L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 16 maggio 2020

Un governo teso solo in difesa di se stesso lascia ampi spazi alle manovre del Sistema mafioso massonico politico istituzionalizzato

GRATTERI E IL CARDINALE SEPE. UN UNICO GRIDO: NON FATE ARRIVARE PRIMA LE MAFIE

Pubblicato 15/05/2020
DI MARINA NERI

“La ‘ndrangheta è già arrivata prima dello Stato, nel mirino c’è il brand Italia” Con questa frase rilasciata durante un’ intervista Nicola Gratteri, procuratore capo della Repubblica di Catanzaro, reitera il suo grido incessante.

Ormai l’ allarme che lui lancia è quotidiano perché conosce benissimo la capacità che ha la potente organizzazione criminale di permeare ogni aspetto del vivere civile, in primis quello economico.

Pecunia non olet è il mantra di ogni consorteria calabrese capace di riciclare il denaro guadagnato con il narcotraffico e gli affari illeciti ,reimmettendolo in circolazione su circuiti legali per mezzo di prestanome con fedina penale illibata.

Gratteri in questi giorni di crisi dovuti alla pandemia ha più volte allertato affinché il fiume di denaro che lo Stato sta mettendo a disposizione dei cittadini, soprattutto quello a vantaggio delle imprese , abbia seri controlli sui richiedenti e sulla destinazione vincolata.

Gratteri teme che la ‘ndrangheta arrivi prima dello Stato negli aiuti alle imprese e anche ai singoli. Non soffre di problemi di solvibilità ed è pronta in qualsiasi momento ad erogare denaro come aprendo un semplice rubinetto laddove lo Stato dimostra di essere sempre più vittima di ritardi dovuti a pastoie burocratiche e a una elefantiaca macchina amministrativa.

Lo ripete da tempo il magistrato impegnato in prima linea nella lotta alle mafie: occorre snellire e svecchiare ogni procedura.

La paura di Gratteri è che la ‘ ndrangheta fagociti quel che resta del tessuto sano della società perché la gente prostrata e frustrata dalla crisi economica, trovando la strada sbarrata da austerity e da indicibili ritardi nell’ erogazioni degli aiuti, sarà tentata di rivolgersi a una piovra che stritola e infetta tutto ciò che tocca.

È lo stesso grido lanciato qualche giorno fa dall’ arcivescovo di Napoli , cardinale Sepe: “Penso ai quartieri più a rischio della nostra città, là dove il bisogno può creare occasioni per la camorra di inserirsi e di esercitare il suo nefasto potere. C’è chi è bravo a far fortuna in tempi di epidemia…”
Il porporato ha chiesto la protezione di San Gennaro sulla città e ha esortato i politici a non sottovalutare il grido del popolo indigente: “Muoviamoci! Intervenite subito, perché la malavita è più rapida della nostra burocrazia! La camorra non aspetta! Bisogna fare più in fretta di loro”

Due uomini. A difendere altri uomini, i deboli e gli afflitti. Un unico grido. Un’ unica esortazione.

Nessun commento:

Posta un commento