L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 27 giugno 2020

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CORSA AL BUNKER EXTRA LUSSO, I MILIONARI DELLA SILICON VALLEY INVESTONO SULLA FINE DEL MONDO

26 giugno 2020, ore 19:00

Dalla palestra alla piscina, spese folli per sopravvivere con sfarzo anche a un disastro nucleare

Bunker super attrezzati per sopravvivere alla fine del mondo

I prefabbricati antiatomici del futuro possono ospitare fino a 300 persone, pesano in media 150 tonnellate, e la compagna specializzata che li costruisce li spedisce con 20 container dal Texas fino al luogo di destinazione. I bunker per la sopravvivenza prodotti dalla società Rising S Company sono l’ultima moda degli ultraricchi che cercano un rifugio sicuro per il Giorno del giudizio.
E sono molte le persone facoltose, tra cui i milionari della Silicon Valley, che si stanno preparando alla fine del mondo. L’Apocalisse, oggetto di trame di molti film, è diventata qualcosa di molto concreto per i ricconi che si stanno attrezzando a ogni evenienza. Grandi investimenti sono stati dirottati verso l’acquisto di bunker super lusso, con tanto di palestra, piscina e cinema. La località prescelta per la creazione di questi bunker è la Nuova Zelanda, paese praticamente neutrale. Molti bunker sono stati già costruiti. Il più completo, chiamato The Aristocrat, costa quasi dieci milioni di euro, escluse le tasse d’installazione. Può contenere fino a 50 persone e ha porte antiproiettile, un sistema di ricarica alimentata dal sole e, tra i tanti lussi, anche una pista da bowling. Sarebbero almeno sette, negli ultimi due anni e mezzo, gli imprenditori della Silicon Valley che hanno fatto trasportare giganteschi cassoni di cemento armato e acciaio dal South West americano alla Nuova Zelanda, il Paese preferito dagli isolazionisti più fanatici. Tra i milionari che si sono voluti togliere lo sfizio di un “mega gioiello sottoterra” figura Peter Thiel, co-fondatore di Paypal, che ha speso quattro milioni di euro per un bunker costruito a Queenstown. Altri ricconi quali James Cameron e Julian Robinson hanno deciso di seguire questa nuova moda, credendo, evidentemente, anche a una imminente catastrofe. 




Decine di bunker costosissimi in Nuova Zelanda

La Nuova Zelanda, composta da due grandi isole a sud-ovest dell’Oceano Pacifico, è diventata, negli ultimi tempi, una destinazione popolare per i super ricchi che vogliono sopravvivere a qualsiasi tipo di catastrofe. Il motivo? La Nuova Zelanda è terreno neutrale, non è un obiettivo nucleare, non è un posto dove ci sono grandi tensioni sociali, almeno fino a poco tempo fa quando Christchurch è stata sconvolta dal più grande omicidio di massa della storia del Paese, che ha visto l’uccisione di 50 musulmani per mano di un suprematista bianco. Ma per alcuni privilegiati, in particolare della Silicon Valley, la Nuova Zelanda (ultima fermata della civiltà prima di salpare per l’Antartide) è una terra che ben si adatta ad accogliere visionari milionari catastrofisti. Già nel 2011, Peter Thiel dichiarava che la Nuova Zelanda era quello che più si avvicinava alla sua idea di futuro, e dopo avervi trascorso appena 12 giorni ne otteneva il passaporto, con la viva soddisfazione delle autorità locali, che speravano in lauti investimenti. A rivelare la pratica-lampo è stato un altro pezzo grosso della Silicon Valley, Sam Altman, che ha raccontato che in caso di collasso sistemico, causato da un attacco biochimico o una guerra tra potenze atomiche, lui avrebbe trovato rifugio in questa parte di emisfero australe. Dove? Proprio nella casa-bunker di Thiel, da quattro milioni di euro, dotata tra l’altro di una stanza antipanico.

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