L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 27 giugno 2020

Ministro dimettiti





















Lo scivolone di Boccia: "Covid? C'è finché Speranza non dirà che è finito." Errore o ammissione?

Vi è una domanda che più di tutte continua a risuonare, una domanda che tutti si pongono senza posa perché ne va della nostra stessa vita: fino a quando durerà l’emergenza? Finché bisognerà riconoscere la presenza del Covid-19 in mezzo a noi?
La risposta forse potrebbe essere semplice, tutto sommato: finché gli esperti non ci diranno che il virus non c’è più.

Qualcuno potrebbe allora riprendere le parole di Alberto Zangrillo, il quale ha detto che il virus è clinicamente morto.
Forse qualcuno potrebbe citare le parole del dottor Tarro, il quale ci ha spiegato che il virus è stagionale e che con l’estate perde la sua potenza.

La risposta che proviene dal Governo è però di altro tipo.
E’ curioso come il Governo continuamente evochi l’importanza degli esperti, quasi a squalificare coloro i quali non lo siano, quando invece la democrazia – ci insegna Aristotele – dovrebbe essere il governo in cui tutti hanno il diritto di decidere sulle cose fondamentali della vita pubblica.

Curioso poi che il governo che evoca sempre gli esperti, abbia come ministro della Salute un non-medico, come Speranza; curioso che lo stesso esecutivo ponga come ministro dell’Economia un non-economista, come Gualtieri.
Ma tralasciando questo aspetto, la risposta del governo è significativa: l’ha prospettata il ministro Boccia, che tempo fa equiparava di fatto coloro che portavano il caffè a qualcuno per strada a dei criminali: “Il Covid non sarà finito finché non ce lo dirà Speranza“, ha sostenuto.

E aggiunge, a precisare quanto detto: “Il Covid è ancora tra noi, e finché Speranza non ci dirà che è finito, non sarà finito“.
Molti di voi ricorderanno allora le parole pirandelliane: così è, se vi pare.

In sostanza il virus c’è, l’emergenza sussiste finché lo decide il ministro Speranza.
L’emergenza dipende dalle decisioni politiche di un ministro, se interpretiamo correttamente le parole di Boccia.
Capite bene l’absurdum di questa posizione: un intero Paese è rimesso alle parole di Speranza, alle decisioni del Governo.

Ecco che allora torna, inquietante, la nostra tesi. Non sarà forse che il coronavirus ha reso possibile l’instaurarsi di una razionalità politica autoritaria e verticistica?
Non sarà forse che, grazie all’emergenza sanitaria, si attiva il dispositivo securitario, in base al quale, per fare salva la vita, si rinuncia a quote di libertà?

Sono domande fondamentali, e credo che la risposta prospettata da Boccia abbia suscitato perplessità in molti di noi.

RadioAttività, lampi del pensiero quotidiano – Con Diego Fusaro

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