L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 13 giugno 2020

La divisione che scuote il Vaticano è la medesima della guerra esistente negli Stati Uniti tra visioni diverse di capitalismo. Finchè lo diceva Giulietto Chiesa, il complottista, ma quando la marea giunge e lambisce i posti dedicati alla sacralità ...

VATICANO

L'elogio di Trump a Viganò, il vescovo che vuole le dimissioni del Papa, per una lettera su virus e Floyd

«Leggetelo tutti»: il Tweet del presidente Usa all’ex nunzio che considera l’emergenza Covid e le proteste per George Floyd un complotto dei «figli delle tenebre» per instaurare «un Nuovo Ordine Mondiale»

di Gian Guido Vecchi
11 giugno 2020


CITTÀ DEL VATICANO — «Così onorato dalla lettera incredibile dell’arcivescovo Viganò per me. Spero che ognuno, religioso o no, la legga!». Il tweet postato nella notte italiana da Donald Trump definisce un fronte, rende esplicito ciò che era già chiaro da anni. Perché «l’arcivescovo Viganò» dal quale il presidente Usa si sente «onorato», è lo stesso ex nunzio a New York - Carlo Maria Viganò — ora in pensione che già nel 2018 chiese le dimissioni di Francesco e nel frattempo lo ha accusato, tra le altre cose, di essere «dalla parte del Nemico», cioè Satana, e guidare con un «falso magistero» una Chiesa che vuole essere «braccio spirituale del Nuovo Ordine Mondiale e fautrice della Religione Universale» per rendere concreto «il piano della Massoneria e la preparazione dell’avvento dell’Anticristo».

So honored by Archbishop Viganò?s incredible letter to me. I hope everyone, religious or not, reads it! https://t.co/fVhkCz89g5— Donald J. Trump (@realDonaldTrump) June 10, 2020

Una rete in odore di scisma

In questi anni le parole dell’ex nunzio sono state diffuse attraverso quella rete in odore di scisma che ha il suo centro negli Stati Uniti, tra finanziatori potenti, media e siti internet ultraconservatori e sovranisti. Lo stesso linguaggio apocalittico e manicheo, scandito dai toni stravaganti delle teorie della cospirazione — l’emergenza pandemia e le proteste per la morte di George Floyd viste come una campagna orchestrata dai «figli delle tenebre» destinati alla «dannazione eterna» che vogliono un «Nuovo Ordine Mondiale» — si legge nella lettera pubblica a Trump che Viganò ha diffuso pochi giorni fa attraverso il sito LifeSiteNews e inizia così:

«Signor Presidente, stiamo assistendo in questi mesi al formarsi di due schieramenti che definirei biblici: i figli della luce e i figli delle tenebre».

La tesi di fondo è che l’ ondata di proteste dopo la morte di George Floyd abbia mostrato che nella società convivono «due realtà contrapposte, eterne nemiche come eternamente nemici sono Dio e Satana», ovvero «la stirpe della Donna e la stirpe del Serpente». A proposito delle manifestazioni «Black Lives Matter», l’arcivescovo scrive: «Pare che i figli delle tenebre — che identifichiamo facilmente con quel deep stateal quale Ella saggiamente si oppone e che ferocemente le muove guerra anche in questi giorni — abbiano voluto scoprire le proprie carte, per così dire, mostrando ormai i propri piani».

La teoria della cospirazione risale all’emergenza Covid, definita «una colossale operazione di ingegneria sociale» nella quale «vi sono persone che hanno deciso le sorti dell’umanità, arrogandosi il diritto di agire contro la volontà dei cittadini e dei loro rappresentanti nei governi delle Nazioni». Secondo Viganò «è di tutta evidenza che il ricorso alle proteste di piazza è strumentale agli scopi di chi vorrebbe veder eletto, alle prossime presidenziali, una persona che incarni gli scopi del deep state e che di esso sia espressione fedele e convinta». Perciò «non stupirà apprendere, tra qualche mese, che dietro gli atti vandalici e le violenze si nascondono ancora una volta coloro che, nella dissoluzione dell’ordine sociale, sperano di costruire un mondo senza libertà: Solve et coagula, insegna l’adagio massonico».

L’arcivescovo ne ha anche per la Chiesa, ovviamente: «Come vi è un deep state, così vi è anche unadeep Church che tradisce i propri doveri e rinnega i propri impegni dinanzi a Dio».

Le parole di Francesco per la Chiesa americana

La scorsa settimana, Papa Francesco aveva ringraziato la Chiesa americana per «il loro tono pastorale nella risposta della Chiesa alle manifestazioni in tutto il Paese e nelle loro dichiarazioni e azioni dopo la morte di George Floyd» e incoraggiato l’impegno dei vescovi con parole sferzanti per la parte integralista e «pro life» del cattolicesimo americano, vicina a Trump: «Non possiamo tollerare né chiudere gli occhi su qualsiasi tipo di razzismo o di esclusione e pretendere di difendere la sacralità di ogni vita umana».

Martedì, dopo la dura repressione contro i manifestanti intorno alla Casa Bianca, Trump si era fatto fotografare e filmare con la moglie davanti alla statua di Giovanni Paolo II nel Santuario nazionale di Washington dedicato a Wojtyla e costruito dai Cavalieri di Colombo, potente e ricchissima organizzazione cattolica di stampo conservatore. L’arcivescovo di Washington Wilton D. Gregory, primo pastore afroamericano nella storia della capitale americana, nominato da Francesco l’anno scorso, aveva reagito con durezza: «Trovo sconcertante e riprovevole che qualsiasi istituzione cattolica accetti di essere manipolata e che di essa si faccia cattivo uso in maniera da violare i nostri principi religiosi, che invece ci chiamano a difendere i diritti di tutte le persone, anche di quelle con le quali possiamo non essere d’accordo». Di lì a poco, Viganò aveva definito Gregory un «falso pastore».

Così Viganò scrive nella lettera a Trump: «È sconcertante che vi siano vescovi – come quelli che ho recentemente denunciato – che, con le loro parole, danno prova di essere schierati sul fronte opposto. Essi sono asserviti al deep state, al mondialismo, al pensiero unico, al Nuovo Ordine Mondiale».

Questa è la lettera che Trump invita tutti a leggere. Un mossa che potrebbe spaccare la Chiesa americana o rivelarsi il classico boomerang: l’elogio scoperto al fronte più oltranzista potrebbe mettere in imbarazzo grave la «zona grigia» della Chiesa Usa, quella parte della Chiesa americana vicina ai repubblicani e che finora ha guardato di buon occhio a Trump (ancora qualche settimana fa, il cardinale di New York Timothy Dolan ne elogiava «la leadership» dal pulpito della cattedrale di St. Patrick) senza per questo sostenere le derive della parte scismatica. Che nel frattempo aveva trovato sponde, più o meno consapevoli, anche in Vaticano: un «appello» di Viganò dai toni analoghi — l’emergenza Covid come un «pretesto» per «ledere i diritti inalienabili dei cittadini» —un mese fa è stato pubblicato con le firme del cardinale Gerhard Ludwig Müller (ex prefetto della Dottrina della Fede) e Joseph Zen (vescovo emerito di Hong Kong, il più tenace oppositore del dialogo fra Vaticano e Cina) e anche del cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il Culto divino, già al centro delle polemiche per il libro scritto «a quattro mani» con Benedetto XVI, che ha poi ritirato il sostegno.

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