L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 17 maggio 2020

Le istituzioni (governo), il circo mediatico (televisioni, giornalisti, giornaloni) ci fanno una narrazione dul Mes, ma non solo, basata su fake news. Complottista è chi distorce la verità per suo tornaconto

Quanto costa veramente il Mes e perché finirà nei fondi comuni
Oggi pomeriggio si riunisce l'Eurogruppo per discutere degli strumenti di salvataggio dell'Eurozona dalla pandemia. L'Italia si dimostra scettica sul Mes, così come Francia, Spagna, Portogallo e Grecia

di Elena Dal Maso15/05/2020 12:53

Quanto costa veramente il Mes e perché finirà nei fondi comuni


Oggi pomeriggio a partire dalle 15:00 si riunisce l'Eurogruppo per fare il punto della situazione sugli strumenti da adottare per il salvataggio dell'Eurozona dalla crisi economica innescata dalla pandemia di coronavirus. Si parlerà quindi del Mes, la linea di credito messa a disposizione a livello comunitario che dovrebbe partire dal primo giugno. Ma che non piace troppo ai Paesi del Sud Europa, tanto che nei giorni scorsi il direttore generale del Mes, Klaus Regling, ha organizzato un conferenza stampa europea per convincee l'Italia ad accettare il prestito, sostenendo che Roma risparmierebbe 7 miliardi in 10 anni.

"Ancora nessuno ha dimostrato che il Mes sia senza condizionalità. Quando lo vedremo nero su bianco, ne riparleremo. Voglio parlare sui documenti, e non sulle promesse. I documenti devono essere approvati definitivamente, dopo vediamo", ha detto oggi il capo politico del Movimento Cinquestelle Vito Crimi intervistato a Circo Massimo su Radio Capital. "Il Mes è davvero poco rispetto a una misura massiccia come il Recovery fund. Se passa il Recovery fund, probabilmente del Mes non avremo bisogno e il dibattito sul Mes è superfluo. E poi se oggi tanti paesi stanno facendo marcia indietro, forse qualche domanda dobbiamo farcela", ha concluso Crimi.

Gli ha fatto eco oggi il leader della Lega, Matteo Salvini. Alla trasmissione 24Mattino, il politico ha detto che "se il Mes che è un regalo così vantaggioso, perché è stato rifiutato da Grecia, Spagna, Francia e Portogallo? Evidentemente non è così vantaggioso e ha delle condizioni pericolose per economie nazionali e quindi i soldi preferisco trovarli altrove."

Ma che cosa propone di fatto il Mes ai Paesi messi in ginocchio dal Covid-19? Secondo un documento dello stesso Mes che milanofinanza.it ha potuto leggere, il prestito, che ha un tetto del 2% del Pil di ciascuno Stato (circa 35 miliardi per l'Italia, considerati insufficienti), richiede che "dopo la fine della crisi Covid-19, gli Stati membri dell'area dell'euro rimangano impegnati a rafforzare i fondamentali economici e finanziari, coerentemente con il quadro di coordinamento economico e fiscale dell'Ue, compresa l'eventuale flessibilità applicata dalle competenti istituzioni dell'Ue".

La richiesta economica per sostenere la crisi da coronavirus potrà essere presentata fino al 31 dicembre 2022, ma la data può scivolare se il board del fondo lo riterrrà necessario. Per quanto riguarda le erogazioni, "ogni Stato membro può prelevare in contanti fino al 15% al mese dell'importo complessivo del sostegno per la crisi pandemica. Il Mes può concordare di fornire liquidità aggiuntiva ove richiesto per quanto riguarda erogazioni particolari, su base proporzionale".

Il costo del prestito viene considerato il minimo possibile in base al mercato, con una commissione annuale di 10 punti (pagata in via posticipata), che si affianca ad una di entrata di 25 punti base. E' prevista anche una fee di servizio annuale di 0,5 punti base. Si arriva allo 0,4%, un valore più contenuto rispetto all'emissione di un Btp a 5 anni sul mercato (attorno all'1,5%) o decennale (2,8%). Restano però in vita le due condizioni del Mes: il prestito serve solo per motivi sanitari post-pandemia che il board del fondo andrà a controllare e lo Stato ricevente dopo la crisi deve rientrare nei parametri economici previsti dal'Ue. Ed è questo che sta allontanando i governi dalla proposta di Bruxelles.

Il Mes a sua volta si finanzia sul mercato emettendo bond, potrebbero anche essere strumenti in ottica ESG, spiega il documento, come i Social Bond, un tipo di debito che generalmente finisce nei fondi comuni. Anche perché le emissioni Ue sono AAA, il rating più alto, quindi fra le prime a essere acquistate dai gestori di tutto il mondo.

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