L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 20 maggio 2020

E' la concretizzazione della Strategia della Paura e del Caos nata 11 settembre 2001 quando due aerei fecero crollare tre torri

Compagni che sbandano

di Sandokan
10 maggio 2020

Se nessuna sottovalutazione della minaccia rappresentata dal Covid-19 è giustificata, altrettanto non lo è la psicosi collettiva che ci ammorba da più di due mesi.





Stiamo quindi a queste cifre: i decessi per Convid-19 sono meno della metà di quelli morti l’anno precedente per l’influenza stagionale, sono poco più della metà di quelli morti per malaria, sono il 3,9% di quelli deceduti nel 2019 per fumo.

Più in generale, sempre l’Oms ci informa che nel mondo, i decessi per malattie croniche (cardiovascolari, respiratorie, cancro e diabete), sono ogni anno 15milioni. Di qui le salomoniche direttive dell’Oms per una migliore alimentazione, per un diverso modo di vivere. Detta in modo meno peloso: la madre di tutte le patologie è il modello sociale capitalistico che ci imprigiona.

Ma veniamo a noi, anzi a loro, ai “compagni che sbandano”.

E’ un fatto che la stragrande maggioranza della sinistra, sia quella di regime che quella “antagonista” è caduta vittima di questa irrazionale psicosi collettiva. In buona sostanza queste sinistre hanno difeso le misure estreme di lockdown adottate dal governo. Ciò malgrado si siano dimostrate quasi completamente fallimentari. Peggio, alcuni hanno perso letteralmente la testa invocando misure ancor più restrittive. Non, sia chiaro, richiesta di quarantena per i contagiati e/o per gli strati della popolazione più esposti al rischio. No! no! quarantena obbligatoria per tutti, anzitutto per i sani, sospettati proprio essi come i più perniciosi, untori in quanto “portatori sani”.

Gli “sbandati” si rifiutano ancora oggi di vedere che questa psiscosi è stata voluta, deliberata, comandata. Non si chiedono cioè se non ci sia, dietro a questa psicosi un’intelligenza, delle finalità determinate. Non vogliono vedere come la campagna di terrorismo a scala planetaria sia stata deliberatamente lanciata da alcuni grandi network globali. Non si chiedono a quali potentissimi interessi (tra cui le multinazionali farmaceutiche, quelle delle nuove tecnologie, fondazioni per la ricerca scientifica, ecc.) questi network ubbidiscano. Gli “sbandati” si rifiutano di ammettere che questa psicosi indotta si spieghi anche alla luce della durissima lotta, economica e geopolitica, in seno alle frazioni del grande capitalismo mondializzato —battaglia che tra le sue poste vede il destino di Trump. Non vogliono ammettere insomma, gli “sbandati”, che c’è, da parte del potere, un evidente uso politico e sociale della pandemia. Si rifiutano di vedere che, al di là delle intenzioni di questo o quel governo, la psicosi e il terrorismo sanitario sono oggettivamante funzionali al disciplinamento sociale, che il tutto va nella tendenza ad uno psico-stato-di-polizia.

In altri tempi, ai tempi che la lotta di classe c’era davvero, ai tempi in cui la sinistra era sinistra, non ci sarebbe voluto molto a denunciare il pericolo nascosto dietro all’uso politico della psicosi sanitaria indotta, sarebbe stato facile opporsi alla tendenza oggettivamante autoritaria, alla militarizzazione della vita sociale.

Siamo giunti al punto che questi “sbandati”, in nome della “sicurezza sanitaria” hanno accettato il sicuritarismo sbirresco, la soppressione dei diritti cosituzionali e dello stato di diritto. Paradossalmente si tratta proprio di coloro che c’hanno ammorbato con lo spauracchio di “Salvini fascista”. Non vedono che proprio il governo che è salito al trono col motivo di sventare il pericolo “dell’uomo solo al comando”, in poche mosse (gli anticosituzionali Dpcm), è andato ben al di là dei decreti sicuritari del leghista al Ministero degli interni.

Peggio ancora. Gli “sbandati” non vedono che questa psicosi indotta non ha solo rafforzato la tendenza allo Stato di polizia, non vedono che questa psicosi sta producendo, come effetto collaterale, un mutamento nella mentalità sociale. Il timore verso il potere e i suoi comandi, il sentimento da gregge di pecore, il senso di sottomissione. La trasformazione da cittadini a sudditi. Così ci spieghiamo il fenomeno della delazione e lo spionaggio di massa.

Gli “sbandati” non ci sentono, non ci vedono. Ma parlano. E la sola cosa di cui parlano, per mascherare il loro pornografico avallo al più duro lockdown del mondo, sono i morti e, come nuovi timorati di Dio, invocano la difesa della “vita umana” sopra tutto, e chi se ne frega se è una vita di merda, e chi se ne frega se per difendere il diritto alla vita di alcuni si sacrificano i diritti di tutti, la dignità e la libertà di ognuno.

Verrà il giorno in cui si ricrederanno. Speriamo solo non sia troppo tardi.

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