L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 3 giugno 2020

Il gioco infinito per mandare avanti un'economia priva di prospettive, strategie, idee che DEVE lasciare ai ricchi la possibilità di diventare sempre più ricchi e agli altri di impoverirsi sempre di più

Subprime, gli Usa ci sono ricascati?

Andrea Massardo
1 GIUGNO 2020

Con il passaggio della pandemia di Covid-19 anche gli Stati Uniti – che fino a pochi mesi fa galoppavano nella tanto amata “piena occupazione” dell’ideologia liberista – hanno riscoperto la disoccupazione di massa, arrivata a toccare il massimo del 14.7%: peggiore del dato successivo al drammatico 2008. Non è soltanto però il dato statico a preoccupare. Stando infatti a quanto riportato da BusinessInsider e dalle principali agenzie di rating di mercato, il dato sembra destinato pericolosamente a peggiorare, riportando alla luce un’altra vecchia conoscenza del settore bancario e finanziario americano: la debolezza dei mutui subprime, questa volta però capaci di far scaturire conseguenze ancora peggiori rispetto a quelle di 12 anni fa.
A preoccupare è la salute economica di famiglie e istituzioni finanziarie

Bisogna essere sinceri: allo stato attuale, l’apparato bancario americano è stato in grado di evitare il fenomeno che ha dato vita alla bolla del 2008, ponderando meglio i prestiti ed i mutui alle famiglie con minor merito creditizio, tutelando la stessa popolazione americana oltre al comparto bancario. Tuttavia, ciò era valido riferendosi ai parametri in vigore fino a febbraio, quando la piena occupazione e le prospettive di crescita facevano pensare che tutto stesse andando a gonfie vele. La botta però subita dai mercati e dall’economia reale a causa del lockdown e del peggioramento dei commerci internazionali ha modificato però in toto i parametri di base: evidenziando come in questo modo i mutui in pericolo siano superiori ad un terzo del totale; con un terzo delle famiglie che – si stima – non saranno in grado di far fronte ai propri impegni debitori.

In questo scenario e come sottolineato dall’agenzia di rating Moody’s, il pericolo che scoppi una bolla come quella di dodici anni fa è molto alta, nonostante gli enormi interventi finanziari promessi dal governo federale. Benché infatti il bazooka americano sia fondamentale per mantenere la situazione sospesa – permettendo, tra le altre cose, di sospendere le rate per un periodo massimo di 12 mesi – non può essere considerata una soluzione di lungo periodo, pesando soprattutto su quelle istituzioni finanziarie con alti crediti ma con una basso capitale sociale. E col peggioramento al contempo degli indici azionari unito alla sfiducia degli investitori, la situazione potrebbe ben presto sfuggire di mano, mettendo la politica nella condizione di agire in fretta per scongiurare il ripetersi di una Lehman Brother.

Il limbo degli outlook negativi

Come sottolineato dagli operatori di mercato, a preoccupare non sono tanto i mutui che già in questo momento sono stati marchiati come possibili insolventi, bensì tutti quelli che già allo stato attuale sono considerati tripla B e che hanno “guadagnato” l’aggiunta di outlook negativo. E in questo caso, si sta analizzando una cifra aggregata che raggiungerebbe un triliardo di dollari: cifra di fronte alla quale né la Federal Reserve né la Casa Bianca avrebbero margine di azione senza danneggiare in modo irreparabile la stabilità stessa della valuta americana.

A questo punto è però necessario fermarsi un attimo. Allo stato attuale, infatti, è ancora precoce parlare di una crisi in vista, in quanto mai come in questo momento i dati sono “drogati” dai drammatici mesi appena trascorsi ed i cambiamenti epocali in vista potrebbero variare ancora una volta in modo drastico lo scenario; elemento sottolineato dalla stessa Moody’s. Tuttavia, in assenza di forti prese di posizioni o di un panorama peggiore rispetto all’atteso – il quale purtroppo sembra delinearsi – potrebbe non lasciare via d’uscita alcuna e ripetere una crisi di indebitamento che gli statunitensi conoscono ormai troppo bene.

Lo stesso sistema bancario rischia di uscirne sfiduciato

Se si ripetesse dunque una situazione già vissuta meno di quindici anni fa, a farne le spese questa volta non sarebbero però soltanto quegli operatori che si sono trovati in pancia e in misura eccessiva titoli e finanziamenti potenzialmente tossici: tutto il comparto bancario e finanziario degli Stati Uniti subirebbe un gravissimo colpo alla propria immagine. Questa situazione, unita alle altre instabilità, potrebbe essere la vera mazzata in grado di atterrare, come precedentemente espresso, soprattutto i piccoli attori di mercato con meno margini d’azione di bilanciamento, destinati ad essere assorbiti dalle grandi cordate o implodere come una Supernova. E in fondo, forse, sarà proprio questa la conseguenza peggiore della crisi che si sta profilando per il prossimo futuro degli Stati Uniti, ancora una volta alle prese con dei finanziamenti concessi senza uno sguardo ad ampio spettro verso il futuro.

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