L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 4 giugno 2020

I desideri di dominio degli ebrei-palestinesi sionisti non finiranno con l'annessione della Cisgiordania mirano a dominare tutta la Palestina con l'esclusione della prigione a cielo aperto di Gaza. La difesa delle proprie terre è chiamata terrorismo dai giornalisti di professione che rispondono al solo mandato che per loro conta mantenere il loro più o meno stipendiuccio

MONDO
Come si muovono Egitto e Giordania con Israele

di Giuseppe Gagliano
3 giugno 2020



Egitto e Giordania sono gli unici due paesi arabi del Medio Oriente ad avere accordi formali di pace con Israele. Le ultime novità nell’articolo di Giuseppe Gagliano

Il capo del Mossad, Yossi Cohen, durante un viaggio riservato al Cairo, ha incontrato il direttore della intelligence egiziana, il maggiore generale Abbas Kamel, per discutere sia dell’annessione della Cisgiordania, sia della situazione a Gaza sia infine del piano di pace di Trump in Medio Oriente.

Nello specifico questo incontro non poteva che avere un ruolo di natura preventiva cioè volto a prevedere le probabili reazioni dei gruppi palestinesi, ed in particolare di Hamas, relativamente all’annessione di insediamenti israeliani e alla questione della Valle del Giordano.

La più grande preoccupazione di Israele infatti è che i palestinesi reagiranno violentemente con operazioni suicide, una tattica comunemente usata durante la Seconda Intifada. Tel Aviv teme insomma che Gerusalemme sia particolarmente vulnerabile a ritorsioni così violente. Ancora più significativo il fatto che questo incontro si sia svolto alla presenza di funzionari giordani.

A tale proposito, la scorsa settimana il primo ministro giordano Omar Al-Razzaz aveva minacciato di riconsiderare le relazioni del suo paese con Israele sui suoi piani di annessione in Cisgiordania, sottolineando che Amman non avrebbe accettato le mosse unilaterali di Israele verso le terre palestinesi.

D’altra parte lo stesso re Abdullah II ha sottolineato che l’annessione israeliana potrebbe portare a un conflitto di proporzioni rilevanti con la Giordania e quindi ad una possibile conclusione del trattato di pace Giordano-Israeliano stipulato nel 1994.

Sotto il profilo diplomatico Egitto e Giordania sono gli unici due paesi arabi del Medio Oriente ad avere accordi formali di pace con Israele.

Le preoccupazioni legittimamente espresse dalla Giordania sono la diretta conseguenza sia del rifiuto da parte dei palestinesi di accettare il piano di pace trumpiano sia della inevitabile opposizione del presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas. Quest’ultimo aveva annunciato infatti la scorsa settimana che tutti gli accordi con i governi americano e israeliano “inclusi quelli relativi alla sicurezza” non sarebbero più applicabili, se i piani di annessione di Tel Aviv si concretizzassero.

In ultima analisi il piano di pace promosso dal presidente americano e fortemente sostenuto dal premier israeliano non farà altro che aumentare l’instabilità di tutto il Medioriente e, in particolare, contribuirà a intensificare l’attività terroristiche dei gruppi palestinesi.

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