L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 31 maggio 2020

Decostruire le narrazioni preconfezionate, coltivare il dubbio e l’intelligenza, diffidare tanto più delle proposte quanto più appaiano semplici, sdegnare la retorica emozionale, disertare la mobilitazione demagogica, farsi insomma virus intellettuali nella società. Questo il manifesto per gli spiriti forti, che siano disposti a mantenere “una posizione che chiede un rinnovamento continuo della mente, una capacità perdurante di rifarsi altri di fronte alla realtà.”

Società

Apoti di tutti i paesi, unitevi!

Decostruire le narrazioni preconfezionate, coltivare il dubbio e l’intelligenza, diffidare tanto più delle proposte quanto più appaiano semplici, sdegnare la retorica emozionale, disertare la mobilitazione demagogica, farsi insomma virus intellettuali nella società. Questo il manifesto per gli spiriti forti, questi gli obiettivi della "società degli apoti" di Prezzolini.

31 maggio 2020

Grande è la confusione sotto il cielo, perciò la situazione è pessima. A meno di non convincersi d’essere degli improbabili rivoluzionari, per di più in un paese che per temperamento è restio alla rivolta, non si può non riconoscere il presente come un caos a tratti indecifrabile e avvilente. L’inadeguatezza dei nostri strumenti per decrittarlo, delle persone preposte a dirigerlo e degli organi che dovrebbero interpretarlo e spiegarlo è manifesta. Ciò che forse più di ogni altra cosa rende pruriginosa l’acqua in cui nuotiamo è la trasvalutazione non di tutti i valori, ma di tutti gli argomenti logici e coerenti del pubblico discorso.

Il tutto e il contrario di tutto sono, adottando il lessico ministeriale, apertamente congiunti. Altro che era della post-verità: qui c’è una sovrabbondanza di verità, e quante più se ne aggiungono tanto più ci si allontana dalla possibilità stabilire una spiegazione congrua e efficace. Per questo oggi è necessario rispolverare la lettera indirizzata un secolo fa da Giuseppe Prezzolini alla rivista Rivoluzione Liberale di Piero Gobetti, in cui lo scettico maître à penser suggeriva la fondazione di una Congregazione degli Apoti, di “coloro che non la bevono”, in risposta alle partigianerie che dilaniavano l’Italia. Non motivata da terzismo cerchiobottista, ma perché “il momento che si traversa è talmente credulo, fanatico, partigiano, che un fermento di critica, un elemento di pensiero, un nucleo di gente che guardi sopra agli interessi, non può che fare del bene.”

Un anarchico alla ricerca dell'ordine

Prezzolini rifuggiva dalla militanza. Non per vigliaccheria, ma perché aveva capito che a militare si rende torto all'intelligenza, la quale non può aderire a un programma e perseguirlo senza piegarsi agli ordini di un’opinione, cioè schivando la complessità del mondo. Non si fa politica solo nell'arena; anche elaborare idee e fornire strumenti analitici è operazione profondamente politica, meno evidente ma più fruttuosa.

“La vita della politica attiva, alla quale il momento tragico ci chiamerebbe, ci costringerebbe per forza all'abbandono di tutte quelle cautele dello spirito, di quelle abitudini di pulizia e di elevazione, di quelle regole di onestà intellettuale, che la generale grossolanità, violenza e mala fede rendono più che mai necessario mantenere. Giuseppe Prezzolini

Se questa necessità Prezzolini riteneva imprescindibile quando il caos era sospinto dall'opposizione di masse organizzate e mediate da élite, figurarsi oggi che la folla impersonale di opinion leader di sé stessi rende impossibile a qualsiasi edificazione politica durare più di un cambio d’abito. Per di più, grazie a una stampa refrattaria a ogni spirito critico, a politici cialtroni e commentatori maldestri, se c’è una cosa di cui possiamo essere sicuri, è di non essere sicuri di nulla.

La cronaca degli ultimi anni è piena zeppa di rivolgimenti della logica e della coerenza, capaci di stroncare qualunque costruzione di senso. Basta pensare a come quella stampa e quei politici che incensavano Obama e Clinton, guerrafondai e corresponsabili della destabilizzazione del Medio Oriente, abbiano presentato Donald Trump e i suoi collaboratori: una comitiva di minus habentes che avrebbero annientato il mondo. Per non parlare del serio e tragico dibattito sull’immigrazione, conteso tra l’accogliamoli tutti e il fӧra i negher.

Inoltre, cosa dire di chi ci ha bombardato con la retorica del sovranismo nostrano che avrebbe distrutto l’Europa, salvo poi scoprire che i paesi più sovranisti sono quelli dove i sovranisti non hanno mai governato: Francia (qualcuno ricorda Sarkozy e la Libia?), Germania e Paesi Bassi. Senza per questo salvare chi propone un improbabile take back control come rimedio a tutti i mali. Analisti che non analizzano un bel niente ci hanno spiegato che la Brexit è stata la rivolta dei bifolchi che non vogliono aprirsi alla globalizzazione, quando la letteratura accademica mostra che proprio la globalizzazione ha danneggiato interi settori della società britannica, che hanno poi votato Brexit, invogliati da piazzisti menzogneri.

Angelo De Sio
Letteratura
29 Maggio 2018

È il mondo all'incontrario, dove le cause diventano effetti e viceversa, dove chi non studia pretende di interpretare il mondo leggendo opinioni di altri che non studiano, dove si può raccontare la guerra in Siria affidandosi a fonti autoproclamate, purché confermino il pregiudizio collettivo, e dove scienziati di serie C vengono intervistati quotidianamente per spiegarci quel che nemmeno loro sanno. Se l’informazione e il dibattito “ufficiali” sono in questo stato, quelli “clandestini” non sono messi meglio. Anzi. Tra complottisti internettari, inquinatori di pozzi, spacciatori di fandonie e scopritori della patata lessa che non si sa chi non vuole farci conoscere, meglio davvero spegnere il computer e farsi una passeggiata. Il risultato? Nessuno riesce a raccapezzarsi, il mondo ci appare un postaccio indecifrabile e ognuno si barrica nella propria bolla, si aggrappa alle proprie certezze per non perire d’inedia, promuovendo una partigianeria illogica e superstiziosa. Nessuna novità. Già Prezzolini notava che

Tutto è accettato dalle folle: il documento falso, la leggenda grossolana, la superstizione primitiva vengono ricevute senza esame, a occhi chiusi, e proposte come rimedio materiale e spirituale. Giuseppe Prezzolini

Il nostro dovere è allora quello di stabilire dov’è il sotto e dove il sopra di questo mondo all’incontrario dominato da narrazioni spicce, retoriche cialtronesche e violenze alla logica. Non l’ennesimo gruppuscolo di militanti, bensì una società ideale di persone cui non sfugge la complessità.

Di gente che vuole agire (…) il nostro paese ne ha abbondanza. Dove difetta, è nel resto: la cultura, la vera intelligenza (da non confondersi con la furberia), la conoscenza degli altri paesi e della vastità del mondo e dei suoi problemi, la educazione intellettuale e morale, il senso profondo e largo dell’umanità. Giuseppe Prezzolini

La cultura può essere il vaffa di domani, ben più nobile e fruttifero di quello di Grillo, buono solo a trasformare il clickbaiting in dottrina politica. Recedere, senza arrendersi e anzi per meglio studiare il nemico, da questo asilo per l’infanzia che è la politica italiana – dove a ciascuno è permesso di sbragarsi nel populismo mentre vi si accusano gli altri e si può dire una cosa e il suo contrario nel giro di un tweet – può essere la degna strategia di chi non è disposto ad abbandonare l’onestà intellettuale e l’abitudine all'elevazione. Lottare sul campo pre- e post-politico, fuori dalla gabbia in cui berciano i faziosi, ché

i loro gesti e le loro gesta, le loro idee e le loro complicità, i loro silenzi e le loro grida, i loro programmi aperti e quelli taciti, i loro sistemi di lotta, non variano molto; e quello che gli uni fanno, gli altri magari lo rimproverano, ma lo farebbero se ne avessero la possibilità e segretamente lo invidiano e se lo propongono per un’altra volta.

Perciò un’ideale Congregazione degli Apoti, di persone non disposte a bere fandonie né facilonerie, sarebbe un gran bene per l’Italia,

tanto non solo l’abitudine ma la generale volontà di berle, è evidente e manifesta ovunque. Giuseppe Prezzolini

Una comunità immateriale di menti prima che di consumatori e elettori, di persone votate al culto della complessità che ricordino che uno non vale uno, non per trarsi in disparte e rifugiarsi nell'ironica supponenza, ma per “chiarire delle idee, far risaltare dei valori” così da “salvare, sopra le lotte, un patrimonio ideale, perché possa tornare e dare frutti nei tempi futuri.” Decostruire le narrazioni preconfezionate, coltivare il dubbio e l’intelligenza, diffidare tanto più delle proposte quanto più appaiano semplici, sdegnare la retorica emozionale, disertare la mobilitazione demagogica, farsi insomma virus intellettuali nella società. Questo il manifesto per gli spiriti forti, che siano disposti a mantenere “una posizione che chiede un rinnovamento continuo della mente, una capacità perdurante di rifarsi altri di fronte alla realtà.” Che la lezione di Prezzolini serva da programma – questo sì – cui aderire, giacché mai statico e prescrittivo bensì entropico e mutevole come mutevoli sono la vita e il mondo; e che non rimanga una lezione senza scolari, poiché solo una falange di sani agenti patogeni, di storici del presente può costituire un autentico rinnovamento della società.

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