L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 18 giugno 2020

Dopo invaso pezzi importanti delle terre siriane ricche di petrolio, gli statunitensi continuano e aumentano le sanzioni disaggregando la già debole economia dovute a nove anni di guerra imposta dagli Stati Uniti, ebrei, Francia, Gran Bretagna, Qatar, Turchia

MEDIO ORIENTE

Siria, entra in vigore il Caesar Act: le nuove sanzioni Usa mettono in ginocchio Damasco

Da oggi sono in vigore i nuovi provvedimenti economici contro l’establishment siriano. La lira siriana crolla del 70 per cento e i prezzi salgono del 50. Non si fermano le manifestazioni contro il presidente Bashar Assad
di Marta Serafini
17 giugno 2020


Ancora sanzioni. E ancora dimostrazioni di piazza contro il carovita. L’entrata in vigore oggi del Caesar Syria Civilian Protection Act — meglio noto semplicemente come Caesar Act dallo pseudonimo del disertore che portò fuori dal Paese le prove delle torture e degli abusi- darà probabilmente il colpo di grazia a un’economia siriana già in ginocchio dopo anni di conflitto.

Promosso dall’amministrazione statunitense di Donald Trump, il Caesar Act include nuove sanzioni sia contro il governo siriano, innanzitutto il presidente Bashar al Assad, per crimini di guerra sulla popolazione, sia provvedimenti contro singoli individui e società che lo hanno sostenuto economicamente. Parti del provvedimento sono già state incorporate nel National Defense Authorization Act per l’anno fiscale 2020. Si tratta di un provvedimento atteso ma che arriva in un momento particolarmente delicato per il regime siriano.

Nelle scorse settimane, si è registrato un crollo della lira siriana, in vista dell’entrata in vigore della legge. A partire da aprile, infatti, la moneta di Damasco ha perso oltre il 70 per cento del proprio valore, in un processo di deprezzamento a fronte del dollaro che si è aggravato ulteriormente nel corso della settimana passata. La vertiginosa svalutazione della moneta nazionale ha contribuito all’innesco di una dinamica inflattiva che ha portato nel giro di un mese i prezzi dei beni di maggior consumo ad aumentare di oltre il 50 per cento. L’impennata dei prezzi ha colpito ulteriormente la popolazione che secondo le Nazioni Unite vive per l’80 per cento in condizioni di povertà, con 9,3 milioni di siriani soggetti a insicurezza alimentare in base a dati del Programma alimentare mondiale (erano 7,9 milioni alla fine del 2019). Inoltre La situazione economica è stata aggravata dalle misure di contenimento del coronavirus e dal conseguente blocco di gran parte delle attività, in particolar modo quelle informali. Della situazione ha tenta di approfittare la Turchia: a Idlib le autorità ribelli a hanno lira turca dopo crollo valuta siriana .Secondo quanto riporta la stampa libanese, il governo della salvezza, un organo amministrativo collegato al gruppo militante Hayat Tahrir al Sham che domina la regione di Idlib, ha gia’ iniziato a pagare stipendi in lire turche lo scorso mese, incaricando i commercianti i cambiavalute a far circolare monete e banconote turche di basso taglio da utilizzare per gli scambi giornalieri.

L’aggravarsi delle condizioni economiche ha portato la popolazione in piazza in vari centri del paese, tra cui la città di Sweida, capoluogo dell’omonimo governatorato della Siria meridionale, principale epicentro delle proteste, e Latakia, considerata una delle roccaforti della minoranza alawita legata al presidente Assad. Nelle rare manifestazioni di protesta in questa regione del Paese si sono registrate per la prima volta anni slogan contro il governo di Bashar al Assad, che hanno messo il governo di Damasco in una condizione particolarmente delicata e che hanno costretto il presidente a licenziare il primo ministro in vista del voto del 19 luglio.

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