L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 19 giugno 2020

Le Segrete Stanze dovevano cambiare i paradigmi dei comandi del potere, il covid-19, alimentato ad arte, ha fornito l'alibi

Scenari. Il mondo dopo la pandemia: dal dominio del debito alla “datacrazia”

Come cambierà l'ordine mondiale e il ruolo debordante delle tecnologie

by Edy Bivi 

Verso la Datacrazia

La vicenda del Covid-19 è un tornante dell’umanità, l’occasione da cui nasce la fondazione di un mondo nuovo, di cui si ha per il momento soltanto il sentore. Ogni fondazione ha il suo mito – o il suo pudore: ha bisogno di essere celata, dietro i sette veli della danza di Salomè: il coacervo contraddittorio di avvenimenti, informazioni, numeri, le divisioni della scienza, gli arabeschi di Stato intorno all’epidemia, fanno parte della variopinta e contraddittoria polisemia del mito.

Il mitologo assiste per la prima volta da contemporaneo, in un sol colpo, al compiersi della fondazione, all’albeggiare dei primordi e al dispiegarsi del mito: un’occasione rarissima per chi per mestiere ha dovuto sempre scrutare tra i lacerti dei significati e dei significanti di età remotissime. 

La pandemia produrrà tanti cambiamenti e il mondo non sarà veramente più come prima, come ripetono le istituzioni. Tali cambiamenti ovviamente non nascono all'improvviso, poiché esistono già da tempo come tendenze più o meno in atto o mature, tuttavia circoscritte. Attendevano soltanto l’occasione propizia per confluire in un alveo favorevole e diventare infine il grande fiume della civilizzazione.

La pandemia è l’occasione attraverso la quale un ordine obsoleto, fatiscente, divenuto ingestibile e quindi inservibile, verrà dismesso e un altro verrà instaurato. Questo passaggio avverrà per assicurare la continuità del Potere. Per Potere qui si intendono delle forze superiori ai governi e agli Stati. Il Potere in questione è il più sottile e potente dei poteri, quello da cui discendono tutti gli altri: il potere sulla mente e sullo spirito degli uomini.

Per intronizzare il nuovo ordine, dopo l’ordine liberale in cui l’uomo crede ciecamente soltanto ai suoi desideri, non si poteva certo proporre un’ideologia: l’imbesuimento generale non lo consente, non funzionerebbe. Anche una guerra non va bene, poiché con il livello di tecnologia e di automazione di arsenali e protocolli militari, è un alea troppo grosso, potrebbe sfuggire facilmente di mano, distruggendo il pianeta. La paura della morte in forma di pandemia è un’occasione decisamente più propizia. Il virus/pandemia, con il suo carattere invisibile e imperscrutabile, si presta benissimo ad essere la nuova metafisica dalle cui declinazioni morali e pratiche si dà forma al nuovo ordine.

Non bisogna essere analisti sopraffini per prendere atto dell’imminente fine dell’attuale ordine mondiale unipolare, cioè il blocco che vede al vertice la finanza, come collante ideologico il liberismo edonista transnazionale, come garante marziale gli Stati Uniti d’America (o almeno la fazione che sino a l’altro ieri ha guidato il Moloch transatlantico). 

La finanza è un’entità che vive letteralmente di vita propria, un automa, e come tale è dotata di quel minimo di intelligenza necessaria a farla procedere secondo la sua cieca necessità. Questa intelligenza è l’information technology: i server e gli algoritmi che decidono e regolano da soli il flusso delle transazioni. 

L’essenza della finanza è la voracità senza fine. Attenzione: non parliamo della avidità di denaro, di potere o di altre umane miserie. Essa è l’illimitata voracità del buco nero che tutto ingolla e consuma, perchè tale è la sua natura. La finanza è la gigantesca immissione sul piano storico di un archetipo di distruzione. Se scatenata in tutto il suo potenziale c’è il rischio che consumi l’intero essere, ponendo fine al mondo e a se stessa. 

La medesima qualità vorace è intrinseca all’ideologia edonista, manifestandosi nell’uomo come forza desiderante impossibile da saziare e pertanto fatale. Meglio di qualunque spiegazione le parole di Majakovskij:

O s’io fossi povero come un miliardario.. Che cos’è il denaro per l’anima?

Un ladro insaziabile s’annida in essa:

all’orda sfrenata di tutti i miei desideri

non basta l’oro di tutte le Californie!

(ALL’AMATO ME STESSO, Vladimir Majakovskij)

L’ordine unipolare dunque ha avuto sempre bisogno di un argine, per non divorare il mondo intero e con esso se stesso. Questo ruolo di argine è stato svolto sinora dai Paesi che nell'attuale fase storica sono apparentemente antagonisti dell’ordine unipolare: Russia, Cina, asse della mezzaluna sciita, altre piccole realtà regionali come Cuba, Venezuela, Nord Corea. Quei Paesi che ambiscono ad instaurare un ordine multipolare.

Certo, c’è una fazione all’interno dell’unipolarismo che vorrebbe rimuovere tale argine, animata dall’ardore religioso di compiere il fine ultimo dissolutorio della finanza (o meglio: del suo archetipo). Ma questa fazione è soccombente, storicamente a partire dalla sconfitta elettorale subita nel 2016 dalla signora Clinton, che di tale fazione è stata forse l’ultimo politico di punta.

L’argine è quindi un fattore interno dell’ordine unipolare. Come sostiene in un certo senso nel suo discorso filosofico il pensatore russo Dugin, riferendosi principalmente alla Russia contemporanea, ancora troppo impregnata a suo avviso della civiltà della prima teoria politica (come Dugin definisce il liberalismo).

Per non parlare della Cina, elemento importantissimo dell’ordine unipolare al tramonto anche in quanto depositaria del ruolo assegnatole di manifattura a basso e ad alto livello tecnologico del pianeta, e detentrice del debito pubblico USA, ma anche laboratorio avanzato della società tecnologica del controllo e della sorveglianza di massa, che sarà l’elemento costitutivo del nuovo mondo multipolare.

Questi Paesi antagonisti non sono realmente il Katechon – come molti ingenuamente credono, cioè il potere che trattiene il male dal dispiegarsi nella sua interezza, di cui parla San Paolo nella Seconda Lettera ai Tessalonicesi. E’ un errore pensarlo. Il Katechon certo esiste, ma è un’altra cosa: esiste sparpagliato in “piccoli resti” qua e la nel mondo, ed appartiene al dominio della preghiera e del rito. Questi piccoli resti garantiscono la tenuta della volta celeste contro gli assalti del caos. Piccoli resti per un compito colossale.

In quali termini si presenterà nella sua fase finale il nuovo ordine geopolitico multipolare? Vi sarà una coesistenza più o meno pacifica di potenze con gradienti diversi di influenza e preponderanza. Si formeranno poli di aggregazione a livello regionale, cementati dalla giusta base ideologica: una sorta di canone confuciano per l’Oriente, eurasiatismo per Russia più spazio post sovietico; bolivarismo per il sud america; ideologia MAGA (Make America Great Again o trumpismo) più conservatorismo Brexit per il mondo anglosassone; sciismo e sunnismo nell’area mediorientale. Queste aggregazioni si richiameranno a valori che possiamo definire tendenzialmente conservatori o sovranisti. 

Un discorso a parte merita l’Europa continentale. Attualmente nell’orbita atlantica, è molto probabile che essa venga riassorbita nel macro blocco che fa capo a Cina e Russia, con la Cina come provider continentale del 5G (la tecnologia chiave per costruire la società tecnologica del controllo e della sorveglianza di massa) e la Russia, partner energetico complementare e indispensabile all’industria europea. Questo passaggio avverrà in virtù del semplice potere delle cose reali: la prossimità geografica, la continuità territoriale e di civiltà. Anche l’Europa non potrà fare altro che diventare sovranista: lo chiedono i suoi popoli, lo chiede il Potere.

Si tornerà ai valori cosidetti conservatori perchè il Potere ha bisogno di una società funzionale ed efficiente per continuare ad esistere, ciò che – ripetiamo – non è capace di garantire il vecchio ordine liberale, con le sue spinte dissolutorie. Se si vuole conoscere infatti il tipo umano finale del liberalismo/liberismo, basta dare una scorsa ai protagonisti dei romanzi di De Sade: il debosciato narcisista e psicopatico, inutile e disfunzionale a qualsiasi tipo di ordine. L’antinomia non va bene come attitudine di massa: è più prudente che rimanga tra gli arcana regni delle élite al Potere.

L’ordine finanziario unipolare dunque verrà dismesso e la finanza verrà pesantemente ridimensionata. Ma perchè, ultimativamente? Perchè il debito, come strumento di potere e di controllo, è ormai superato. Da cosa? Dalla tecnologia naturalmente, che ha messo a punto uno strumento di controllo diretto sofisticatissimo: la rete 5G infatti consentirà la creazione di una smart grid locale e globale, al cui interno, grazie all’IoT, l’Internet of Things (Internet delle cose), tutto sarà praticamente connesso e controllabile, dalle automobili alle persone.

Il debito come strumento di controllo è antiquato nel suo basarsi su una convenzione mentale: la fiducia verso le istituzioni che creano e imprestanto denaro. In quanto convenzione mentale è intrinsecamente fragilissimo. La smart grid invece sarà reale e materiale. Chi controlla la smart grid sarà infinitamente più potente e capillare nell’esercizio del potere di qualsiasi altro potere mai conosciuto nella storia dell’uomo.

Un grande passo avanti verso la smart grid è stato reso possibile dal distanziamento sociale implementato per contenere l’epidemia di Covid-19, imponendo l’uso della rete internet per moltissime attività quotidiane del mondo reale che mai avremmo pensato o accettato di svolgere online. C’è chi giustamente parla di quarta rivoluzione industriale in atto. In appena tre mesi si è attuato (testato) ciò che in circostanze normali avrebbe richiesto anni. C’è da dire che moltissimo è già avvenuto per via volontaria nei due decenni precedenti quando, per godere delle comodità della vita “connessa”, la società ha accolto con entusiasmo l’uso di una variante del braccialetto elettronico di tracciamento, del tipo di quelli che vengono applicati alle caviglie dei detenuti: il telefono cellulare.

Il test è riuscito: le notorie fasi due e tre di gestione della pandemia pianificate dai governi non saranno mai stadi intermedi verso il ritorno alla normalità, ma altrettante fasi per andare dal test allo stato di emergenza permanente, finché la smart grid non verrà implementata e accettata in via definitiva.

Questa quarta rivoluzione industriale in una prima fase permetterà un ulteriore affrancamento del lavoro dall’uomo, mantenendo, come sempre a parti invertite, l’antica promessa di ogni rivoluzione tecnologica di sollevare l’uomo dal lavoro. Questo causerà in prima battuta un arretramento delle condizioni economiche generali, che causerà a sua volta emergenze umanitarie prima, demografiche poi, con diminuzione generale della popolazione.

In questa fase intermedia, che appunto è già iniziata, le grandi società di capitale privato che controllano internet, ecommerce, social media, ICT – i cosiddetti GAFA (Google, Amazon, Facebook, Apple e sodali) – e che garantiscono con le loro piattaforme il funzionamento del mondo digitalizzato aumenteranno il proprio potere a dismisura. Ma è una fase transitoria, poichè questi servizi verranno totalmente nazionalizzati o per lo meno fortemente subordinati ai governi degli Stati sovranisti poiché, come abbiamo detto, la tecnologia diventerà il principale strumento di controllo sociale in mano agli Stati. Come già adesso in Cina.

Se si vuole conoscere il mondo di domani, che è già quasi il mondo di oggi, bisogna infatti guardare alla Cina: uno Stato totalitario, inquadrato secondo canoni pseudo-tradizionali in cui confucianesimo e maoismo si fondono per dare una specie di ordine e coesione interiore alla società, mentre la tecnologia consente il controllo totale dell’individuo. Quest’ultimo punto è l’obiettivo del programma del Sistema del Credito Sociale (SCS), lanciato nel 2014 e che dovrebbe completarsi entro la fine del 2020, il cui scopo è controllare capillarmente la vita di ogni cittadino o, come secondo le parole del relativo documento governativo rilasciato nel 2014, permettere ai più affidabili di vagare ovunque sotto il cielo, rendendo al contempo arduo a chi è screditato di fare anche un solo passo – qui potete leggere il documento integrale in inglese. Vi ricorda qualcosa?…l’applicazione “Immuni”…?

Sempre a proposito di Cina, nel 2003 vi fu un’epidemia di Sars. Il distanziamento sociale implementato per l’occasione permise dei passi avanti nella digitalizzazione della vita sociale che diversamente la società cinese avrebbe faticato ad accettare, facendo inoltre la fortuna di Alibaba, una delle aziende coinvolte nel programma SCS – qui un interessante articolo di Digital Commerce 360 a riguardo. Precedente interessante..

La fase finale del processo sopra esposto porterà a delle società più ordinate, fortemente ridimensionate nei numeri, ecologicamente ed economicamente più sostenibili, incentrate su attività lavorative legate al territorio, alla comunità. Ideologie più o meno recenti come la decrescita felice, l’ecologismo, il localismo, sono funzionali a questo obiettivo. Sarà una sintesi di modernità tecnologica da un lato e comunitarismo dall’altro, col ritorno in auge dell’artigianato, dell’agricoltura, della piccola industria rispetto alle attività del terziario o dei servizi – quest’ultime producono sempre un tipo umano in qualche modo instabile. Insomma delle società miti, pacifiche e laboriose, controllate capillarmente grazie alla tecnologia. In questi giorni di lockdown le persone hanno scoperto che tutto sommato si può ridurre la vita all’essenziale, tagliando bisogni fino a ieri ritenuti incomprimibili, hanno scoperto che si può menare un’esistenza parca: anche qui, test riuscito. Gestire un’umanità così mansueta sarà allora una cosa semplicissima, la politica come possibilità dinamica della storia e delle società sarà inutile e scomparirà probabilmente anche dal vocabolario umano, per cedere lo scettro alla governance, intesa come amministrazione di processi e prodotti. Si passerà insomma dalla politica alla zootecnia, e la differenza nominale marcherà anche una differenza ontologica tra il soggetto/oggetto della prima e della seconda. Insomma il darwinismo, finalmente compiuto ma al contrario.

Nota a margine

La digitalizzazione della vita è una potente opera di trasmutazione del reale in numero. Ogni azione della vita connessa si esprime in un cookie, un file log, cioè un codice numerico. L’insieme indifferenziato di tali codici, questo lago (data lake) immenso e disordinato di dati non strutturati (raw data), viene sublimato attraverso processi di aggregazione (data modelling) e trasformato in rappresentazioni numeriche, strutturate e coerenti della realtà (insights). Tali rappresentazioni consentono il controllo del reale, garantendo quindi un potere su di esso. Solve et coagula: è il sogno realizzato – o forse il retaggio – di quelle civiltà antiche che aspirarono a commutare gli enti in numeri e viceversa, convinti che grazie ai numeri si potesse ricavare un ordine dal caos, produrre prodigi, dominare il reale.

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