L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 4 giugno 2020

La Cina è riuscita a ripartire non spendendo nulla contrariamente agli altri paesi tipo Stati Uniti con quelle vagonate di miliardi dati al "libero mercato" alle aziende zombi...

CINA: fuori dalla crisi senza usare l’arsenale

Scritto il 4 giugno 2020 alle 08:30 da Danilo DT



Proprio ieri vi ho illustrato in QUESTO POST il mio pensiero. Ho cercato di raccontarvi il mio punto di vista, con quelle che secondo me sono le chiavi di lettura corrette del mercato. Opinioni personali, sia ben chiaro, che poi lascio in pasto al lettore e alle sue elucubrazioni mentali.
A quanto aggiunto ieri volevo aggiungere un tassello a cui ho già accennato in passato ma che merita una giusta considerazione.

E’ noto ormai l’impatto di politica monetaria e fiscale. Un po’ ovunque nel mondo la liquidità “generata” ha avuto ed avrà un impatto non di poco conto. Ma c’è un paese che è veramente una storia a parte. Parliamo di CINA.

Nella fattispecie dei mercati azionari cinesi che si sono dimostrati straordinariamente resilienti al problema Covid-19. Al fine maggio, l’indice MSCI China, era sceso del 5,0% dall’inizio dell’anno in termini di dollari USA. Per certi versi ci può anche stare, è il primo paese ad essere colpito, il primo ad essere ripartito dopo una cura molto rigida e quindi è l’economia che dovrebbe essere avanti a tutte le altre nel percorso di ripresa. Ma la cosa più interessante è un’altra. Se per far ripartire l’economia si è aperto il borsello spendendo cifre inaudite, sapete cosa ha invece fatto la Cina?


Semplicemente ha fatto poco, tenendo nella faretra tutte quelle frecce che gli altri paesi sono stati costretti a sparare anzitempo.
Ora forse capite come mai sta tornando alta la tensione USA-CINA, perchè quell’arsenale che non ha utilizzato, potrebbe tornare utile per dare il colpo decisivo se mai si piomberà in una grande crisi. E comunque, essere riusciti a ripartire senza l’aiutino, li mette per il futuro in una posizione di indubbio privilegio. (Sulla bontà dei dati cinesi, come sempre, pubblico con beneficio di inventario).
CHINA PMI: la grande ripartenza



STAY TUNED!

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