L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 15 giugno 2020

Stati Uniti i militari pronti al golpe

Cronache dalla fine dell’Occidente [Il Fu Rabal]


Il Fu Rabal

Nell’Estremo Occidente tutto si muove rapidamente, il passo è quello di una danza apparentemente caotica a un ritmo che è un misto di rap e canti eleusini (Daemonia Nymphe): siamo passati, in un balzo, dalla fase 1 alla fase 4 della demolizione controllata del Mondo che non sarà più.

Ma andiamo per ordine. Circa un mese fa io e la mia famigliola abbiamo partecipato a una manifestazione anti “lockdown” tenutasi nella capitale della Stato di Washington, Olympia, c’erano circa un migliaio di persone davanti al Campidoglio, la sede del parlamento statale, per lo più provenienti dalle zone rurali, un piccolo palco, uno stand che vendeva hot dog e una serie di oratori, molte famiglie con bambini, un buon numero di chiassosi motociclisti e uomini di tutte le età armati di fucile. La polizia guardava da lontano con un certo distacco, nessuno era mascherato e il distanziamento sociale ignorato, mentre sullo sfondo sventolavano bandiere e cartelli inneggianti a Trump e ad altri rappresentanti Repubblicani. Il fronte della resistenza si espresse in una serie di interventi che si possono riassumere in: vota per me, alle prossime elezioni (previste per l’autunno) manderemo a casa Inslee, il governatore Democratico, e la sua corte, difendiamo la costituzione, rivendichiamo la nostra libertà di espressione e il diritto a portare armi (primo e secondo emendamento della costituzione degli USA), riapriamo lo stato e tutte le attività commerciali. A me sembrava fosse la solita aria fritta, ma forse non lo era del tutto.
Gli stessi discorsi enunciati qui, nelle sponde estreme di un continente ancora molto giovane, geologicamente e culturalmente, dove la natura è più aspra, le montagne più ruvide e imponenti, le foreste più remote e selvagge come i suoi abitanti rurali, assumono altre sfumature: quella che è per noi stanca retorica, qui sembra avere una certa pregnanza che si riflette nelle emozioni della folla e in una fede diffusa nel dettato Costituzionale, negli insegnamenti biblici o nei “dogmi” anarcoidi, che scaturiscono da quel concetto di “Libertà Americana” che sottostà il costrutto costituzionale e lo spirito di un popolo, per certi versi misterioso. In effetti l’appartenenza politica riguardo alla pandemia, almeno a livello statale, risulta in modi di gestione della cosa pubblica molto differenti:mentre i governatori repubblicani o non hanno chiuso affattoo hanno adottato misure lievi, ora in buona parte revocate, quelli democratici hanno imposto chiusure molto più estreme che in gran parte ancora mantengono. In qualche modo il voto qui ancora conta, anche se credo che il diverso atteggiamento non sia tanto dovuto alla “benevolenza” dei governanti quanto piuttosto alla pressione che dal basso la popolazione riesce ancora ad esercitare.

A Seattle, roccaforte democratica, la stragrande maggioranza dei “sudditi” sembra approvare e rispettare le misure assurde del loro governatore il quale, contando sulla “buona volontà” dei suoi cittadini, non ha ritenuto necessario di mobilitare la polizia per imporli. Il risultato è che a trasgredire sono in pochi e,in generale, il livello di istruzione (avevo scritto di “cultura…” chiaramente un refuso) è la discriminante: i più “istruiti” (e quasi sempre i più abbienti) si conformano, gli “ignoranti” tendono a trasgredire, mentre gran parte dei “giovani” (che sembrano nati vecchi) di buona famiglia, come le numerose Karen che ci circondano, si comportano come sudditi militanti.

Tornando alle proteste qui a Washington, il loro effetto, rispetto alle politiche dello Stato, sono state pari a zero, in gran parte ignorate dai media, con qualche critica lasciata cadere qua e là, e non c’è nessuna possibilità che le prossime elezioni possano cambiare qualcosa.

Un mese dopo: la crisi pandemica sembrava scialbamente confluire in una placida deriva verso gli oppositi poli politici, con le proteste in lenta ritirata, il virus mestamente infiacchito dai tre mesi di duro lavoro, gli ospedali pressoché vuoti, i 40 milioni di nuovi disoccupati a godere di un reddito di sudditanza spesso superiore allo stipendio che percepivano lavorando, e solo una ciurmaglia di piccoli imprenditori (pare che a loro i sussidi non siano arrivati se non in minima parte) a pagare il prezzo della pandemia a beneficio della collettività tutta, incluse Banche e Corporazioni. L’economia è sull’orlo di un tracollo, ma per molti èancora come vivere nel paese dei balocchi … la percezione del disastro incombente, remota.

Dicevamo … si stava dolcemente scivolando nel “nuovo normale”, senza troppi scossoni, con i nostri bei marciapiedi a senso unico, piste ciclabili chiuse alle biciclette e percorribili solo a piedi in una sola direzione, i sei piedi di separazione, le lezioni video, le maschere, una sana diffidenza verso il prossimo, anche se familiare … quando eccoti la grande giocata, la randellata che spacca in due la narrativa crepuscolare di un mondo in disfacimento; un mondo, però, che, seppur stremato, non è ancora del tutto domo, mezza America ancora sogna l’antico normale, una mezza America molto armata, testarda, tradizionalista nei limiti di una tradizione bambina, che oltre la Bibbia ha la Costituzione. Un America di gente semplice, continuamente ingannata e abusata da governo e corporazioni, ma che persiste nel credere nel “sistema” americano, nella sua medicina, nella sua politica, che col tempo ha imparato anche a diffidare, ma solo entro una certa misura, perché il desiderio di credere a volte è troppo forte, ha bisogno di simboli e di avere fede in qualcosa o qualcuno. Uno di questi qualcuno è proprio Trump il quale, nonostante 3 anni e passa di presidenza non proprio scintillanti, è ancora l’adorato campione delle schiere dei deplorabili.

Come già dissi in un mio commento di qualche tempo fa, la questione razziale è secondaria nel panorama politico e sociale americano, ma avrebbe potuto essere usata come grimaldello. E cioè proprio quello che accaduto. La morte di George Floyd, il nero, causata dal poliziotto Derek Chauvin (nome nomen), il bianco, ripresa in diretta da un “passante” per lunghi minuti e trasmessa in mondovisione sugli schermi globali, ha riacceso i tizzoni della rivolta, migliaia a protestare esplicitamente contro il brutale razzismo delle forze dell’ordine, essendo sottointesoquell’altro razzismo, quello di Trump e dei deplorabili, quegli ignoranti bifolchi che lo hanno votato. Avanti con saccheggi, pestaggi, qualche morto, auto e caserme della polizia bruciate, sindaci piangenti (che recitazione penosa quella del sindaco di Minneapolis, è riuscito fare peggio del noto attore fallito Justin “Castro” Trudeau, il premier Canadese), teppisti ululanti, agenti provocatori, squadrismo antifa, poliziotti in ginocchio, guardia nazionale, Casa Bianca assediata, elicotteri Apache sulla folla e così via con il caos urbano in stile The purge o The Joker. Il virus della protesta si diffonde presto ovunque, altro che Coronavirus, non c’è quasi nessuna capitale d’America e del mondo che non abbia la sua bella protesta; le ragioni per protestare ci sono tutte, l’abuso è indiscutibile e ingiustificabile, ma la reazione ha assunto dimensioni esagerate, grottesche.

Non è il caso qui di entrare nei dettagli del fatto specifico, le forze della polizia americana sono rinomate per la loro brutalità (ma va tenuto conto di quanto molto più brutale sia l’America rispetto all’Europa), uccidono continuamente bianchi e neri, armati o disarmati, anche senza motivo, e a volte capita che i responsabili di tali abusi alla fine non vengano puniti adeguatamente. Quello che conta è il fatto che questo abuso, etichettato istantaneamente come classicamente “razzista”, ovvero un bianco che abusa un negro, in virtù dell’indifferenza dell’agente Chauvin alle suppliche della vittima e di quella sorta di ghigno sardonico che accompagna i lunghi minuti del supplizio, è stato trasformato dalla grancassa dei media corporativi e da organizzazioni “civili” come Black Lives Matter (BLM), antifa, in una questione capitale, la questione cardine che deve decidere la fine del presente Ordine e definire l’avvento del Nuovo Ordine.

La fase 2 è durata il tempo di un respiro, l’ultimo esalato dal povero Floyd, fine del lockdown, tutti in piazza a “festeggiare”, addio al distanziamento sociale, al divieto di assembramenti, i negozi riaprono, volenti o nolenti, i clienti s’affrettano per i saldi della fine del mondo, la frenesia è così tanta, dopo mesi di clausura, che “qualcuno” si dimentica di pagare, la società del consumo è tornata a ruggire; Nike, Target, Footlooker, Apple e altre grandi aziende, tutte debitamente prese d’assalto, danno il loro sostegno alle proteste, solo qualche piccolo imprenditoreche s’impunta, non vuole aprire il suo negozio ai pressanti clienti, a lui la clausura pare andasse bene … sempre a lamentarsi questi pezzenti!

La fase 3 segue veloce, i poliziotti si inginocchiano di fronte alle masse, il mondo della cultura e della politica onorano la dignità e il coraggio dei manifestanti, più di 1200 tra accademici e medici sottoscrivono una lettera redatta dall’Università di Washington nella quale prima si stigmatizzano le irresponsabili e “pericolose” proteste contro i lockdown, prendendo a esempio quella del Michigan, la più imponente, poi si fa eccezione per le nuove proteste, cui si dà pieno supporto, in barba a tutte le regole anti-pandemiche, proclamando prioritaria la necessità di “combattere” il nuovo (ma vecchio) virus “white supremacy”, un virus considerato il precursore di quell’altro virus, il Covid-19, e addirittura la causa profonda della pandemia stessa, anch’essa definita “razzista” (qui potete leggere questa farneticante lettera aperta:


Che la festa inizi, che il popolo affolli le piazze, che i “colpevoli” s’inginocchino di fronte ai “giusti” e facciano ammenda dei loro orribili privilegi e di quelli dei deplorabili, che si proceda in pompa magna verso il purpureo tramonto di “quello che è stato”, mentre a oriente si accende l’arcobaleno dell’uguaglianzache annuncia l’avvento di “quello che sarà.

Fase 4: protesta, sedizione, insurrezione, rivoluzione …

La fase 4 sembra voglia durare … il Nuovo Normale sembra sia diventato la protesta quotidiana, non che questo sia in contraddizione con il già preannunciato nuovo normale del post covid-19, nooo … La lettera aperta citata sopra definisce con chiarezza che gli assembramenti per una giusta protesta sono consentiti, che le truppe si organizzino in centurie, il distanziamento sociale facoltativo, la maschera risulta molto utile quando si sfasciano vetrine e saccheggiano negozi, quando poi c’è da celebrare l’apoteosi di qualche martire, ogni regola è sospesa d’ufficio.

Childhood’s end finisce con l’apoteosi dei bambini che abbandonano la terra, lasciando il loro vecchio mondo a morire lentamente. Queste proteste americane assomigliano a Crociate di bambini, bambini in bilico sulla soglia che separa infanzia e maturità, questa per loro è una sorta d’iniziazione. Un gran lavoro è stato fatto su questi figli del nuovo millennio, arruolati nell’esercito delle 12 scimmie e sorprendentemente pronti a combattere contro ogni razzismo, ogni inuguaglianza, ogni abuso, ogni pregiudizio, il cambiamento climatico, il suprematismo della razza bianca, ma anche contro i loro stessi pregiudizi, le loro stesse imperdonabili debolezze, i loro stessi privilegi, tutti prodotti del vecchio mondo, così corrotto così ingiusto. La rivoluzione va fatta fuori, nelle piazze, e dentro, nel proprio cuore, è e deve essere una rivoluzione totale. Per darvi un’idea di come sentono il mondo questi figli senza più padri, eccovi qui alcuni stralci di una e-mail che ci ha inviato l’insegnate di violino di nostra figlia “riguardo alla grande questione dei nostri giorni circa il razzismo sistemico”; un una ragazza di “buona” famiglia di circa 25 anni, educata e con un qualche talento musicale, una persona gradevole e “istruita”:

Gli insegnamenti e l’etica del Dott. Suzuki non danno spazio ad alcuna forma di razzismo, oppressione o pregiudizio. La nostra missione e i nostri valori, in quanto insegnanti della scuola Suzuki, esigono da parte nostra una consistente inclusione, un alto senso di accoglienza e un amore radicale.

Richiamandomi a questi valori, mi sono impegnata in una sobria auto-analisi, col fine di accrescere la diversità tra i miei allievi, usare la mia posizione per promuovere l’uguaglianza razziale, per amplificare le voci delle persone di colore, per esaminare con severo scrutinio la molto discutibile musica con connotazioni razziste che, in passato, ho insegnato e che da ora in poi non insegnerò più, e per includere e aiutare economicamente famiglie di tutte le identità, di tutti i colori affinché possano accedere a una profonda educazione musicale …

… sento che, in seguito a questa nuova consapevolezza, ho la responsabilità di imparare a dedicarmi in modo più completo alla missione al servizio della visione di un mondo di pace, prospero e sostenibile per il bene di tutti i bambini e gli studenti …

… è ora di voltare le spalle al negazionismo e di affrontare il problema sistemico che ci è sembrato finora insormontabile. Sto cominciando a chiedermi se non e’ il caso che problemi che sembrano insormontabili non lo siano piu’ una volta che smettiamo di negarli.

Ci sono molti musicisti e compositori neri, che hanno scritto musica incredibile, che mi è sempre piaciuto ascoltare, ma che non ho mai proposto nelle mie lezioni con i vostri figli. Per questo, mi dispiace molto e vi chiedo scusa.

(oggi mentre scrivo, abbiamo ricevuto un’altra e-mail da questa ragazza, nella quale dettaglia le sue richieste per tornare a fare le lezioni dal vivo a casa nostra, non più al telefono: si riprende ad agosto, tutti con le maschere, distanziamento sociale tra i 6 e i 10 piedi, nessun contatto …)

Un caso isolato? Non credo proprio, la sua attitudine è condivisa, con diverse sfumature, da milioni di “giovani”, la stragrande maggioranza dei quali sono ben educati e “bianchi”. Li vedi ora in giro per le strade di Seattle, facendo jogging, a piedi o in bicicletta, esornati con cartelli artigianali con su l’acronimo BLM (black lives matter); quando non protestano, sono quelli con la maschera, che nei parchi si siedono a 6 piedi di distanza e che quando t’incrociano girano a largo per evitare la commistione dei respiri.

Le proteste, che sono animate dagli attivisti di BLM (ma, almeno all’inizio, qui a Seattle, il BLM locale non vi ha partecipato per ottemperare alle regole Covid: un conflitto di indottrinamenti), LGTBQ+ e dagli agitatori di antifa, quasi tutti della razza “privilegiata”, e supportate da manovalanza nera e da provocatori istituzionali, col tempo sono cresciute (qui da noi si è cominciato venerdì 29 Maggio e si continuasenza interruzione da 12 giorni)fino a raggiungere dimensioni notevoli. Se all’inizio la presenza nelle proteste di questi figli del nuovo millennio non era elevata, ora credo ne costituiscano la maggioranza. Associazioni come extinction/rebellion, le vaste costellazioni dei “gretini” e dei vari movimenti ambientalistisono entusiasticamente confluiti nella protesta, trasformandola in qualcosa di più ampio, in una lotta senza quartiere contro la Civiltà Occidentale, incarnata dall’uomo bianco, l’arci-nemico, l’inquinatore, il razzista, l’oppressore, una lotta che ha come fine quello di porre fine al Vecchio Ordine e all’instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale, inteso come un nuovo sistema valori e dogmi condiviso, una nuova religione, un nuova “intelligenza” del mondo. Ecco qui un esempio di come questi gruppi ragionano e si muovono: https://www.youtube.com/watch?v=DgsnyHILdb8

La investigatrice è una sostenitrice di Trump, ma le conversazioni intercettate parlano da sole.

Questo processo è naturalmente iniziato molti anni fa, ma il suo estremo intensificarsi è cosa recente, e coincide con l’elezione di Trump, il simbolo di tutto quello che è vecchio e corrotto; da allora il razzismo bianco è tornato in auge, la deriva ambientalista diventata più estrema, la politica più “sporca” e alla fine è arrivato il Coronavirus. Nato in Estremo Oriente, almeno secondo la narrativa corrente, ha viaggiato, seguendo la parabola del sole, da oriente a occidente, per arenarsi sulle sponde del Pacifico. Da li è mutato, arricchendosi di altri contenuti, razzismo e ambientalismo (il Covid era già stato accusato di razzismo, uccide più i neri dei bianchi), ed è ritornato come marea di riflusso a inondare il resto dell’Occidente inclusa l’Oceania, e solo lambendo le sponde del continente asiatico e africano.Chiaramente questa “epidemia” molteplice è un problema prettamente Occidentale.

Come accennato Trump è il simbolo, non solo in America, di questa breve ma intensa era globale, sia che lo si guadi da sinistra, il male assoluto, che da destra, il salvatore, il mashiyach, esaltato da ebrei e cristiani tradizionalisti, per una volta in armonia.

I primi anni della presidenza Trump sono stati caratterizzati dall’escalation di una guerra politica economica e ideologica; usando come pretesto le ingerenze russe, il presunto razzismo di Trump, le sue politiche antiglobaliste (almeno teoricamente), i suoi avversari interni ed esterni lo hanno condotto sulla soglia dell’impeachment: il mondo contro Trump. L’amministrazione Trump ha comunque cominciato a perdere pezzi prima di cominciare, il generale Michael Flynn è stata la prima vittima (la perdita più importante), il Russiagate che lo ha estromesso si è dimostrato falso, ogni accusa è stata recentemente provata infondata, ma un giudice ha deciso di continuare il procedimento, tanto per tenerlo fuori dal gioco politico, non sia mai che dia qual buon consiglio a Trump, che di certo ne avrebbe bisogno. Poi a seguire tutta una serie di assunzioni e licenziamenti: MadDog Mattis, Bolton, Tillerson, Priebus e una schiera di altri figuranti. Dopo tre anni di lotte intestine, la presidenza Trump sembrava resistere, ha evitato l’impeachment, e veleggiava con un moderato vento di poppa verso le nuove elezioni contro l’arteriosclerotico Joe Biden, con il supporto dei numeri dell’economia, che seppur drogata, apparentemente prosperava, quando … ecco il Coronavirus. Improvvisamente Trump si è trovato solo e impreparato, circondato da nemici, abusato da Fauci e dalla CDC, un Riccardo III senza più cavallo. La sua condotta durante la pandemia può essere riassunta così: Trump ha detto quasi sempre la cosa giusta, ma ha fatto quasi sempre la cosa sbagliata, tante buone intenzioni ma nessuna “forza” per tradurle in azioni.

Del resto, questo è il modo con cui è stata costruita la narrativa della pandemia: da una parte ci sono le contraddizioni tra parola e azione di Trump, dall’altro ci sono i messaggi ambigui del dott. Fauci, l’OMS, la CDC: la pandemia è poco più di un influenza, ma è estremamente pericolosa e può causare milioni di morti; mascherine e guanti sono inutili, non vi proteggono affatto, ma è necessario indossarli; il distanziamento sociale è inefficace ma dovete rispettarlo; la letalità del coronavirus è trascurabile, intorno allo 0.26%, ma il lockdown non deve essere revocato e così via. Una serie di affermazioni contraddittorie che creano un senso di stupore e di dissonanza cognitiva e che annullano ogni capacità critica in chi le riceve passivamente. Il condizionamento dell’opinione pubblica americana sia di “destra” che di “sinistra” è stato, bisogna ammetterlo, un grande successo: generalizzando, gran parte dei Trumpiani, pur avendo una visione della pandemia basata sui fatti, ancora credono che Trump stia lì a lottare per loro, ne trattengono le parole e ne cancellano gli atti; gran parte dei Democratici trascura i fatti e sposa con amore la dottrina del Coronavirus, con le sue norme e i suoi dogmi. Tutto questo ante-Floyd.

Il post-Floyd vede una temporanea “sospensione” della pandemia, Trump, chiaramente diminuito e umiliato dalla sua irrilevanza in tutta la vicenda Coronavirus, prende un po’ di respiro, fa la conta dei danni, forse pensa ad una rivincita, ma la marea di riflusso ancora una volta lo travolge. Le proteste dilagano velocemente, la polizia prima blandamente le reprime, ma in seguito, anche se ha l’aiuto della Guardia Nazionale, lascia fare conformandosi alla retorica anti-razzista, e si inginocchia di fronte ai manifestanti, non provandopiù neanche ad intervenire per bloccare i saccheggi: assume il ruolo del simbolo “Trump”, quello di un “potere” che non è in grado di affermarsi. I sindaci e i governatori degli Stati Democratici danno chiare disposizioni alle forze dell’ordine di non intervenire, che non s’interferisca con la “Purificazione” (Purge) del malefico Occidente. Figure istituzionali e della società civile invocano la riduzione dei fondi per le forze dell’ordine (quello vecchio), riprendendo lo slogan di BLM “Defund the police”, qualcuno arriva anche a proporre la completa abolizione delle forze di polizia. A Seattle, il sindaco ha proibito alla polizia di usare spray al peperoncino e lacrimogeni, e le ha anche ordinato di abbandonare ai manifestanti una delle caserme in una zona calda, Capitol Hill, il cuore del movimento LGBTQ+, e proprio ieri, martedì 10, i manifestanti hanno proclamato la “Zona Autonoma di Capitol Hill” una sorta di Comune rivoluzionaria recintata che abbraccia 6 isolati e che dovrebbe essere difesa da miliziani armati. Sempre ieri, un gruppo di manifestanti guidati dalla consigliera comunale trotskista Kshama Sawant ha occupato per alcune ore il Municipio di Seattle. Molti negozi in centro hanno protetto con tavole di legno le loro vetrine, qui come altrove si respira aria di guerra, ma ancora nulla di clamoroso è accaduto e non è detto che accadrà, almeno a breve termine. Dall’altro lato della barricata, milizie o semplici gruppi di cittadini armati picchettano negozi indipendenti e quartieri residenziali mentre, come detto, la polizia, anche quella locale, è forzata a tirarsi indietro, chi non lo fa rischia di essere perseguito dalla “giustizia”. 

E Trump che fa? Come da sceneggiatura, parla, fa proclami, ma sembra ancor meno convinto, e sempre più debole. Nei primi giorni delle proteste i manifestanti assediarono la Casa Bianca, deturparono il Jefferson Memorial e la Chiesa di St. John a Washington DC, la chiesa dei Presidenti. Trump, rifugiatosi nei sotterranei blindati, richiese l’intervento dei militari per disperdere la folla, e infausti elicotteri Apache (quelli di Apocalypse now) volteggiarono a bassa quota sulla folla finche’ finalmente non si disperse. Il giorno seguente Trump espresse il desidero di invocare lo Insurrection Act (che per altro non ha il potere di invocare se non su richiesta di un governatore di uno Stato) per porre fine all’anarchia e al vandalismo delle proteste, poco dopo il Segretario della Difesa Esper, in una conferenza stampa, lo ripudia pubblicamente con toni di sfida; il presidente, ancora una volta umiliato da un suo sottoposto, non fa nulla. Successivamente il Pentagono “ordina” a Trump di allontanare la guarnigione (quella degli Apache) che era stata chiamata a proteggere la Casa Bianca e di disarmare la Guardia Nazionale mobilitata a Washington; Trump “esegue”. In seguito “private contractors” appaiono sui giardini della Casa Bianca, mercenari della Blackwater, qualcuno insinua, pagati dal presidente per la sua protezione … Il re è nudo e, soprattutto, completamente solo.

Che ne sarà di tutto questo? Agli estremi, c’è chi dice che sono solo scaramucce, che il vero colpo mortale arriverà con la crisi economica, che sarà il preludio di un nuovo totalitarismo (https://www.alt-market.com/index.php/articles/4241-civil-unrest-is-inevitable-heres-how-it-will-be-exploited-to-bring-in-tyranny); sul lato opposto c’è chi dice che questa sia una vera e propria insurrezione “comunista”, che siamo all’inizio di una guerra civile… in verita’sembrano alquanto improbabili questi rivoluzionari marxisti: teppisti antifa, giovanotti mascherati, ragazzette di buona famiglia, un coacervo di militi LGBTQ+ confusi, ma si dia un occhiata a questo video sul il braccio armato di antifa, un gruppo chiamato Redneck Revolt: https://www.youtube.com/watch?v=uJqHPjOXG_E. L’America è piena di sorprese,in mezzo dozzine di opinioni, spesso molto preoccupate, si trova pure qualcuno che ci vede anche un’opportunità unica per l’asse della resistenza.

La mia idea è che Trump sia stato selezionato per presiedere a questo ribaltamento epocale; la sua elezione pilotata dalle stesse élite, che apparentemente lo bollano come loro nemico. È stato così elevato al rango di Campione del fronte della tradizione, un campione alquanto improbabile, un avversario di comodo, tuttavia idolatrato dalla “sua gente”, che sorpresa essa stessa dalla vittoria, ha riversato su di lui tutte le sue speranze e le sue illusioni, sovraccaricando Trump di una responsabilità che non è in grado di sostenere. Gli oscuri arconti hanno disposto sul tavolo da gioco le 22 carte degli Arcani Maggiori (trump cards in inglese) e si sono messi a giocare con i nostri destini avendo la briscola (ancora Trump in inglese) saldamente nelle loro mani, mettendo su un teatrino di guerra, in cui finzione e realtà si confondono, dove grida disperate e risate sardoniche accompagnano il tragicomico tramonto dell’Occidente: una rappresentazione intrisa di derisione e parodia. La verità ci è stata continuamente spiattellata in faccia, ed è stata anche codificata “massonicamente” nel nome di una piccola cittadina del New Mexico, Truth or Consequences (Hoffman, Secret societies and psycological warfare; Bain: Black Jack): scegli la verità o paga le conseguenze. I “tradizionalisti” hanno scelto Trump, che è menzogna e per questo pagheranno le conseguenze; i progressisti hanno scelto la dottrina PolCor-LGBTQ+-BLM-ClimateChange, che è menzogna, e per questo pagheranno le conseguenze; gli altri, quelli che non hanno scelto nulla, lo stesso dovranno pagare le conseguenze, la non scelta è sempre una forma della menzogna … infine quei pochi che hanno scelto la verità si preparino a vivere in un mondo di macerie spirituali.

Il gran finale sarà il “sacrificio” di Trump, ma attraverso la sua “catabasi” saranno sbaragliate, almeno a livello spirituale, le schiere, pur volenterose della tradizione e della resistenza.

Lo scenario più probabile di questa operetta in maschera vedrà il caos dilagare nelle città d’America, soprattutto in quelle democratiche, con la possibilità di scontri tra le milizie dei deplorabili e la teppistaglia antifa, il cibo che scarseggia, le forze dell’ordine confuse, luoghi simbolo in fiamme. Trump, messo definitivamente alle corde, sarà costretto a proclamare la legge marziale (non so su che basi giuridiche), i militari scenderanno in campo per il riprendere il controllo della situazione, le elezioni sospese fino a nuovo ordine. Con la proclamazione della legge marziale, la dialettica tra Governo Federale e Stati sarà per sempre compromessa: uno dei pilastri della Democrazia Americana è la limitazionedell’ingerenza del governo Federale sui singoli Stati, un dettato costituzionale tenuto in grande considerazione, soprattutto dagli elettori Repubblicani, un dettato che, con il moto d’inversione tipica di questi “ultimi giorni”, è ora invocato e difeso proprio dai governatori Democratici, che in questa fase rifiutano con forza ogni ingerenza “federale” nelle loro questioni interne.

Anche se inizialmente approvata da una parte dei sostenitori di Trump, i credenti, la proclamazione della legge marziale verrà, più o meno consciamente, vissuta come l’ultimo tradimento dalle schiere dei deplorabili. Il Pentagono, promotore occulto della sospensione della Costituzione, farà in modo che lo stato d’emergenza duri abbastanza e facciaabbastanza danni soprattutto negli stati Repubblicani, demoralizzando ulteriormente la popolazione, fintanto che sarà chiaro a tutti che il grande traditore è stato proprio lui Trump, la cui hybris ha distrutto per sempre il “magnifico” sogno dei Padri Fondatori. Attraverso la distruzione del Simbolo Trump si sarà ottenuta la definitiva demoralizzazione delle schiere dei suoi sostenitori, alcuni si rifugeranno nell’illusione che Trump sia ancora il loro campione, altri, più consapevoli, vedranno con “lucido” stupore il loro mondo sgretolarsi e, forse, mai più si riprenderanno, definitivamente sconfitti dalla storia. Per il resto, per quelli che hanno scelto la “verità’”, ci sarà ancora un po’ di spazio, uno spazio spirituale, e un orizzonte di lotta dura contro una élite senza più la maschera.

Nessun commento:

Posta un commento