L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 3 giugno 2020

La mascherina è il simbolo del terrorismo e paura che le televisioni ci inoculano quotidianamente, sono l'emblema di questo governo che nasconde il suo volto incapace di rilanciare l'Italia


“Terrorismo sanitario domina”/ 7 pensatori: “Governo Conte non può rilanciare Italia”

Pubblicazione: 01.06.2020 - Mauro Mantegazza

Terrorismo sanitario, assistenzialismo e mentalità sbagliata: sette pensatori bocciano il governo Conte, che “non può rilanciare l’Italia”.


Giuseppe Conte con la mascherina (Foto: LaPresse)

La ripresa dell’Italia dalla pandemia da Coronavirus non può essere guidata dal governo Conte: lo scrive Maurizio Caverzan per La Verità, citando le preoccupazioni di molti autorevoli pensatori, la cui “opposizione” al governo ha motivazioni culturali prima che politiche. Molti economisti, sociologi e filosofi invitano al “cambio di pilota” per evitare che il “pullman Italia” finisca nel “precipizio della povertà e della protesta sociale violenta”.

Ad esempio Luca Ricolfi teme che senza un intervento immediato l’Italia sia destinata “a trasformarsi in una società parassita di massa“, mentre Giulio Sapelli annota che nell’ora della verità ci governano “eterni disoccupati“. Massimo Cacciari invoca “una cultura politica esattamente opposta a quella che si è manifestata in questi mesi” e Giuseppe De Rita aggiunge che “la ripartenza non si fa con le sovvenzioni ad personam”.

Il piano strategico di Giuseppe Conte per trasformare “questa crisi in opportunità” invoca “profonde riforme” che sono altisonanti ma nulla di concreto – ad esempio, sull’utilizzo dei fondi europei. Il governo Conte avrebbe dunque perso definitivamente credibilità con conferenze stampa abborracciate e decreti affastellati, proclami su “fantastilioni e casse integrazioni” mai arrivate, rilanci futuri che il presente “smaschera come l’ennesimo bluff” mentre l’apocalisse incombe.

GOVERNO CONTE “INADEGUATO PER RIPRESA”: AGAMBEN, RICOLFI E SAPELLI

Il “terrore sanitario” secondo il filosofo Giorgio Agamben fa sì che “dopo che la politica era stata sostituita dall’economia, ora anche questa per poter governare dovrà essere integrata con il nuovo paradigma di biosicurezza, al quale tutte le altre esigenze dovranno essere sacrificate”. Sarà una società ancora umana? La perdita “dei rapporti sensibili, del volto, dell’amicizia, dell’amore” può essere compensata “da una sicurezza sanitaria astratta e presumibilmente del tutto fittizia”?

Serve un cambio di direzione, ma per Luca Ricolfi “è improbabile che chi comanda ora sia in grado di guidarlo” essendo il primo governo “iper-statalista” della storia della Repubblica in cui “le peggiori pulsioni del mondo comunista” (Pd e Leu) si saldano “con l’ideologia della decrescita felice propria dei Cinque stelle”, con verosimile esito una “società parassita di massa” con una maggioranza di non lavoratori e la scomparsa del benessere diffuso.
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Anche Giulio Sapelli parla di società parassitaria: “In autunno saremo circondati dai poveri come Buenos Aires negli anni Ottanta o il Perù negli anni Novanta”, con le zone dei ricchi e le zone dei servi. Non bastano sussidi e detassazioni, perché servono investimenti e sburocratizzazione, ma dubita che un governo di “eterni disoccupati” sia in grado di riuscirci.

GOVERNO CONTE “INADEGUATO PER RIPRESA”: DE RITA, CACCIARI, GALLI E VENEZIANI

Giuseppe De Rita, presidente del Censis, invoca “un processo socio economico complesso che rimetta in moto filiere produttive, gruppi di imprese e territori. Se i cittadini non hanno fiducia e non escono di casa, se non arrivano i turisti, i ristoranti restano chiusi anche se gli si dà il bonus per riaprire”. Massimo Cacciari approfondisce: “Interventi assistenziali non basteranno più, anche ammesso e non concesso che ci siano stati finora. Non ci saranno neppure le risorse per incerottare tutti. Interventi a pioggia moltiplicheranno soltanto diseguaglianze e proteste”. Serve una cultura politica esattamente opposta all’impulso “ministerial-centralistico e statalistico”.

Carlo Galli invoca presto elezioni per fare grandi scelte e ripartire a breve. Il Mes, “prestiti (pochi) in cambio della Troika e di una nuova austerità” non può certo bastare, come ritiene pure Marcello Veneziani contestando “l’eurotecnocrazia” perché per fondare uno Stato sociale ci vuole il lavoro di un popolo. Conte e il Recovery Fund dunque non sono nemmeno lontani parenti di De Gasperi e del Piano Marshall.

Caverzan dunque spera che venga colto – possibilmente dal presidente Sergio Mattarella – “l’appello trasversale che giunge da molte tra le voci più autorevoli e disinteressate del nostro Paese”.


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