L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 11 giugno 2020

Anche l'Ocse si allinea e ci regala la dose quotidiano di terrorismo mediatico che ben si inserisce nella Strategia della Paura e del Caos

Allarme OCSE: ecco cosa accadrebbe davvero all’Italia con una seconda ondata di COVID

10 Giugno 2020 - 13:38 

L’allarme dell’OCSE sul PIL e sul debito pubblico dell’Italia. Cosa accadrebbe al Belpaese con nuova ondata di coronavirus?


Per il PIL dell’Italia una nuova ondata di COVID-19 sarebbe disastrosa.

A confermare una considerazione già in parte radicata è stata oggi l’OCSE, che ha analizzato più da vicino la situazione del Belpaese, uno dei più colpiti (soprattutto economicamente) dalla pandemia.

Secondo l’organizzazione, una seconda ondata di coronavirus potrebbe mettere a tappeto il PIL dell’Italia e potrebbe determinare un crollo del 14%. Ma non è tutto.
L’allarme dell’OCSE sul PIL italiano

L’ultima analisi dell’OCSE si è occupata dell’Italia e lo ha fatto da diversi punti di vista. Innanzitutto, secondo le previsioni dell’Organizzazione se il Belpaese riuscirà a lasciarsi definitivamente alle spalle l’emergenza il PIL italiano scenderà dell’11,3% nel 2020, ma risalirà del 7,7% nel 2021.

Discorso diverso, invece, se la Penisola verrà investita da una nuova ondata di contagi che potrebbero far crollare il Prodotto Interno Lordo di 14 punti percentuali nell’anno corrente, per un rimbalzo più contenuto (del 5,3%) il prossimo.
Non solo PIL: occhi sul debito pubblico

Sempre nel caso in cui l’Italia dovesse fare i conti con una nuova ondata di coronavirus, il debito pubblico finirebbe per gonfiarsi ancora e per salutare con mano il 134,8% registrato nel 2019. Le previsioni dell’OCSE hanno parlato chiaro e hanno messo nero su bianco i seguenti dati (rapporto debito/PIL):
169,9% nel 2020;
165,5 nel 2021.

Bisogna fare di più
“Le misure d’urgenza per far fronte alle ricadute economiche della crisi sono giustificate e si dovrebbero completare e raddoppiare gli sforzi per proseguire un ambizioso programma di riforme strutturali”,
si legge nel report dell’OCSE, che ha chiesto di migliorare l’accesso ai programmi di sostegno al reddito, come il RdC, mettendo al contempo in guardia sui rischi riguardanti il settore turistico.

Quella attuale, d’altronde, è la crisi più grave mai conosciuta:

“la riduzione del 6% del Pil mondiale che prevediamo nel 2021 supera ampiamente tutte le riduzioni verificatesi negli ultimi 60 anni dalla creazione dell’OCSE”.

Il recupero economico dovrà passare necessariamente per un controllo definitivo del coronavirus.


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