L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 27 maggio 2020

Tra gli euroimbecilli che vivono a Palazzo Chigi qualcuno larvatamente comincia a capire che cosa è veramente il Recovery Fund, uno strumento più raffinato del Mes per rapinare i risparmi degli italiani e delle poche aziende ancora rimasteci, dei porti e aeroporti Grecia docet

Il Recovery fund è il nuovo Mes?/ Tattica di Francia e Germania per mantenere vincoli

Pubblicazione: 26.05.2020 - Alessandro Nidi

Nei corridoi di Palazzo Chigi si fa largo l’ipotesi che il Recovery fund sia in realtà un espediente per reintrodurre le condizionalità previste dal Mes

Emmanuel Macron con Angela Merkel (LaPresse)

La tensione, fra i corridoi di Palazzo Chigi, è palpabile: il Recovery fund, a detta di alcuni esponenti della maggioranza, non sarebbe nient’altro che il nuovo Mes, elaborato da Francia e Germania per mettere l’Italia spalle al muro e consentire al Governo di Bruxelles di mantenere i vincoli stringenti previsti nel precedente strumento politico. Come riferito in queste ultime ore da “Italia Oggi”, il timore che serpeggia in queste ore fra i nostri vertici amministrativi e, in particolare, fra gli esponenti della maggioranza parlamentare, con particolare riferimento al Movimento 5 Stelle, coincide con l’eventualità molto probabile che il Recovery fund sia un espediente atto a condizionare pesantemente le decisioni di politica interna degli Stati membri dell’Unione Europea, assoggettandoli così a decisioni e richieste di quest’ultima. Quali potrebbero essere le restrizioni per l’Italia? Il rischio concreto è che l’Europa chieda alla nostra nazione di adottare provvedimenti in materia di pensioni e mercato del lavoro.

IL RECOVERY FUND È IL NUOVO MES? SPUNTA IL “DOSSIER EUROPA”

Un punto di vista non condiviso all’unanimità. D’altro canto, pochi giorni fa Nicola Zingaretti, segretario del Partito Democratico, dichiarò: “La proposta di Francia e Germania sul Recovery fund è un passo avanti importante, così come la riflessione di Lagarde su un nuovo Patto di Stabilità. Gli europei si stanno muovendo nella giusta direzione. Ora continuiamo la battaglia per una nuova Ue della crescita, del lavoro e della giustizia sociale”. Sostanzialmente, una piena promozione per l’intuizione avuta da Emmanuel Macron e Angela Merkel, che hanno lavorato di comune accordo alla redazione di questo strumento. Tuttavia, alcuni membri del nostro Governo stanno prendendosi cura di quello che è già stato ribattezzato “dossier Europa” e non nascondono la loro preoccupazione a “Italia Oggi”: “Hanno fatto quello che si suol dire il gioco delle tre carte: ben sapendo che il Mes ormai è uno strumento politicamente ‘bruciato’ cioè che nessuno vorrà utilizzare, hanno deciso di spostare tutte le condizionalità sul Recovery fund, facendo così rientrare dalla finestra vincoli e requisiti che ormai sembravano usciti dalla porta”. Una testimonianza inquietante e uno scenario decisamente preoccupante per il futuro del nostro Paese, già zavorrato di per sé dalla crisi socio-economica figlia del Coronavirus.

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