L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 3 giugno 2020

I giornaloni e le fake news che creano. Complottista e chi vuole nascondere la verità

2 GIUGNO 2020 12:47

Fantasia vs realtà: com’è andata la manifestazione del centrodestra per i giornali, com’è andata davvero

Un resoconto di puro buonsenso leggendo tra le righe delle cronache trionfali dei giornali che parlano di un grande successo, "tante persone", "impossibile mantenere le distanze di sicurezza"

Di MATTIA SALVIA


Antonio Masiello/Getty Images

Per la festa della Repubblica – e probabilmente anche per tornare a far parlare di loro dopo che l’emergenza coronavirus li ha sbattuti fuori dalle prime pagine – Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani hanno organizzato una manifestazione “simbolica” del centrodestra unito in piazza del Popolo a Roma. Ovviamente nelle cronache dei giornali la manifestazione è stata raccontata come un successo, con un “maxi-Tricolore di 500 metri” e accorgimenti per rispettare il distanziamento sociale perché (cito) “non vogliamo dare alcun alibi al governo per giustificare i suoi fallimenti”.

È lecito essere scettici di fronte a queste descrizioni – sopratutto visto che solo due giorni fa abbiamo visto la manifestazione dei gilet arancioni in piazza del Duomo a Milano, raccontata come una marea umana incontenibile e che invece se si guardano le foto fatte da lontano somigliava di più a una riunione di condominio. Quindi abbiamo deciso di indagare per capire com’è andata davvero la grande piazza romana del centrodestra, mettendo a confronto tre fonti: la cronaca trionfalistica dei quotidiani di area (nella fattispecie quella di Libero), la cronaca del Corriere della Sera, dettagliata e con tanto di scansione temporale, e il semplice buonsenso.

I selfie (ore 9.58)

“Arrivato in piazza del popolo Matteo Salvini, in tanti si stringono a lui, quasi tutti con mascherina, per un selfie” ci dice il Corriere. “Come promesso, nessun assembramento tra i militanti: gli organizzatori invitano a mantenere le norme di sicurezza”. Quindi quei “tanti” che “si stringono a lui” tanti non sono, oppure non si stringono poi così tanto, a quanto pare. “Più complicato, invece, il rispetto della misure di sicurezza per la stampa: è ressa tra i tanti giornalisti, fotografi e operatori video presenti in piazza”. Ecco: quando persino la stampa fa notare che c’erano tanti giornalisti, non è un bel segnale.

Il corteo (ore 10.28)

Sentiamo come ne parla Libero: “Tante persone. Difficile, anzi impossibile, mantenere le distanze di sicurezza. Un assembramento, sì, contro le regole di sicurezza. Un assembramento che è anche un grido, quello di un’Italia rabbiosa, che vuole ripartire e non ha i mezzi per farlo. Centinaia di militanti hanno risposto alla chiamata dei leader. I leader si radunano attorno a un enorme Tricolore che da Piazza del Popolo si snoda per 300 metri lungo via del Corso.”

In pratica un enorme Tricolore che era stato già srotolato in parte, un corteo lungo in tutto 300 metri.” Centinaia di persone sono poche per un corteo, e la descrizione del Corriere di un situazione molto ordinata assolutamente non caotica conferma l’impressione che non sia stato esattamente un bagno di folla: “Decine i militanti che tengono l’enorme striscione Tricolore. Contrariamente a quanto annunciato, i leader sono alla testa del serpentone, mentre centinaia di persone si accodano cantando l’Inno d’Italia. Le mascherine paiono indossarle tutti e sono continui gli inviti a mantenere le distanze di sicurezza.” Quando si viene ai cori e agli slogan c’è un aspetto fantozziano che vale la pena sottolineare: “Tanti gli slogan ‘libertà-libertà’, slogan di incoraggiamento ai leader e applausi. Ma ci sono anche cori contro Conte e il suo governo: ‘Pagateci la cig'”

La fine del corte (10.50)

Al termine di 300 metri di corteo era allestita una zona per dichiarazioni alla stampa, confermando che probabilmente si è trattato di una manifestazione tra le più brevi della storia politica recente. In pratica una passeggiata. Da lì i leader hanno tenuto i loro comizi ai giornalisti – segno che appunto tutto questo cinema era più destinato alla stampa per farsi notare ed elemosinare qualche titolo che non una manifestazione per parlare ai loro sostenitori ed elettori. La prova è anche che i loro discorsi, per come sono stati riportati, hanno battuto su cliché (tagli alle tasse, meno burocrazia) e messaggi indiretti alle altre forze politiche che non su qualche punto programmatico. “Chiediamo al governo di ascoltare questa piazza”, ha detto Giorgia Meloni. 

“E basta con questi selfie” (ore 11.10)

Stando alla cronaca del Corriere tutto quanto è durato circa un’ora, per dire quanto fosse fondamentale una manifestazione dove, come riporta Libero, era “impossibile contenere la folla”. Ma tra gli stessi presenti forse qualcuno si è accorto dello scollamento tra realtà e narrazione: un manifestante in fila per parlare con Salvini ha sbottato “E basta con questi selfie, non servono a niente. Vieni a parlare con il popolo: non ho più una lira…”

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