L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 19 giugno 2020

Non si può parlare di patrimoniale quando è su base volontaria e si offre garanzie di stato come ne Piano di salvezza Nazionale del 30 marzo 2020


ITALIA: la PATRIMONIALE nascosta

Scritto il 19 giugno 2020 alle 08:24 da Danilo DT


L’Italia è un paese che si trova in una situazione finanziaria complessa e di difficile gestione. Possiamo definirla molto grave? In chiave prospettica si. Il 160% di rapporto Debito PIL non sarà facile da gestire e da far digerire ai partners dell’Eurozona soprattutto quando l’emergenza Covid-19 sarà venuta meno.
Quando ha illustrato il buon Savona nella sua relazione annuale mette ancora una volta al centro quello che deve diventare (secondo il suo punto di vista) una chiave per la ripartenza a livello strategico. Il Risparmio privato, che è pari a circa 4.500 miliardi di euro, più del doppio del PIL e quasi il doppio del debito pubblico.

(…) Se la pandemia è come una guerra, allora per preservare l’economia occorrono strumenti di guerra. «È auspicabile pertanto che si agisca in due direzioni», suggerisce Paolo Savona, presidente della Consob, l’autorità che vigila sulle società e la Borsa. La prima è quella di «emettere obbligazioni pubbliche irredimibili», ossia senza scadenza, perpetue, «strumento tipico delle fasi belliche, alle quali la vicenda sanitaria è stata sovente paragonata». L’altra strada riguarda il sostegno alle imprese, in cui occorrerebbe sostituire i prestiti a garanzia pubblica con capitale allo stesso modo garantito dallo Stato. (…) [Source] 

Economia di guerra, perché lo sappiamo, questa è una guerra anche per gli effetti economici che ne stiamo subendo. La sua proposta è chiara. Da una parte si propone l’emissione di nuove obbligazioni irredimibili per finanziare fabbisogni di tipo strutturale e con impatti di lungo termine (ve la ricordate la Rendita Italiana?), dall’altro, fare il possibile per portare risorse direttamente all’economia delle imprese, usando anche forme di azionariato popolare.

Attenzione però, andare a garantire ulteriori prestiti alla PMI è complicato, i margini di manovra sono ristretti. La possibilità di azione sull’azionariato popolare è possibile ma per nulla agevole. Una soluzione sarebbero i PIR, una possibilità che fino ad oggi è stata gestita secondo il sottoscritto molto male e fondamentalmente in modo molto commerciale dal settore bancario e ben poco produttivo.

E allora cosa si potrebbe ancora fare? Utilizzare in modo ancora più strategico il risparmio degli italiani, “blindando” il problema numero uno, il debito pubblico magari cogliendo due piccioni con una fava. Siamo in guerra e allora occorrono sacrifici.
Una patrimoniale?
In realtà Savona non ha mai parlato di patrimoniale, anche perché per mettere veramente a posto le cose ci vorrebbe un qualcosa di MOLTO invasivo. La soluzione sarebbe una sorta di patrimoniale “indiretta”.

Si ragiona di BTP futura, di prestiti irredemibili, insomma di nuovo debito pubblico. La “mission” potrebbe essere quella di “imporre” la sottoscrizione degli stessi al risparmiatore italiano, in modo diretto (sottoscrizione) o indiretto (risparmio gestito) ma con vincoli che le limitino la circolazione e la possibilità di cessione (anche con iniziative commerciali tipo premi vari alla scadenza, che incentivino la tenuta del bond fino a scadenza).

In questo modo cercheremo di seguire il modello giapponese, accollandoci tutto il rischio Italia nei nostri portafogli. Ma è questa la soluzione giusta per la ripartenza? Forse sarebbe ben meglio stimolare in qualche modo gli investimenti nel sistema produttivo anziché imporre quella che alla fine sarebbe un prelievo forzoso in cambio di un qualcosa che poi non ha scadenza (prestito irredimibile) che andrebbe a sistemare la contabilità finanziaria ma senza impatti sulla crescita del paese. In barba, tra l’altro, ad uno dei basilari principi del risparmio. La DIVERSIFICAZIONE.

STAY TUNED!


Nessun commento:

Posta un commento