L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 16 maggio 2020

Mes sanità una sospensione temporanea delle condizionalità.

MES? “No grazie”: Atene, Lisbona e Madrid hanno già rifiutato

Seppur in versione "ultralight", lo strumento che, nelle intenzioni dovrebbe aiutare i Paesi più colpiti dalla pandemia, continua a non convincere mentre In Italia non si spegne la polemica

14 maggio 2020

Sembra proprio che il MES continui a non convincere. Non è bastato il “cambio d’abito”e la rivisitazione in versione ultralight per convincere sulla bontà di uno strumento che non riesce a sganciarsi di dosso la pessima nomea che l’ha accompagnato negli anni.

Negli ultimi mesi, tante le rassicurazioni sul fatto che non c’è nessuna trappola in vista eppure la diffidenza resta. Ultimo a intervenire “sponsorizzando” il Mes, è stato nelle scorse ore il Direttore Klaus Regling: “L’unica condizione legata alla linea di credito anti crisi pandemica del MES sarà che il denaro fornito sia utilizzato per spese relative al settore sanitario, ai suoi costi diretti e indiretti”, e “non ci sarà nient’altro, neanche in seguito” in termini di sorveglianza finanziaria speciale; all’Italia, se deciderà di richiederlo, il prestito con scadenza a 10 anni a tassi d’interesse prossimi allo zero permetterà di risparmiare “7 miliardi di euro”.

Al cento di un serrato braccio di ferro tra Paesi del Sud e quelli del Nord Europa, alla fine il MES l’ha spuntata in scia ad un compromesso che prevede un prestito massimo del 2% del Pil da impiegare solo per le spese sanitarie dirette o indirette per il coronavirus, ma con una sospensione temporanea – seppur non regolata giuridicamente – delle condizionalità per i Paesi che ne richiedono l’attivazione.

MES NUOVO, TIMORI VECCHI – Presentato e “impacchettato” per bene, il MES non sembra riscuotere, almeno per ora, l’atteso successo con Spagna, Portogallo e Grecia che hanno già declinato “l’invito”. Allo stato attuale, i governi del blocco meridionale Ue – di cui fa parte anche il nostro Paese – ritengono che non ci siano le condizioni per ricorrere alla nuova linea di credito messa a punto dal Fondo Salva-Stati per affrontare l’emergenza sanitaria.

IL CASO GRECIA – Impossibile, quando si parla di Mes, non tirare in ballo la Grecia che ha fatto sapere di non essere interessata. Visto il rapporto di certo non amorevole con lo strumento, come dargli torto.

Sulla linea del no, saldamente anche Madrid ha fatto sapere che al momento non farà ricorso fondo guidato dal tedesco Klaus Regling. Nelle scorse ore, anche il governo di Lisbona ha escluso la possibilità di ricorrere al Mes.

CHE FARA’ L’ITALIA? – In casa nostra prosegue il dibattito. Il Pd apre mentre il M5S è decisamente meno possibilista. Le opposizioni, Lega e Fratelli d’Italia in particolare, promettono battaglia. 

OCCHIO ALLA TRAPPOLA – “Il Mes non è un regalo, sono soldi dati in prestito, da restituire a precise condizioni scelte a Bruxelles e non in Italia. La Lega, insieme a tanti economisti italiani, continua a ritenere quella del Mes una strada pericolosa e priva di certezze”, tuona il Segretario della Lega Matteo Salvini.

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