L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 3 giugno 2020

Il covid-19 ha perso la sua carica virulenta ma le televisioni, i governanti, i giornalisti di professione non si danno pace e continuano a darci enorme dosi di paura e angosce


Meluzzi: "Nessuno osa smentire Zangrillo, fatti sotto gli occhi di tutti"


Lo psichiatra all'Adnkronos, 'gli rimproverano il fatto di averlo detto, è diverso'


Pubblicato il: 03/06/2020 12:00
di Ilaria Floris

"Non sono opinioni di Zangrillo, sono fatti sotto gli occhi di tutti. Nessuno infatti osa dire che non è vero, gli rimproverano il fatto di averlo detto, che è diverso. Il fatto che le rianimazioni siano vuote, che non ci sia gente nei pronto soccorso, che la malattia non abbia espressività in questo momento è un fatto, non un'opinione, con tutto il rispetto per il bravissimo medico che è il dottor Zangrillo". Così il professor Alessandro Meluzzi commenta all'Adnkronos le recenti affermazioni del direttore del reparto di terapia intensiva del San Raffaele di Milano Alberto Zangrillo, secondo cui il Coronavirus è "clinicamente scomparso".

"Qualunque medico di base di buon senso potrebbe dirlo -sottolinea Meluzzi- ma lo avevano già detto i vari De Donno, Caruso, Montaigner...". E sulla bufera mediatica scatenatasi dopo le dichiarazioni del professore, affonda: "Quella non è la 'comunità scientifica', chiamarla così è già ideologico. Sono consulenti del governo e delle big pharma, non certo comunità scientifica", dice Meluzzi. Che cita gli esempi di paesi come Israele, Svezia e Svizzera, che non hanno attuato il lockdown: "La curva di questi paesi è stata esattamente identica. Ciò significa che il lockdown ha avuto un significato clinico pressoché nullo e il decorso è lo stesso, come peraltro era prevedibile in tutte le malattie virali".

Analizzando i motivi delle polemiche scatenate dalle dichiarazioni di Zangrillo, Meluzzi è netto: "Ci sono dei colossali interessi, politici, industriali, sociali, farmacologici. Aveva ragione Carlo Marx quando diceva che è il motore di tutta l'economia", chiosa. E su come gli italiani reagiranno ora, afferma: "Dipende dall'intelligenza della gente, finché si lascia imbonire dal mainstream, e considera il trio Littizzetto-Burioni-Fazio attendibile, finché li bombardano su Tg1, Tg2, Tg3, è difficile, è come una forma di ipnosi", conclude lo psichiatra.

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