L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 15 giugno 2020

Costruire nuove carceri è un investimento pubblico strutturale

Carceri, Gratteri dalla parte del Dap: «No alla gestione allegra dei penitenziari»

Il procuratore di Catanzaro d'accordo con il Dipartimento che vuole più rigore nel sistema di alta sicurezza: «Rivolte dovute a celle aperte»

14 giugno 2020 11:15

Il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri

«Lasciare le celle aperte non c'entra nulla con la finalità rieducativa della pena. Al contrario, il fatto che fino a oggi non siano state seguite le regole, per rendere più aperta la detenzione, è un messaggio diseducativo ai detenuti. Una gestione allegra, a maglie larghe del carcere, in violazione dell'ordinamento penitenziario, è un incentivo alla non osservanza delle regole. Se chi è preposto al controllo non osserva le regole, è un pessimo educatore, dà un pessimo messaggio alla popolazione carceraria».

Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica a Catanzaro, in un'intervista a “Il Fatto” dice di essere d'accordo con il giro di vite del Dap per rendere più rigoroso il regime carcerario di alta sicurezza.

«Le rivolte sono state possibili anche perché le celle erano aperte, anche nei reparti di alta sicurezza. In questi sono reclusi non i capi, ma gli esecutori, che hanno una normale ammirazione nei confronti dei capi e sono garzoni e strumenti dei capi. Le rivolte nelle carceri sono state possibili e così devastanti proprio per le celle aperte e la promiscuità praticata negli istituti».

Per Gratteri «siamo ancora in un momento di confusione» nella gestione carceraria. «Ma vedo che qualche correzione si sta apportando. Io penso che la strada giusta sarebbe quella di porre, finalmente, il problema della nuova edilizia carceraria. È arrivato il momento di avviare la costruzione di nuove carceri. Nella fase post-coronavirus si stanno mettendo a disposizione molte risorse per l'economia, per le infrastrutture. Ci sono soldi che ieri non c'erano: ebbene, è questo il momento per costruire quattro nuove carceri in Italia, distribuite tra nord, centro e sud, per 20mila posti. Sarebbe la fine del sovraffollamento carcerario».

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