L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 15 giugno 2020

La posta in gioco è il M5S è un falso ideologico?

Perché Grillo non vuole Di Battista a capo del M5S: ipotesi scissione?


15 Giugno 2020 - 09:36 

La corsa di Alessandro Di Battista verso la leadership del Movimento 5 Stelle sembrerebbe essere osteggiata da Beppe Grillo: in ballo c’è l’alleanza organica con il centrosinistra, ma tra i pentastellati si torna a parlare di scissione.


Alessandro Di Battista scalpita e nel Movimento 5 Stelle si respira aria di tempesta. Dopo che alle ultime elezioni politiche volutamente si era messo in panchina, adesso l’ex deputato sembrerebbe avere fretta di tornare in prima linea.

L’occasione buona è stata l’ospitata televisiva nel programma di Lucia Annunziata Mezz’ora in più, dove il golden boy pentastellato ha invocato che si tenga il “prima possibile un Congresso, usiamo anche questa vecchia parola, o Assemblea costituente o Stati generali del Movimento 5 Stelle per costruire un’agenda politica e vedremo chi vincerà…”.

La prima notizia di conseguenza è che Di Battista ha confermato, ma la cosa era ormai più che risaputa, come sia sua intenzione presentarsi per il ruolo di guida politica quando i grillini si riuniranno per decidere chi prenderà il posto di Luigi Di Maio, dimissionario a inizio anno.

La seconda notizia è la reazione di Beppe Grillo: “Dopo i terrapiattisti e i gilet arancioni di Pappalardo, pensavo di aver visto tutto... ma ecco l’assemblea costituente delle anime del Movimento. Ci sono persone che hanno il senso del tempo come nel film Il giorno della marmotta”.

Un botta e risposta tra il garante e Alessandro Di Battista che fa emergere tutte le tensioni al momento presenti all’interno dei 5 Stelle, tanto che si torna a parlare di una possibile scissione con i filo-governisti da una parte e i nostalgici del Movimento delle origini dall’altra.

Grillo teme Di Battista?

Altro punto caldo toccato da Alessandro Di Battista è quello del rapporto con Giuseppe Conte, specie dopo che un sondaggio di Nando Pagnoncelli ha indicato il premier come il leader più auspicato dal popolo pentastellato, tanto che con lui alla guida il Movimento 5 Stelle tornerebbe a essere il primo partito del Paese.

“Si deve iscrivere e candidarsi al Congresso - ha commentato Di Battista riferendosi a Conte - Dicono che con lui arriveremo al 30%? Vorrei ricordare i sondaggi che facevano su Monti, siamo diventando una sondaggiocrazia”.

L’ex deputato se da una parte continua a ribadire la propria fedeltà all’attuale governo “non voglio picconare nessuno”, dall’altra continua a non fare mistero di come sia stato fin da subito contrario alla nascita di questa alleanza giallorossa.

La polemica con Beppe Grillo potrebbe essere figlia proprio di questo tema: il garante potrebbe voler usare Giuseppe Conte come collante di una possibile sinergia strutturale con il Partito Democratico, cosa impossibile da realizzare con Alessandro Di Battista alla guida del Movimento.

5 Stelle a rischio spaccatura

Prima o poi, si parla adesso entro la fine dell’anno, i 5 Stelle dovranno comunque eleggere il loro nuovo capo politico. Al momento però soltanto Di Battista parrebbe essere sicuro di prendere parte al voto su Rousseau.

Chi potrà mai sfidarlo? Inizialmente si era parlato di Paola Taverna, ma adesso il garante starebbe pensando alla sindaca di Torino Chiara Appendino, mentre appare al momento irreale una nuova candidatura di Luigi Di Maio.

A prescindere dagli aspiranti leader in campo, appare evidente come la frattura in seno al Movimento stia diventando sempre più profonda, con il rischio di una scissione tra i 5 Stelle che si fa sempre più palpabile.

Alessandro Di Battista in questo momento può contare sul sostegno dei delusi di questo governo, ovvero quelli che sono stati fatti fuori come Barbara Lezzi, ma ad aspettarlo a braccia aperte in caso di uno strappo ci sarebbe anche Gianluigi Paragone, espulso dai grillini a inizio anno e ora pronto a fare un nuovo partito.

Quello che appare certo è che l’ex deputato abbia intenzione di andare fino in fondo in questa partita, giocandosi tutte le carte a disposizione per diventare il prossimo capo politico. Se invece alla fine dovesse prevalere la linea di Grillo, quella dell’alleanza con il centrosinistra, a quel punto sarebbe difficile immaginare per Di Battista un futuro all’interno del Movimento 5 Stelle.

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