L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 26 maggio 2020

Il governo, le istituzioni non al servizio dei cittadini ma contro dei essi

Movida, l’inversione delle responsabilità: le autorità contro i cittadini

- 25/05/2020 

La Fase 2 inoltrata ha visto il manifestarsi di un curioso fenomeno: l’inversione delle responsabilità tra autorità e cittadini. Non sono più i cittadini che sottolineano le responsabilità delle autorità, ma quest’ultime che accusano i cittadini per i loro comportamenti, come ad esempio gli assembramenti dei giovani nei parchi o nelle piazze durante l’ora dell’aperitivo. È da questa constatazione che parte l’analisi settimanale dello storico Luca Alessandrini sulle nostre frequenze.
Movida, il frutto dell’ambiguità dei provvedimenti

Alessandrini sottolinea l’ambiguità dei messaggi lanciati dalle autorità durante la pandemia. Un piccolo esempio è quello relativo alle mascherine, che inizialmente dovevano essere certificate e in seguito potevano essere anche autocostruite. Né si sa più nulla della app “Immuni”, che doveva contribuire al tracciamento, uno degli elementi individuati come necessari per la gestione corretta ed efficace della diffusione del virus.

Lo storico riprende le osservazioni del virologo Andrea Crisanti che, a proposito della tanto discussa movida, afferma che non è colpa tanto dei ragazzi, ma delle istituzioni che hanno lanciato messaggi ambigui e incoerenti. E in sostanza siamo arrivati alla Fase 2 impreparati.
L’allarme vero è quello economico

Nella sua riflessione, Alessandrini sposta poi lo sguardo sulla questione sociale ed economica, che da un lato continua a registrare un’eccessiva lentezza degli aiuti dello Stato ad ormai tre mesi dall’inizio della pandemia, lasciando scoperti ancora milioni di italiani, e dall’altro segnala un aumento delle povertà, assolute e relative.

In questa cornice il dibattito italiano a sinistra sembra scarsissimo e più in generale nel discorso pubblico sembrano persistere vecchi tabù, ad esempio sulla partecipazione dello Stato nelle imprese. L’esempio citato è quello di Peugeot, che si fonde con Fca, ma che all’interno della compagine societaria ha lo Stato francese.

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