L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 22 giugno 2020

Sovrapproduzione - La crisi infinita


Sapelli: “Il coronavirus ha accelerato la disgregazione tra Stato e partiti”


“La pandemia di coronavirus ha accelerato il fenomeno mondiale della disgregazione dello Stato e dei grandi partiti di massa. E in un momento di crisi economica provocata da cause esogene i governi, la politica e i partiti faticano ad accordarsi per prendere decisioni e agire“. Lo afferma l’economista Giulio Sapelli. “Ci sono pochissimi Paesi al mondo in cui non si viva una disgregazione dello Stato come l’abbiamo conosciuto, lo Stato legal-nazionale. E non c’è Paese al mondo in cui la disgregazione dei partiti non sia in uno stato più o meno avanzato. Un fenomeno non nuovo, causato dalla finanziarizzazione, che la pandemia ha accentuato“, spiega l’economista. Come in Francia, “dove Macron e la finanziarizzazione hanno disgregato la sinistra, la destra e il centro. O i Paesi Bassi, dove è in corso una disgregazione del fronte politico, o la Spagna, dove il governo vive solo perché non si va al voto in Parlamento“. L’unico Paese dove i partiti storici di massa resistono, continua, è la Germania, “anche se la Cdu è scossa da un conflitto interno fortissimo e la cancelliera Merkel ha visto distrutti tre suoi probabili successori nel giro di pochissimo tempo“.

E anche i problemi economici “sono mondiali. C’è una crisi esogena che colpisce nello stesso tempo l’offerta e la domanda, che non fa che accelerare delle tendenze che c’erano già“, continua Sapelli. Anche l’Italia, spiega Sapelli, “è affetta dalla disgregazione dello Stato e delle macchine dei partiti” e “non ci sono più i partiti storici, ma dei gruppi armati gli uni contro gli altri”. Per l’economista “abbiamo lentamente distrutto gli stati sociali, non facciamo investimenti, c’è la deflazione in corso” e “quando hai bisogno di prendere decisioni non sei in grado di prenderle. Ora, conclude ,”servono l’astensionismo e la preghiera. Forse l’uscita è astenersi dal voto per un po’ di tempo per creare una rigenerazione della classe politica“.

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