L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 2 giugno 2020

Le proteste di novembre 2019 e precedenti dei cittadini di Hong Kong erano spinte da un movente forse più nazionalista che democratico, era nella logica delle cose il loro fallimento, le motivazioni erano pretestuose e le evidenti forzature hanno solo accelerato gli eventi. Nello sviluppo di un mondo sempre più multipolare Hong Kong ha agito come un catalizzatore e altrettanto farà Taiwan

Hong Kong come fondamentale pedina geopolitica

1 giugno 2020

Per Hong Kong potrebbe essere arrivata la fine del famoso modello di convivenza tra Oriente e Occidente che ha preso il nome di “Un paese, due sistemi”.

Dei delegati del Congresso del Popolo riunito in piazza Tienanmen, 2878 su 2885 hanno votato a favore della nuova legge sulla sicurezza nazionale cinese che verrà imposta nella costituzione di Hong Kong.

Questa legge mina l’autonomia della popolazione cantonese. Il Regno Unito non esercitava più il controllo su questa importante regione dal 1997. In quell'anno in cui fu firmato un accordo che prevedeva che l’ex colonia britannica tornasse sotto il controllo della Cina, a condizione di mantenere uno status privilegiato dal punto di vista commerciale e dei rapporti con l’Occidente. Quest’autonomia avrebbe dovuto essere garantita alla città-stato di Hong Kong fino al 1947, secondo gli accordi internazionali.

La reazione degli USA

La reazione degli USA non si è fatta attendere. Il segretario di stato americano Mike Pompeo ha prontamente dichiarato che con il varo di questa legge, gli Stati Uniti cesseranno di considerare Hong Kong come una ragione autonoma dalla Cina. Di conseguenza il presidente Donald Trump ha annunciato la fine dello statuto speciale concesso dagli USA all’ex colonia britannica.

Si tratta di una misura importante, considerato il cruciale ruolo di nodo commerciale e industriale svolto da Hong Kong. Il provvedimento di Trump prevede anche delle sanzioni economiche per la Cina. Misura questa ormai quasi scontata, oltre che scenica, considerando l’enorme debito americano nei confronti nel dragone cinese.

Le conseguenze geopolitiche

L’aspetto relativo alle libertà individuali di Hong Kong gioca però un ruolo marginale, tenendo conto che le proteste di novembre dei cittadini di Hong Kong erano spinte da un movente forse più nazionalista che democratico. Le conseguenze più rilevanti sono quelle che sconvolgeranno l’attuale scacchiere geopolitico. Come suggerito dal giornalista Alberto Negri, la partita coinvolgerà anche Taiwan, i mari meridionali della Cina, gli equilibri di potenza ed economici dell’Oriente e dell’Occidente e interi sistemi di alleanza durati decenni.

Mappa geopolitica della Cina

L’obiettivo del regime cinese, è quello di smorzare tutte le pretese democratiche della ex colonia ma conservare allo stesso tempo il ruolo di Hong Kong come piattaforma economica globale. La speranza per Pechino è quella di poter applicare lo stesso processo a Taiwan, dove vige un modello simile a quello di Hong Kong.

L’ottimo rapporto Usa-Taiwan

L’annessione a titolo definitivo della regione dell’Isola di Formosa da parte del regime cinese sembra però più proibitiva, considerando i buoni rapporti tra la presidentessa Tasi Ing-wen e gli Stati Uniti. Mentre Taipei metteva sotto controllo la pandemia da Covid-19, Trump il 26 marzo ha promulgato il Taiwan Protection Act, una legge per rafforzare i legami con Taiwan e che punta a integrare l’isola nei vari consessi internazionali. 

Inoltre in gioco c’è anche il controllo cinese dei mari meridionali, da Taiwan fino a Singapore. Un terzo del commercio marittimo mondiale transita su questa rotta che è anche vitale per i rifornimenti di gas e petrolio.

Sicuramente il monitoraggio della situazione strettamente locale di Hong Kong e della sua potenziale perdita di autonomia è importante. Tuttavia i riflessi geopolitici saranno ben più rilevanti. Intorno all’ex colonia britannica girano interessi strategici di enorme portata tra Oriente a Occidente, motivo per il quale le dinamiche del mondo orientale son destinate a svolgere un ruolo di primo piano nelle future considerazioni politiche ed economiche.

Nessun commento:

Posta un commento