L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 13 luglio 2020

Caro Presidente Conte, lei e la sua Corte per mesi ci avete trasferito angoscia paura terrore e per mantenervi in sella volete continuare questa narrazione basata su fake news. Complottista è colui che vuole nascondere la verità

Presidente Conte, lei mi angoscia

12 luglio 2020


Sul virus solo fra un anno si potranno trarre consuntivi veri. Il Cameo di Riccardo Ruggeri

Zafferano.news pubblica in ogni numero una scheggia del pensiero di un bimbo della Scuola Esperienziale per l’Infanzia Saint Denis di Torino. La raccoglie la direttrice Angela Maria Borello. A volte, come in questo caso, quello è il nostro vero editoriale. La Scuola ha riaperto e Caterina, 5 anni, si è confidata. “Grazie Maestra che hai riaperto la scuola, non ce la facevamo più a stare a casa a guardare i nostri genitori”. Quel “guardare i nostri genitori”, con l’uso del plurale (linguaggio da leader), è una delle riflessioni più profonde fatte in questo periodo.

E’ la sintesi giornalistica più umana letta in questi tre mesi. E’ la stessa sensazione che, da nonno, ho provato io. Bambini e vecchi sono stati i più penalizzati dal lockdown. E’ stata spesso angosciante, certe volte agghiacciante, la comunicazione del Governo, non mediata ma caricata da inqualificabili tv e giornali, con lineamenti para razzisti verso i vecchi. Immagino come abbiano reagito i genitori millennial a questo bombardamento di fake truth istituzionali, che ha proiettato ansia e incertezza nei loro bambini. Il momento più triste del lockdown è stato quando dal mio balcone vedevo i cani autorizzati a circolare portando al guinzaglio i padroni, mentre i bambini erano soggetti al coprifuoco.

Povera Italia, scopertasi governata da leadership raffazzonate, supportate da combriccole di simil scienziati e intellò di complemento. Per tre mesi costoro hanno evidenziato il peggio dei nostri difetti, trasformandosi in vanesi di regime. Peggio, hanno dato origine, in cascata, a legioni di occhiuti “capiscala” e “capifabbricato” di antica memoria.

Per fortuna però, grazie alla Rete, tutto è documentato, in video, in podcast, in cartaceo. A futura memoria. Politici di ogni colore e livello, di maggioranza e di opposizione, sono inchiodati alle loro analisi, menzogne, vanità, arroganze. Altrettanto i cosiddetti scienziati. Abbandonati i loro microscopi, assaggiata l’ebrezza del video si sono creduti tutti Madame Curie o Albert Sabin. Peggio di loro, solo la loro Cupola (OMS), in costante combutta con la Cina.

Il tutto a partire da quel 31 gennaio 2020 quando Giuseppe Conte sentenziò: “La situazione è sotto controllo”. Per vantarsi via via di essere tra i migliori al mondo come capacità di reazione al virus. Nei Camei mi sono volutamente rifiutato di fare qualsiasi commento, qualsiasi confronto, in corso d’opera, ho sempre ripetuto che i conti si sarebbero fatti alla fine, e solo sull’indice chiave: “morti per milione di abitanti”. Tutto il resto era (è) fuffa, terrorismo mediatico della maggioranza o colpevole sottovalutazione della minoranza. Avendola vissuta, in modo umano nel 1957, ricordavo il dato dell’Asiatica: 600 morti per milione, senza lockdown, oggi 570, con lockdown totale e di maggior durata in Europa.

I politici, gli scienziati, i media stiano tranquilli, fra un anno le persone perbene, usciranno dalla schiavitù comunicazionale del regime, conteranno i decessi per Covid-19 su milione di abitanti e per allora saranno noti pure i dati (certificati) della perdita di PIL. E’ stato il prezzo pagato all’economia per la scelta del lockdown totale, e poi, a cascata, quale classe sociale ne è uscita massacrata, quale avvantaggiata, e così via. Ne leggeremo delle belle, ma sarà tardi, come dicono i colti, tutto sarà passato in cavalleria.

Caro Presidente Conte, lei e la sua Corte per mesi ci avete trasferito angoscia, vedete voi cosa fare per togliercela. Agli Stati Generali avrebbe dovuto invitare Caterina, conosce la vita meglio di tutti voi, task force comprese. Con bambini di tal fatta (Gen Z), ho molta fiducia nel futuro. Poca o nulla nel presente.


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