L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 15 maggio 2020

In un mondo che vuole imporre l'Omologazione a tutti i costi, a questo servono film e serie cinematografiche e Tv, la Scorettezza diventa un pregio

MARCO BERTOLINI, “MILITARMENTE SCORRETTO”


(di Andrea Cucco)
13/05/20 

Chi generalmente assiste ad un intervento di Marco Bertolini può condividere o meno affermazioni a volte "fortine" - soprattutto in un'Italia perbenista e con la testa ficcata in un buco in terra -, di sicuro però non discute l'esperienza militare in cui sono maturate.

Parliamo di un uomo che ha avuto la responsabilità (solo per citarne alcune) del 9° reggimento d’assalto “Col Moschin”, della brigata paracadutisti “Folgore”, del Comando Interforze per le Operazioni delle Forze Speciali e del Comando Operativo di Vertice Interforze.

Il mondo militare è stato spesso criticato come luogo patrio dei sordiani "ottimo ed abbondante". L'esperienza personale mi ha fatto ricredere su molti concittadini in divisa e la loro capacità di dire la verità, anche quando impopolare, o indicare quel che sarebbe giusto per il Paese, anche di fronte al politico (di turno) sbagliato.

Di norma, vista la caratura della seconda repubblica (oggi agli ultimi rantoli), chi si esprime sinceramente non fa molta strada. Marco Bertolini è tra quelli che, nonostante l'estrema schiettezza, ha svolto una brillante carriera militare.

Appena appreso dell'uscita del suo primo libro, è stato impossibile non chiedere un'intervista...

Come le è venuto in mente di scrivere? Si è lasciato tentare dal reducismo che riempie moltissimi libri di memorie?

Nessun reducismo, anche perché credo – sinceramente – che la mia generazione, almeno quella italiana, non abbia vissuto esperienze tali da meritare di essere oggetto di libri di memorie. Non abbiamo combattuto una guerra come i nostri padri e i nostri nonni e le operazioni fuori area alle quali abbiamo partecipato non sono confrontabili con quanto fatto dai soldati di allora, anche se erano certamente meno professionali di quelli di oggi. Al contrario, ci siamo resi protagonisti di quel ’68 dal quale è iniziata l’involuzione del nostro paese e il ribaltamento dei nostri valori di riferimento. Insomma, siamo soprattutto i responsabili di avere sprecato quello che ci era stato lasciato dalle generazioni che ci avevano preceduto, sotto il profilo economico e valoriale.

Più che altro, ho accettato l’offerta dell’editrice Eclettica di Alessandro Amorese per mettere nero su bianco quello che penso su molti argomenti non solo di carattere militare, grazie ad una serie di domande del bravissimo Andrea Pannocchia, sempre partendo dalla prospettiva del soldato italiano, con le sue caratteristiche e anche le sue frustrazioni.


La sovranità compare nel sottotitolo del libro. Mi vuole anticipare qualcosa?

Si, la Sovranità è una delle vittime per eccellenza di questa epoca, ridotta ad ideologia negativa ovviamente combattuta dal benpensantume che sta governando il nostro presente. Invece, è il valore supremo per il quale si impegnano Presidenti della Repubblica e Ministri, ma anche i militari. E questa crisi coinvolge di conseguenza le Forze Armate, intaccate nella loro più profonda ragion d’essere e nell’orgoglio identitario di quello a cui servono.

Non è solo una questione economica, quindi, la crisi del nostro strumento militare, ma soprattutto una crisi di identità, che viene enfatizzata da un ricorso sistematico, in patria, per impieghi di bassa manovalanza “operativa” agli ordini di altre amministrazioni ed alla privazione delle risorse minime in termini di tempo, di infrastrutture e di “procedure” per l’addestramento. Per non parlare della sostanziale assenza di una politica estera per la quale vengano chiamate ad operare. Non sono, infatti, semplicemente uno strumento di difesa, ma anche e forse soprattutto uno strumento di politica estera, senza il quale siamo letteralmente incapaci di tutelare i nostri interessi già a poche bracciate dalle nostre coste. Lo abbiamo visto, in maniera emblematica, in Libia, dove ci siamo prima fatti “violentare” dall’improvvida decisione di alcuni nostri alleati di eliminare Gheddafi e poi dal disinteresse europeo per i problemi che ne erano derivati anche, ma non solo, in termini di immigrazione clandestina. Mi chiedo se quei paesi europei si sarebbero comportati con la stessa spregiudicatezza se nel nostro impareggiabile “Stivale” ci fosse stato uno di loro, la Francia ad esempio con la sua Force de Frappe, o anche la Germania.

Insomma, se l’Italia rinuncia ad essere forte non potrà sopravvivere al centro di un continente Euromediterraneo nel quale si sviluppano frizioni fortissime.

A cosa si deve la scelta del titolo “Militarmente scorretto”?

Ho scelto “Militarmente scorretto” come titolo per il libro-intervista perché sono convinto che in questo tempo essere liberi significhi prima di tutto essere scorretti anche a partire dal linguaggio, utilizzando quella lingua che ci è stata insegnata da piccoli, in famiglia, sul lavoro, a scuola e in caserma.

La nostra si è ridotta ad una società dello spettacolo, nella quale è la finzione ad averla vinta e nella quale un uso sapiente delle parole riesce a far passare per giusto l’ingiusto e il contrario, come vediamo. Questo ha trasformato in disvalore la sovranità di cui dicevo e rende possibile quell’inversione concettuale per cui sarebbe positiva ed addirittura legale la violenza alla nostra sicurezza, come quella di cui è stata protagonista la rastuta comandante della Sea Watch, rinviando invece a giudizio il ministro che ha osato opporsi all’immigrazione clandestina.

Lo stesso camuffamento semantico è responsabile di altre assurdità, come la trasformazione in vittima del malintenzionato che tenta una rapina in una casa e in criminale il pater familias che reagisce con la forza in ossequio a quello che era sempre stato considerato incontestabilmente il suo primo dovere: la difesa della sua famiglia.

Tratterà anche di problemi connessi con l’attuale situazione geopolitica, immagino.

Si, dirò la mia soprattutto su quello che avviene nel nostro spicchio di mondo, modestamente ma cercando soprattutto di interpretare le esperienze che mi sono fatto in 44 anni alle armi.

Il libro è già in vendita? Come lo si può acquistare?

A causa della chiusura dovuta al COVID-19 la stampa e la distribuzione sono andate a rilento. Il libro è in fase finale di stampa e, per ora, è reperibile presso la casa editrice Eclettica. I riferimenti sono indicati nel seguente link:

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