L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 23 giugno 2020

La 'ndrangheta dilaga in Italia - Bergamo guerra tra cosche

IL VERDETTO

Tir bruciati a Seriate ed estorsioni, piovono condanne: la ‘ndrangheta c’è. Risarcito imputato-vittima
Le sentenze a Brescia con rito abbreviato. Papaleo a processo a Bergamo, ma fu a sua volta minacciato dal gruppo di Caminiti. Condanna anche per l’imprenditore che ingaggiò il gruppo rivale di calabresi

di Armando Di Landro
23 giugno 2020

Fotogramma da un video degli investigatori durante le indagini

Una guerra per appalti e prestiti nell’ortofrutta, un incrocio e uno scontro di gruppi legati alla ‘ndrangheta e assoldati anche da imprenditori bergamaschi. Così può capitare che l’attuale e principale imputato (lo è tuttora) con rito ordinario, Giuseppe Papaleo, venga risarcito nella sentenza di primo grado di ieri, in abbreviato, del gup di Brescia. 4 mila euro di risarcimento e 2 mila euro di provvisionale immediatamente esecutiva. Il tutto per l’estorsione subita da parte di Carmelo Caminiti, 59 anni, condannato anche per associazione mafiosa e altre estorsioni, per un totale di 12 anni di reclusione. Due soggetti che sono lo snodo della vicenda, il primo imputato a Bergamo, il secondo condannato ieri. In uno scenario in cui c’è di tutto. La ‘ndrangheta, per esempio: per associazione mafiosa condanne oltre che per Caminiti, anche per la moglie Anna Maria Franco, a 7 anni, per l’altro regista e «promotore» del gruppo Paolo Malara, a 10 anni e 10 mila euro di sanzione. Un gruppo che avrebbe promosso estorsioni nel settore dell’ortofrutta, anche d’accordo con i fratelli imprenditori di Azzano San Paolo Carlo e Alessandro Santini, che puntavano al recupero crediti: al momento sono imputati a Bergamo. Mentre altri due fratelli bergamaschi, Marzia e Cristian Falabretti, costretti a consegnare anche gioielli di famiglia agli estorsori, sono stati risarciti rispettivamente con 15 mila e 7.500 euro.

Il gruppo di Caminiti e Malara aveva anche conosciuto il titolare della Ppb di Seriate, Antonio Settembrini: 14 camion erano stati bruciati dentro il perimetro dell’azienda nella notte del 6 dicembre 2015. Lui aveva subito pensato a un «attacco» di Papaleo, quello risarcito ieri che è imputato come mandante di quel rogo, e gli aveva scatenato contro, secondo i carabinieri, proprio Caminiti e il suo gruppo. Erano andati a trovarlo, spiegandogli di essere referenti di un paio di cosche della costa Jonica. Avevano messo paura, insomma, e Papaleo ieri è stato risarcito. Anche da Settembrini, condannato a 2 anni e otto mesi. E da Caminiti, che parlando con i suoi sodali aveva poi elogiato Papaleo: «Proprio una persona come noi, di sani principi, con buoni ragionamenti. Un galantuomo. Mi pare che ha la bocca e non ha la parola». Intanto, proprio per il rogo dei camion, vengono condannati anche i primi esecutori materiali, che secondo l’accusa furono ingaggiati proprio da Papaleo: Mauro Cocca a 4 anni di reclusione, Giovanni Condò a 4 anni e 6 mesi.

Nessun commento:

Posta un commento