L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 26 giugno 2020

Dietro mille e mille scelte scellerate una molto coraggiosa


MAORI KAITIAKITANGA: COME SI SALVA UNA FORESTA IN NUOVA ZELANDA

La Nuova Zelanda ha mostrato al mondo come salvare una foresta, restituendola al suo popolo nativo che la custodirà come fecero gli antenati.

di REDAZIONE 25 GIUGNO 2020

Te Urewera in Nuova Zelanda è una delle foreste pluviali più isolate del paese e per la prima volta al mondo si è scelto di salvare la foresta ricostruendo l’antico equilibrio sostenibile tra nativi e natura.


Salvare una foresta cancellando un parco

Te Urewera è la più grande foresta pluviale dell’Isola del Nord della Nuova Zelanda, che si estende su 2.127 km quadrati di aspre colline, vasti laghi blu e fiumi veloci. Questa foresta, già proprietà dello Stato e Parco Nazionale, nel 2014 è stata dichiarata entità legale propria, quindi non più dello Stato e l’originario popolo Tuhoe suo custode.

I Tuhoe, chiamati dai primi esploratori Figli della nebbia, sono oggi circa 40.000 – di cui circa 7.000 vivono nelle valli del fiume Te Urewera e nelle radure della macchia – sono legalmente responsabili della salvaguardia della foresta pluviale.

Essi proteggono il prezioso sito attraverso un’antica pratica Maori conosciuta come kaitiakitanga, traducibile tutela, ed è un modo di gestire la foresta basato su una visione del mondo Maori.
Maori Kaitiakitanga: Al popolo Tuhoe il compito di salvare la foresta

Ecco, quindi, che per salvare una foresta si è scelto prima di comprendere lo stretto rapporto tra natura e uomo e poi di ricostruirlo così come in origine.

La pratica Maori Kaitiakitanga implica, infatti, la comprensione della stretta connessione tra uomo e natura, cioè vedere l’uomo come parte del mondo naturale e salvare la foresta proteggendo la forza vitale degli alberi, dei fiumi e dei laghi, lasciandoli proprio sotto la loro cura e protezione dell’uomo.

Questa pratica oggi si concretizza nel monitoraggio della salute della foresta, dei laghi e dei fiumi attraverso l’osservazione e la raccolta di dati, la piantumazione di alberi autoctoni, il controllo degli animali della foresta, nonché la tutela dei fiumi e dei pesci che li popolano.
Salvare una foresta cambiando il rapporto con l’uomo

La foresta Te Urewera è aperta ai turisti, ma la sfida per l’originario popolo della foresta è far comprendere anche ai turisti stessi che il contatto con questa fitta foresta, ricca di acqua e cascate, non si deve esaurire in una banale vacanza in una parte del mondo.

I Tuhoe hanno capito e deciso che per salvare la foresta debbono insegnare anche alle persone che non vi hanno mai vissuto a vedere la natura come un insieme di risorse discrete da gestire e utilizzare. I Tuhoe, infatti, chiedono alle persone di vedere Te Urewera come un sistema vivente da cui gli altri dipendono per la sopravvivenza, la cultura e l’ispirazione.


Te Urewera e il suo popolo insegnano, quindi, che per salvare una foresta è fondamentale scegliere di rapportarsi alla stessa in senso fisico, ambientale, culturale e spirituale.

L’obiettivo, perciò, non è più la migliore foto di se stessi vicino a una cascata, ma incontrare la gente del posto, imparare la loro storia e capire i valori alla base di quello stile di vita sostenibile che ha sempre consentito un reciproco rispetto natura – uomo.

Nessun commento:

Posta un commento