata, evidentemente, dai fatti.

Ma che il Fondo potesse essere veramente a condizionalità zero era una pia illusione: sono le stesse linee guida del Mes a sostenerlo, viene stabilito dell’articolo 5 e dal regolamento stesso. Non a caso né il Conte, né i 5 Stelle e né Lega e Fratelli d’Italia ci hanno mai creduto. Oltretutto è apparso chiaro anche dalle estenuanti trattative delle scorse settimane che in Europa nessuno – tantomeno i falchi rigoristi del nord – fa beneficenza. Nella prossima riunione fissata dall’Eurogruppo l’8 maggio, l’Italia, ovviamente, si batterà per ammorbidire la clausola al fine di evitare vincoli futuri ma la linea del premier rimane quella della contrarietà.

Più possibilista il Commissario Ue agli Affari economici Paolo Gentiloni: “La Commissione sarà chiamata a vigilare la coerenza delle spese che verranno effettuate e gli obiettivi di spesa e prevenzione in campo sanitario”, spiega, “Si lavora per adattare regolamenti figli di un’epoca precedente alle decisioni politiche prese all’Eurogruppo e poi adottate dal Consiglio europeo, e le decisioni politiche sono quelle che verranno rispettate”. Un portavoce della Commissione ha confermato che questa dovrebbe limitarsi a controllare che i fondi vengano effettivamente utilizzati dagli stati per le spese sanitarie legate alla pandemia e che ulteriori eventuali strette saranno oggetto di trattativa tra i governi. Trattative, appunto, che come abbiamo visto nelle precedenti puntate, non sono affatto semplici.

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