L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 4 giugno 2020

e nelle mie arterie il richiamo della Terra è trionfante

“Radice della mia radice”

Posted on 04/06/2020 by Miguel Martinez

Scopro solo adesso che Rim Banna è morta, già due anni fa, di tumore, a 51 anni.

Rim Banna, nata a Nazaret come un certo figlio di falegname, era nota nel piccolo mondo di appassionati di storie palestinesi, ma la ricchezza della sua arte va molto oltre la miseria della cronaca politica.


Rim Banna la scoprii anni fa su Internet, e restai colpito da come questa donna visionaria – certamente militante, ma mai rancorosa – riuscisse a fondere insieme la ricchezza della poetica araba, visioni di una natura mediterranea, un senso del sacro insieme cristiano e islamico e tanto altro…

Provo a tradurre una sua canzone, non a caso, perché racconta di come tutti noi ostinati, folli, sognatori, ritorneremo e ritorneremo ancora.

Per mia fortuna il testo è in arabo classico (lei ha cantato anche molte canzoni in palestinese): con ciò che significa di tempi, pause, sillabe allungate, riferimenti sottintesi, metafore, attenzione alle vocali che seguono le enfatiche, chiarezza di enunciazione.

E un vocabolario immensamente ricco, di cui si perdono i due terzi in traduzione (oltre ai nove decimi che si perdono per mia incompetenza).

Su ogni parola, ci sarebbe da soffermarsi e perdersi in meandri… (come l’uso del plurale del plurale).

“O radice delle mie radici, è certo che io ritornerò, aspettami.
Nella luce degli olivi, nel colore delle farfalle
nel riverbero e all’ombra dell’argilla dell’inverno
d’estate, la polvere in cui si vedono le orme delle gazzelle
e le tracce dei piedi degli uccelli.
C’è desiderio di tempesta nei miei passi, e nelle mie arterie
il richiamo della Terra è trionfante.
E conserverò la mia voce. E la mia fragranza,
e la mia forma
o fiori, o fiori!”

يا جذر جذري إنني سأعود حتماً
فانتظرني .
انتظرني في شقوق الصخر والأشواك .
في نوّارة الزيتون في لون الفراش
وفي الصدى والظلّ في طين الشتاء
وفي غبار الصيف في خطو الغزال
وفي قوادم كلّ طائر .
شوق العواصف في خطاي . وفي شرايني
نداء الأرض قاهر
أنا راجع فاحفظن لي صوتي . ورائحتي
وشكلي
يا أزاهر . يا أزاهر



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