L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 25 giugno 2020

Elezioni statunitensi o vince l'uno o l'altro per noi cambia poco. I danni sono continui: mercenari tagliagola terroristi in Siria, guerra in Yemen, distruzione della Libia, 19 anni di guerra all'Afghanistan, attacco all'Iraq per armi di distruzione di massa inesistenti, sanzioni a paesi poveri, Siria, Libano indirettamente, Iran, proibizioni di commerciare con la Russia e sanzioni per Euroimbecilandia, avvallo ai sionisti ebrei ad annichilire il popolo palestinese, assassini di stato di dirigenti di altre nazioni. Occupazione da 70 anni del suolo italico con decine e decine di basi militari

Alberto Negri - La "beffa di Tulsa" cambia poco: chiunque vince negli Usa strangola tutti gli altri


Di Alberto Negri* - Quotidiano del sud

Per il presidente quel palazzetto semivuoto è un brutto segnale elettorale. Ma per noi cambia poco: chiunque vinca gli Usa strangolano tutti con le sanzioni, compresi gli europei. Negli ultimi 20 anni repubblicani e democratici hanno causato direttamente o indirettamente milioni di morti e di profughi.

L’ideale sarebbe che anche noi potessimo votare per le presidenziali americane visti i guai arrecati dagli Usa nel mondo.

Per questo non bisogna troppo illudersi della crisi di Trump dopo la “Beffa di Tulsa” in Oklahoma: qui gli utenti di Tik Tok ha fatto a gara per prenotarsi con l’intento di disertare l’evento. Risultato: un palazzetto mezzo vuoto e un Trump che è tornato alla Casa Bianca scuro in volto e la cravatta slacciata sulla pancia come un piazzista deluso e sbrindellato.

Ma in fondo chi governa gli Usa negli ultimi vent’anni è relativo: tutti gli inquilini della Casa Bianca fanno guai terrificanti che paghiamo noi qui, nel Mediterraneo e in Medio Oriente. Il problema non è solo Trump ma anche i suoi predecessori e sarà un problema anche quello che verrà dopo di lui, nel caso il tycoon non dovesse essere rieletto.

Obama, per esempio, spinto dal suo segretario di Stato Hillary Clinton, voleva abbattere Assad in Siria e ha avallato una delle peggiori guerre per procura di ogni epoca con risultati demenziali. Lo stesso ha fatto in Yemen. Ancora più demenziale è stata la sua decisione di sostenere insieme alla Gran Bretagna, i raid francesi nel 2011 contro Gheddafi, con i risultati che abbiamo sotto gli occhi: un tempo l’Italia era padrona in Libia e ora sta sotto botta della Turchia di Erdogan in Tripolitania e la Russia di Putin e l’Egitto di Al Sisi in Cirenaica. E deve subire pure il ricatto di ondate di profughi che adesso è Ankara a controllare.

La peggiore sconfitta italiana dalla seconda guerra mondiale la dobbiamo a francesi e americani, inutile girarci intorno.

Per non parlare di Bush junior che per vendicare l’11 settembre portò la guerra contro i talebani afghani che ora torneranno al potere proprio con il timbro degli americani: 19 anni di guerra inutile, la più lunga mai combattuta dagli Stati Uniti.

Un disastro accoppiato a quello dell’Iraq nel 2003, quando l’amministrazione di Bush junior, portando false prove sulle armi di distruzione di massa irachene, attaccò Saddam Hussein gettando il Medio Oriente in un caos da cui non siamo mai usciti.

Questi presidenti americani hanno causato direttamente o indirettamente milioni di morti e di profughi, il crollo economico, sociale e umanitario di intere popolazioni con cui l’Italia e l’Europa intrattengono rapporti secolari, con i quali commerciano e scambiano culture. Di questo agli Usa non importa nulla, gli americani stanno a migliaia di chilometri di distanza e se non fosse stato per il terrorismo jihadista non si sarebbero neppure accorti che certi popoli esistono.

Quindi è puerile l’atteggiamento degli europei che si appassionano alle presidenziali americane. A loro di noi non importa nulla se non controllare la nostra economia. Se al posto di Trump avesse vinto la Clinton le cose non sarebbero cambiate di molto, anzi forse potevano andare anche peggio, visto la sua assodata tendenza a usare i jihadisti per combattere le guerre mediorientali. Fosse stato per la Clinton oggi a Damasco avrebbe potuto esserci anche Al Baghadi: l’Isis è arrivato a 20 chilometri dal centro di Damasco e nel 2015 a 40 da quello di Baghdad.

Vedete come appare diverso il mondo visto da una prospettiva diversa da quella dei nostri americanologi? Certo se fossi un palestinese preferirei che Trump se ne andasse visto che certifica l’occupazione e l’annessione israeliana di terre arabe. Ma Biden non è tanto diverso, usa solo toni differenti anche se è difficile che possa conquistare l’elettorato americano filo-sionista, soprattutto quegli evangelici che hanno costituito lo zoccolo duro della vittoria di Trump nel 2016.

Gli americani strangolano tutti con le sanzioni, dai siriani agli iraniani, ai russi. Ma anche noi europei. Sono arrivati persino a mettere sanzioni al Nord Stream 2, la pipeline del gas dei tedeschi con la Russia: il vero motivo per cui la cancelliera Merkel ha immediatamente rifiutato l’invito di Trump per un G-7 a Washington, rinviato adesso a settembre.

Negli ultimi tempi gli Usa hanno anche inasprito le sanzioni Damasco, con il risultato non solo di abbattere l’economia della Siria, dove l’80% è sotto la soglia di povertà, ma anche quella libanese. Per non parlare dell’Iran, strangolato da Trump che ha cancellato l’accordo sul nucleare del 2015 di Obama: non contento ora vuole imporre altre sanzioni a Teheran quando a ottobre scadrà l’embargo all’Iran sull’acquisto di armi convenzionali. E siccome sarà sotto elezioni farà di tutto per fare sembrare l’Iran lo spauracchio del mondo. Ricordiamoci che Trump ha iniziato l’anno facendo ammazzare con un drone il generale iraniano Qassem Soleimani all’aereoporto di Baghdad. Un bel risultato no? Perché non riprovarci di nuovo?

Ecco forse c’è da sperare che se Biden dovesse vincere gli Usa tornino a negoziare e a usare le armi della diplomazia invece delle imposizioni accompagnate dall’uso della forza. Ma è solo una speranza, non una certezza.

Di tutti questi ragionamenti agli americani in media non importa un fico secco, se non a una minoranza che legge i giornali liberal e che non rispecchia l’umore profondo del Paese. Biden oggi è dato in vantaggio nei sondaggi ma lo era stata anche la Clinton nei confronti di Trump. Inoltre il meccanismo elettorale americano è assai complesso: nel 2016 finì 48,2% a 46,1% per la Clinton ma i grandi elettori premiarono Trump. E quindi il vantaggio nel voto popolare non è di per sé garanzia di vittoria finale.

E’ probabile che sarà l’economia a influenzare il voto. L’economia americana si sta dimostrando una volta di più reattiva e dinamica, con indici di Borsa in ascesa, un segnale che sta tornando la fiducia tra i risparmiatori e le aziende, anche se il coronavirus è ancora in circolazione mietendo contagi e vittime. Vedremo se la “Beffa di Tulsa” è stato solo un episodio o l’annuncio del declino di Trump.

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