L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 27 maggio 2020

Moneta Complementare


Gennaro Zezza
18 maggio 2020

Senza clamori, il governo sta iniziando ad emettere, su piccola scala, della “moneta fiscale”, con una operazione che mi pare molto apprezzabile.
Come abbiamo spiegato a varie riprese, possiamo parlare di “moneta fiscale” quando il governo emette un mezzo di pagamento che è disposto ad accettare per la estinzione di un debito fiscale, come il pagamento dell’Iva, dell’Irpef, o di tributi locali.
La nostra proposta suggeriva di introdurre una moneta fiscale in ogni Paese dell’Eurozona, come primo passo di una trasformazione dell’Euro da moneta unica a moneta comune, ma questo non è, per il momento, nelle intenzioni del governo.
Sembra invece confermato che alcune tipologie di moneta fiscale siano già disponibili: un bonus di (massimo) 500 euro per le vacanze per le famiglie con un reddito ISEE basso; un bonus bici fino a 500 euro che copre il 60% del costo di acquisto di biciclette o altri mezzi di mobilità sostenibile; il c.d. “ecobonus” al 110% per gli interventi di riqualificazione energetica e antisismica.
In tutti questi casi, il governo emette uno “sconto fiscale” che il consumatore può utilizzare a detrazione dei suoi debiti con il fisco, o trasferire al venditore, o – pare – trasferire come credito fiscale ad una banca.
La portata macroeconomica di questi interventi sembra per il momento limitata, ma sono esperimenti che saranno utili per valutare due possibili conseguenze, e possibilmente verificare limiti e condizioni di un ricorso più ampio alla moneta fiscale.
1. La moneta fiscale che viene creata genera un aumento del PIL.
I critici della moneta fiscale, che coincidono di solito con i critici della monetizzazione del debito pubblico da parte della Banca centrale, hanno in mente un mondo in cui il sistema economico sta già producendo quanto è in grado di produrre. Immettere altra moneta, in questo caso, non può che tradursi in un aumento generalizzato dei prezzi. Consideriamo invece il bonus vacanze: se arriva ad un famiglia che ha un reddito vicino al livello di sussistenza, e che non sarebbe andata in vacanza, consente di aumentare i consumi, e cioé le vendite di servizi da parte di albergatori e ristoratori. In questi casi l’aumento del PIL è, come minimo, pari all’importo del bonus vacanze: come minimo perché se a loro volta albergatori e ristoratori utilizzano parte dei maggiori guadagni per incrementare le loro spese – in base al noto moltiplicatore Keynesiano – l’aumento del PIL sarà anche maggiore.
Diverso sarebbe il caso in cui un bonus fiscale arrivi ad una famiglia con un reddito più elevato: in questo caso, la famiglia potrebbe aumentare i consumi solo in parte, e aumentare invece i propri risparmi, con un impatto sul PIL di minore entità.
Sarà interessante valutare, quando i dati saranno disponibili, quanto di questi interventi si sarà tramutato in aumento di produzione di beni e servizi.
2. Potrebbe aumentare il gettito fiscale.
L’acquisto di beni e servizi con bonus fiscali costringe il venditore a registrare il “vero” valore del fatturato, e ad effettuare i pagamenti fiscali corrispondenti, con una possibile riduzione dell’evasione ed elusione fiscale. Qui si aprirebbe un ampio spazio di discussione sulla (in)sostenibilità del regime fiscale corrente, che non mi sembra opportuno affrontare ora: ritengo che vada ridotto il carico fiscale sul lavoro, e forse anche sul reddito d’impresa, tornando invece ad aumentare la progressività dell’imposta sul reddito e, soprattutto, spostando decisamente il prelievo fiscale sulla rendita, definita in senso ampio.

Per concludere, cosa ci consente di controllare il valore della moneta? Se la emette una Banca centrale indipendente, non vedo alternative alla emissione a fronte di acquisizione di attività finanziarie di pari ammontare all’attivo, che possano essere eventualmente rivendute per distruggere la moneta creata. Moneta a debito, dunque.
Ma nel caso di moneta fiscale, o di moneta creata da una Banca centrale che operi in sintonia con il Tesoro, la distruzione della moneta avviene tramite il prelievo fiscale: come il governo crea potere d’acquisto emettendo un buono fiscale, così lo “distrugge” nel momento del pagamento delle imposte. Non credo che vedremo mai moneta gettata dall’elicottero… se non con modalità che consentano, quando necessario, di distruggere la liquidità creata in eccesso.

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