L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 6 giugno 2020

La donna ha l’impegno di mantenere le tradizioni, i costumi. Le donne hanno il ruolo di raccogliere cose e persone. «Vogliamo che i cittadini ritrovino la propria identità attraverso l’arte»

RUBRICHE UN LIBRO SUL COMODINO
DONNE TESTARDE: DALL’AUSTRALIA AL PERÙ

SCRITTO DA VALENTINA BARILE IN DATA GIUGNO 5, 2020

Dal libro di Amy Witting, La lettrice testarda, al collettivo femminista peruviano Trenzando fuerzas. Pagine, epoche e luoghi fatti di tessuti, colori e storie femminili, spesso con il rischio di essere soffocate da società che ancora credono nel patriarcato. Valentina Barile ne parla su Radio Bullets.

Chi è La lettrice testarda?

Isobel Callaghan è la protagonista del romanzo di Amy Witting pubblicato in Italia da Garzanti e uscito lo scorso 28 maggio.

La lettrice testarda è un romanzo femminista, racconta la storia di Isobel, una ragazza che deve fingere di essere più gentile, più stupida, insipida perché la sua realtà di ragazza intellettualmente dotata e con una grande sete di conoscenza, rappresenta una minaccia non solo per la sua famiglia, ma per la collettività stessa.

Sidney, Australia. L’autrice Amy Witting termina di scrivere il suo romanzo nel 1979, agli albori del movimento femminista nella sua terra. Witting in inglese vuol dire consapevole e Joan Austral Fraser – il vero nome della scrittrice – decide il nuovo cognome per lanciare un messaggio alla società australiana che preferisce alle donne vere, le giovinette sprovvedute. Il romanzo di Amy sarà rifiutato tante volte, ma lei farà sempre della sua scrittura una forma di resistenza.


Charlotte Wood – romanziera australiana –, nella prefazione de La lettrice testarda, dice che gli scrittori più bravi sono quelli che sfidano i cliché, dimostrando che l’esperienza umana non rimane dentro gli stretti confini dei luoghi comuni. Isobel Callaghan è la fragorosa e irrevocabile affermazione di sé dopo un lungo percorso di vittorie e fallimenti. “Siamo noi Isobel Callaghan”.

Le figure femminili che vivono nel romanzo, hanno delle caratteristiche chiare, ma nessuna corrisponde a uno stereotipo. Isobel Callaghan è questa: «Non ha idea di com’era. Come essere una mosca bianca. Qualunque cosa dicessi, era come se parlassi al vento. Non ci si può credere» – le parole di Amy Witting che si intrecciano con il personaggio del suo romanzo.
Dall’Australia al Perù…

Trenzando fuerzas è un collettivo femminista peruviano – formato da circa venti donne –, nato nell’aprile 2017 dalla morte dell’antropologo César Ramos Aldana.

«César cercava donne di diverse discipline, come disegnatrici, artiste, di diversi territori perché voleva realizzare una unione tra professionalità differenti» – Jesucita Carpio Aliaga, cofondatrice del collettivo e direttrice creativa di Libertaria Taller.

Il collettivo organizza un festival artistico Crea, mujer, crea nel mese di marzo di ogni anno, dedicandolo alla donna; è un momento in cui si alternano laboratori, sfilate, mostre, rassegne cinematografiche.

Le artiste di Trenzando fuerzas hanno una età compresa tra i trenta e i settanta anni, ci sono le maestre e le più giovani, ognuna con il proprio corredo artistico. Le donne della Selva (Amazzonia) e le donne della Sierra (le Ande), insieme alle compagne che arrivano dalla costa. Unite da colori e tessuti diversi per raggiungere un sogno comune.


Trenzando fuerzas
… alla ricerca di donne testarde!

«Non è semplice collaborare tra donne; è complicato perché abbiamo diversi punti di vista. Noi donne siamo prima di tutto competitive con noi stesse, per cui pretendiamo da noi stesse e dagli altri, e tutto ciò si ripercuote nei progetti. Ognuna di noi si porta dietro una storia, ciononostante, raggiungiamo i nostri obiettivi. Collaborare è costruttivo: è un modo per aiutarci a vicenda e per fare squadra. Ci sono donne nel collettivo che, inizialmente, avevano una mentalità individualista, ma poi l’hanno cambiata», le parole di Jesucita lasciano intendere che la cooperazione è possibile, anche tra donne, ma solo se si è testarde nello stesso obiettivo.

E chissà perché le donne hanno la necessità di unirsi, riunirsi, di sentirsi un gruppo. «Lo facciamo perché vogliamo sottolineare il lavoro delle donne, la complicità che c’è tra di loro. La donna ha l’impegno di mantenere le tradizioni, i costumi. L’uomo ha, invece, un ruolo diverso; l’uomo, con il passare del tempo, va avanti, viaggia, va via dal suo territorio. La donna fa sì che una identità, una lingua, persistano, resistano. Le donne hanno il ruolo di raccogliere cose e persone».

Le stoffe, i materiali e i colori attraverso i quali le donne del collettivo Trenzando fuerzas comunicano, arrivano dalla terra. Il cotone, il cuoio, la lana di alpaca, le tecniche della tradizione preispanica, gli elementi naturali e artificiali (l’acrilico) uniscono venti donne dal Nord al Sud del Perù.

Si definiscono un collettivo orizzontale perché hanno tutte una caratteristica funzionale all’esistenza del gruppo. Ogni donna è una forza che si intreccia all’altra, lo dicono nel proprio nome Trenzando fuerzas.

«Vogliamo che i cittadini ritrovino la propria identità attraverso l’arte».

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