L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 16 maggio 2020

La Bce deve divenire banca centrale prestatore di ultima istanza e tutte le discussioni sul Mes, sul Recovery Fund decadono. Uno dei punti cardini messi in rilievo da l'allora ministro Savona il 7 settembre del 2018 in Politeia


Anche Parigi rinuncia al Mes. Verso lo slittamento del Recovery Fund

Dopo Grecia, Spagna e Portogallo, anche la Francia dice che non attiverà il prestito. La Lega si fa tentare dal Recovery Fund, verso l'astensione sulla risoluzione di maggioranza in Europarlamento

 14/05/2020 17:39 

EPA

Nemmeno la Francia chiederà un prestito al Meccanismo europeo di stabilità (Mes): non conviene, Parigi ha rendimenti addirittura negativi sui decennali, l’Italia no. Ad ogni modo, lo ha chiarito oggi il ministro francese dell’Economia Bruno Le Maire in un briefing con la stampa alla vigilia della riunione dei board dei governatori dell’Eurogruppo che finalizzerà il pacchetto di 540 miliardi di aiuti europei: Mes, iniziativa della Bei e piano Sure della Commissione Ue di sostegno alla disoccupazione. Almeno in prima battuta, l’Italia potrebbe dunque ritrovarsi da sola a chiedere aiuto al Salva Stati, anche se il ricorso al Mes ancora divide la maggioranza di Governo. La Francia si aggiunge a Spagna, Grecia, Portogallo, tutti paesi in difficoltà col bilancio per la crisi da coronavirus ma per ora poco propensi a rivolgersi al Mes.

Il pacchetto che verrà definitivamente licenziato dall’Eurogruppo dovrebbe essere operativo a partire da giugno, tranne forse la parte ‘Sure’, che prevede una garanzia di 25 miliardi di euro da parte degli Stati e sulla quale devono votare i parlamenti di alcuni paesi membri. Il punto è che tarda ad arrivare la cosiddetta ‘quarta gamba’ del pacchetto concordato a fine aprile. Vale a dire il ‘recovery fund’ inserito nel bilancio pluriennale dell’Ue, finanziato con bond emessi dalla Commissione europea ed erogato agli Stati sotto forma di prestiti e sussidi a fondo perduto.

Il recovery fund è il compromesso raggiunto dopo la bocciatura degli eurobond. Ma per ora esiste solo sulla carta. Si attende ancora la proposta della squadra von der Leyen: inizialmente si prospettava una presentazione nella prima settimana di maggio, ora si parla addirittura di fine maggio. Il che rischia di ritardare l’operatività del fondo chiesto dai paesi del sud e quelli con maggiori difficoltà economiche: Italia, Francia, Portogallo, Spagna, Grecia, Irlanda. Ancora non sono sciolti i nodi sulla percentuale tra prestiti e sussidi e sulle dimensioni del fondo stesso. Ed è ancora tutto da sbrogliare il negoziato sul bilancio 2021-2017, sul quale i 27 leader dell’Ue non hanno trovato un’intesa a febbraio, in un vertice durato due giorni proprio mentre in Lombardia e Veneto si affacciavano i primi casi di coronavirus.

E’ allarmato il ministro francese Le Maire: “Se non c’è solidarietà nell’Ue, non c’è interesse politico a costruire l’Eurozona. E credetemi, per certi Paesi, penso in particolare all’Italia, il fatto che manchi la solidarietà rende ridicolo il progetto europeo”. E ancora: “Se c’è il fondo, c’è la solidarietà; se non c’è il fondo, non c’è solidarietà”, fondo che per Le Maire dovrà avere “come minimo” una dotazione di “mille miliardi” di euro. Per il ministro francese, che segue “con attenzione i sondaggi dell’opinione pubblica italiana”, l’Europa “deve fare di più, deve dare prova concreta della sua solidarietà” con Roma. Perché gli italiani, conclude, “hanno la sensazione di essere abbandonati dall’Ue. L’Italia è stata colpita terribilmente dalla crisi e deve essere terribilmente sostenuta”. 

Intanto sul recovery fund si muove il Parlamento europeo, con una risoluzione che chiede alla Commissione Europea di creare strumenti innovativi per raccogliere nuove risorse per un bilancio pluriennale “ambizioso”, dalle tasse sui servizi digitali a quelle sulle transazioni finanziarie. Il testo, al voto nella plenaria in corso da remoto questa settimana, chiede di avere parte in causa come Parlamento nei negoziati sul bilancio, di erogare la maggior parte delle risorse del fondo come sussidi a fondo perduto. Ieri intervenendo in aula la presidente von der Leyen ha garantito che il Parlamento verrà coinvolto nei negoziati. Ma la trattativa tra gli Stati sembra in salita.

La novità politica invece è che gli eurodeputati della Lega hanno messo in dubbio la loro iniziale contrarietà sulla risoluzione e stanno valutando come votare: possibile che si astengano, a differenza dei loro colleghi del gruppo sovranista ‘Identità e democrazia’ che voteranno no. I dubbi sono nati dal fatto che nella risoluzione ci sono elementi “apprezzabili”, dicono fonti leghiste, che riguardano la tassazione sulle multinazionali per recuperare fondi, su altre parti del testo invece restano perplessità. I dubbi sul no al recovery fund si sommano dunque ai dubbi che nella Lega stanno maturando sul no al Mes, dubbi ispirati soprattutto dai governatori del nord che privilegiano la necessità di poter disporre di fondi per le spese sanitarie.

Ad ogni modo, la risoluzione del Parlamento europeo gode del sostegno di una maggioranza ampia: oltre a Ppe, socialisti e liberali, votano a favore anche i Verdi, i 14 eletti del M5s e l’Ecr, il gruppo dei Conservatori e Riformisti di cui fanno parte anche gli eurodeputati di Fratelli d’Italia, i quali però si asterranno. Forza Italia invece è a favore, con il resto della famiglia Popolare.

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