L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 27 maggio 2020

Il pensiero si contorce per ubbidire agli ordini del Pensiero Unico dominante

MISERIA E NOBILTÀ


(di Walter Raleigh)
27/05/20 

Inno al pensiero scomodo. Generalmente il pensiero scomodo si presenta come il colpo della strega: sta lì, cova, e poi all’improvviso ti lascia piegato in due mentre ti stai allacciando la scarpa. Mentre stai senza fiato pensi a come fare; il problema sta nell’alimentare il cervello. Se si tratta di schiena prendi la famosa pastiglia (senti a me), ma se si tratta di pensiero scomodo diventa molto più difficile, visto che le vertebre cerebrali sono molto più rognose, altro che voltaren!

In questi ultimi anni di pensieri scomodi, che generalmente seguono la moda del salmone che va controcorrente, ne sono usciti diversi, e tutti più o meno caduti nel dimenticatoio.

I militari non fanno eccezione. Chi esprime un parere lontano dalla corrente di maggioranza se è fortunato viene dimenticato, altrimenti si porta il marchio del rompiscatole (se va bene).

Partiamo dai piani alti: l’Ammiraglio Birindelli e, più recentemente, il Generale Bertolini: cosa c’è di più fuori schema se non dichiararsi più o meno apertamente scorretti? Quale Comandante, ora, avrebbe il coraggio di far provare a dei parlamentari le stesse esperienze del suo equipaggio? Del resto se un militare, come dice Bertolini, non può che essere sovranista, ma quale sponda troverebbe? Follia! Il militare è un male necessario: quando serve deve farsi trovare, poi finito tutto, può anche sparire.

In Sicilia pare se lo siano ricordato ad esigenza Covid quasi finita al momento di concedere ai militari le agevolazioni per i mezzi pubblici. È vero che l'italiano medio è sempre stato attratto dalle divise e poco dai doveri, dall'orbace alle guardie civiche passando per i VAF del maresciallo Capurro dei due Marescialli di Totò e de Sica il passo è breve...

Ma è tutta colpa di questo terribile mondo crudele? Non del tutto: il mondo crudele gioca un suo ruolo neanche secondario, visto che tutto quello che influenza e decide anche nel mondo militare sta lì; però è anche vero che il mondo militare non sembra fare molto per evitare di dare impressioni che lasciano per lo meno confusi.

Il colonnello (nonché astronauta) Parmitano ritratta le dichiarazioni che aveva fatto in due diverse occasioni a proposito della pandemia: sorge il dubbio che Parmitano, benché ingegnere ed esperto dello spazio, non sia più in grado di volare tra le stelle, visto che dimentica rapidamente quello che dice.

Ci sono poi le notizie che descrivono regolamenti di conti in corso tra generali aeronautici e ammiragli, con questi ultimi destinati a rimetterci (non le penne perché quelle sono di chi vola).

Diciamoci la verità, non è che l’immagine che viene fuori sia poi così positiva, diciamo che continua a lasciare per lo meno perplessi: alla faccia dell’unità!

Siccome non ci si fa mancare niente, ricordiamo anche i cappellani; tempo fa il cappellano che era stato destinato in Iraq aveva scritto ai suoi vertici, protestando per una lettera con cui i vertici stessi chiedevano di cancellare Giovanni XXIII dall’essere patrono dell’Esercito. È vero che il cappellano scriveva da un mondo interno perché comunque era un militare, ma anche il suo mondo esterno forse qualche dubbio lo ha lasciato, anche perché alla fine i cappellani li paga quella stessa amministrazione che sembra non avere diritto ad avere il patrono (per chi ci crede).

Totale dei dubbi: ma non è che è lo stesso mondo interno che si crea problemi da solo? Non è che nel famoso mondo interno c’è chi non si rende conto di quello che si crea al di fuori, magari lasciando da soli quelli che, purtroppo per loro, fuori rimangono?

Il rischio, pure forte, è che chi rimane chiuso fuori veda tante piccole e grandi corti che guardano solo al loro interno, in un campo anche ristrettissimo perché, alla fine, non è neanche vero che tutti quelli che stanno all’interno stanno bene: è un fatto di nobiltà, se non la si ha quasi quasi si preferisce stare fuori.

Foto: ministero della difesa

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