L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 5 giugno 2020

Un tempo chi difendeva le proprie terre, cultura, indipendenza, autonomia era considerato un partigiano. Ora per l'occidente invasore si chiamano terroristi

Al-Shabaab è frutto della politica Nato. Altro che Silvia Romano



di Mostafa El Ayoubi - Nigrizia
5 maggio 2020

La faccenda della cooperante italiana Silvia Romano ha riacceso di nuovo i fari sull’islam: un tema molto caro ai mass media e ad una parte non trascurabile del mondo politico. Dopo un anno e mezzo di sequestro messo in atto dai jihadisti di Harakat al-Shabaab, Romano è tornata libera. Ed era velata. Ciò ha scatenato un’aspra polemica da parte di diversi giornalisti e politici, noti per la loro avversità alla questione del velo. La parlamentare Daniela Santanchè, parafrasando Oriana Fallaci – nota negli ultimi anni della sua vita per il suo odio contro i musulmani – raccomanda a Silvia di togliere quello “stupido cencio medievale”. A sua volta Vittorio Sgarbi ha scritto che Silvia “va arrestata per concorso esterno in associazione terroristica”. Non poteva mancare Vittorio Feltri, che disprezza i meridionali, figurarsi i musulmani. In un suo tweet del 10 maggio ha asserito: “Pagare il riscatto per Silvia significa finanziare i terroristi islamici che sono amici della ragazza diventata musulmana. Bella operazione”. Questi protagonisti, ai quali si possono sommare Alessandro Sallusti, Magdi Allam e Alessandro Pagano, il quale ha definito Silvia una “neo-terrorista”, appartengono ad un’area politica ideologicamente ben definita. Dietro le loro accuse al governo di aver dato “milioni di euro” ad al-Shabaab che usa i soldi dei sequestri per finanziarsi, si cela un’avversione viscerale nei confronti della religione islamica. Se la ragazza fosse scesa dall’aereo vestita con jeans e camicia tutta questa polemica non ci sarebbe stata. Si sa che generalmente tutti i governi pagano i riscatti.

Colpisce anche – ma non più di tanto – l’approccio del quotidiano la Repubblica a questa faccenda. Questo giornale, considerato di area ideologicamente opposta a quella di cui sopra, ha avuto per molti anni come giornalista di punta Magdi Allam! Quando, nel 1998, il Pakistan si dotò della bomba nucleare, apparve sulla prima pagina del giornale di Scalfari a caratteri cubitali: “La prima atomica dell’islam”. Quando Israele fabbricò le sue armi nucleari, la Repubblica avrebbe mai osato scrivere “La prima atomica dell’ebraismo”?

L’11 maggio la Repubblica divulga un’intervista al portavoce di al-Shabbab, Ali Mohamed Raghe, alias Ali Dheere, con il titolo: «Il portavoce di al-Shabaab: “I soldi del riscatto di Silvia per finanziare la jihad”». Ma i jihadisti hanno smentito l’avvenuto colloquio con il quotidiano, che però il 16 maggio ha confermato la veridicità dell’intervista attraverso un comunicato, il quale sottolinea un dato vero: Dheere non fu ucciso nel 2014. Lo stesso giorno il sito somalo Magreeg ha annunciato la morte di Ali Dheere dopo essere stato gravemente ferito in un’operazione congiunta tra i militari governativi e quelli turchi nella città Awdheegle nei pressi della capitale Mogadiscio. Insomma, non si capisce se è vivo o morto. È come la storia di Bin Laden! Riguardo al resto delle prove fornite, non vi sono tracce del video di 20 minuti riferito a Dheere relativo all’attacco terrorista del 4 marzo in Kenya. L’articolo della Bbc del 2 aprile non menziona il nome di questo jihadista. Prove poco convincenti insomma. Inoltre, perché il redattore Del Re ha fatto un colloquio con il Ros dei carabinieri e non si è confrontato anche con i giornalisti? Restano tanti dubbi…

La drammatica storia di Silvia Romano – la quale avrebbe bisogno di un sostegno per elaborare il trauma subito a causa del rapimento e per capire se la sua scelta di convertirsi è stata volontaria o imposta, onde evitare ogni deriva estremista nel futuro – è stata un’occasione persa per ragionare sulla crisi somala provocata da una politica militare scellerata della Nato che alla fine ha generato al-Shabaab.

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-alshabaab__frutto_della_politica_nato_altro_che_silvia_romano/82_35407/

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