L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 31 maggio 2020

La sconfitta strategica futura degli ebrei-palestinesi sionisti è dovuta alle decisioni di oggi

Netanyahu: annessione sì, ma niente cittadinanza ai palestinesi. Come si chiama questo? Apartheid



di Alberto Negri

Il premier israeliano ripete che non congelerà il piano di annessione e comincerà dalla Valle del Giordano. Ma Netanyahu in un’intervista al quotidiano Israel HaYom, ha messo in chiaro che ai palestinesi (50-65mila) della Valle del Giordano non sarà concessa la cittadinanza israeliana. "Resteranno un’enclave palestinese" ha spiegato "Gerico non sarà annessa…Ci saranno una o due enclave. Non c’è bisogno di imporre la sovranità su di essi. Ma ci sarà un controllo di sicurezza su di loro".

Insomma un furto con scasso, beffe e apartheid.

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di Michele Giorgio - Il Manifesto (30 maggio 2020)

Al premier israeliano Benyamin Netanyahu qualcuno dovrebbe suggerire di leggere o di rileggere “La Guerra del Peloponneso” il capolavoro di Tucidide sulla guerra tra Atene e Sparta (431 – 404 a.C). La grandezza del militare e storico greco sta nell’aver fondato la narrazione degli eventi su resoconti reali e per aver escluso il mito, le leggende e l’intervento delle divinità. Così facendo ha posto le basi per un racconto razionale della storia. 2400 anni dopo Tucidide e centinaia di anni dopo Cartesio, l’Illuminismo, il materialismo storico, Benyamin Netanyahu, primo ministro di uno Stato che egli stesso promuove come un modello di progresso tecnologico proiettato nel futuro, brandisce la Bibbia – scritta secoli dopo i fatti che racconta e con un fragile fondamento storico (come tutti gli altri libri sacri) – per giustificare i suoi appetiti territoriali e negare i diritti dei palestinesi.

Tucidide

Dopo aver rassicurato a inizio settimana il suo partito, il Likud, che l’annessione unilaterale a Israele di larghe porzioni della Cisgiordania sotto occupazione si farà nei tempi previsti (1 luglio), Netanyahu l’altro giorno in un’intervista al quotidiano Israel HaYom, avendo come riferimento costante Eretz Israel, la Terra di Israele della Bibbia, ha messo in chiaro che ai palestinesi (50-65mila) che vivono nella Valle del Giordano non sarà concessa la cittadinanza israeliana. «Resteranno un’enclave palestinese» ha spiegato «Gerico non sarà annessa…Ci saranno una o due enclave. Non c’è bisogno di imporre la sovranità su di essi. Ma ci sarà un controllo di sicurezza su di loro». Netanyahu parla di enclave, tradotto nella realtà sul terreno il termine giusto è Bantustan. Ammesso che qualche piccola entità palestinese veda la luce, sarà comunque sotto il controllo di Israele e priva di sovranità.

A questo proposito Netanyahu ha smentito che l’Accordo del Secolo, il piano di Donald Trump che ha dato il via libera all’annessione della Cisgiordania a Israele, porti alla formazione di uno Stato palestinese. «Tutti i piani offertici in passato – ha osservato – includevano la rinuncia a parti di Israele (inteso come l’Israele della Bibbia), il ritiro ai confini del 1967 e la divisione di Gerusalemme consentendo al contempo ai rifugiati (palestinesi) di entrare in Israele (quindi di tornare nella loro terra di origine come afferma la risoluzione 194 dell’Onu)». «Questo piano – ha sottolineato – offre il contrario. Non siamo noi a dover rinunciare a (territori), lo sono i palestinesi». Netanyahu è stato categorico: i palestinesi devono riconoscere che Israele «è l’unico a dettare le regole di sicurezza sull’intero territorio. Se concordano avranno la loro propria entità che Trump definisce Stato».

In una seconda intervista, concessa a Makor Rishon, Netanyahu ha ribadito che lui non approverà la nascita di uno Stato palestinese. Neppure quello minuscolo, territorialmente spezzettato, privo di sovranità, che vedrà la luce solo a determinate condizioni, teorizzato dall’Amministrazione Usa. I media israeliani escludono anche che il premier accetterà il blocco per quattro anni della costruzione ed espansione di una parte delle colonie ebraiche in Cisgiordania così come indicato dal piano Trump. In questo modo il premier ha placato le proteste di molti coloni israeliani schierati contro l’iniziativa americana perché prevede uno staterello palestinese.

In opposizione ai piani di Trump e Netanyahu, ma senza fare la voce grossa, sono scesi in campo con lettere individuali quattro leader europei. Emmanuel Macron, Boris Johnson, Pedro Sanchez e l’italiano Giuseppe Conte hanno invitato, con accenti diversi, Netanyahu a non procedere con il suo disegno, avallato da Trump. Nella lettera del presidente francese – secondo Barak Ravid della tv israeliana Canale 13 – si chiede al premier israeliano «con spirito amichevole» che «il nuovo governo non compia azioni unilaterali». Secondo Ravid, Conte ha espresso sostegno alla soluzione a Due Stati «sulla base del diritto internazionale».

La sede della Corte penale internazionale all’Aja

Lo spirito «amichevole» degli europei nei riguardi di Israele, mentre si avvicina l’annessione, delude le aspettative dei palestinesi che ora devono fare anche con le reazioni all’annuncio del congelamento degli accordi di Oslo con Israele nel 1993. La Corte penale internazionale, che meno di due settimane fa aveva segnalato di poter procedere contro Israele, martedì ha chiesto chiarimenti in merito all’annuncio di Abu Mazen, poiché potrebbe avere conseguenze per la sua giurisdizione nelle indagini sui crimini di guerra attribuiti dai palestinesi a Israele. «Quella decisione non influisce sulla Palestina come uno Stato riconosciuto dalla maggior parte dei paesi del mondo e con lo status di osservatore presso le Nazioni Unite dal 2012», prevede Diana Buttu, palestinese esperta di diritto internazionale. Una posizione non condivisa da tutti.

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