L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 25 maggio 2020

Trappola per gli euroimbecili tontoloni al governo

Recovery Fund: vera soluzione o MES “mascherato”?

Per molti, dietro al piano Merkel-Macron, si nascondere l'ennesima "trappola" per l'Italia

25 maggio 2020

No al MES. Sì al Recovery Fund. Se il primo è, infatti, stato bollato con l’etichetta di trappola, dunque da fuggire a tutti costi, il secondo aveva accesso anche dalle nostre parti un moderato entusiasmo.

Nei giorni scorsi Merkel e Macron hanno tirato fuori dalla cassetta degli attrezzi un bazooka da 500 miliardi di euro, a fondo perduto, raccolti sul mercato attraverso bond della Commissione europea, destinati ai Paesi ai più colpiti dall’emergenza sanitaria. Una proposta, quella che viaggia sull’asse Parigi-Berlino, che sembrava aver convinto anche i mercati che hanno risposto positivamente.

Tutto risolto? Ovviamente no. Con il passare delle ore, non sono in pochi a lanciare l’ipotesi secondo la quale la Francia avrebbe “finto” di capeggiare il fronte del Sud Europa schierandosi solo in apparenza contro la Germania, dalla quale non si è in realtà mai dissociata, fino all’annuncio dell’ennesima intesa franco-tedesca, con la creazione di un nuovo strumento finanziario, il Recovery fund appunto, pensato per favorire la ripresa dell’economia europea.

Sono bastate poche ore e. come in un copione già scritto, è arrivato lo stop. Il primo a parlare il leader austriaco Sebastian Kurz, che dopo una consultazione lampo dopo essersi consultato con i governi del Nord Europa (Olanda in testa) ha ribadito la medesima posizione. In pratica, nulla è cambiato: niente sovvenzioni UE a fondo perduto, ma soltanto prestiti, e ben condizionati.

E se, come si dice, il diavolo sta nei dettagli, ce n’è uno che ha iniziato a far pensare male più di qualcuno al quale non è sfuggito che nel comunicato franco-tedesco sul Recovery Fund sta scritto nero su bianco che il supporto sarà basato “sul chiaro impegno a seguire politiche economiche sane e un programma di riforme ambiziose”. Sia chiaro, si viaggia sul binario della diplomazia, dunque, nessun riferimento esplicito ma il richiamo rimanda a “precise condizionalità” da imporre a chi deciderà di far uso dello strumento.

Per molti, dunque, siamo in presenza, più o meno, di un MES “mascherato” senza contare che se nei giorni precedenti Conte e Gualtieri parlavamo di una cifra attorno ai mille miliardi, il Recovery Fund targato Merkel-Macron vola decisamente più basso, sfiorando quota 500 miliardi di euro. Di fatto, la metà.

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